Europa più unita/divisa

Di Andrea Ancarani

Da più parti ormai si chiede un aumento dell’integrazione a livello europeo della sicurezza e dell’intelligence. Dopo gli attentati a Bruxelles il 22 marzo queste voci si sono fatte sempre più forti, e il kamikaze che si è fatto esplodere nella stazione della metro a pochi passi dalle istituzioni europee suona quasi come un avvertimento/dimostrazione rivolto all’incapacità dell’Europa di fare quadrato sul tema della sicurezza. Secondo l’opinione espressa all’indomani degli attentati del 13 novembre dell’anno scorso a Parigi, l’Europa deve rispondere alla minaccia jihdista  con la creazione di una Procura europea antiterrorismo capace di mettere in comune i documenti di intelligence e di costituire un valido strumento di prevenzione.

Tuttavia, ciò che traspare ad un’analisi ulteriore è l’immagine di <<un declino generalizzato dell’Europa di cui la forma visibile è l’incapacità dei governi di agire (…) dove il terrorismo colpisce duro per approfondire le fratture e accelerare la caduta>>. Così le parole di Boualem Sansal, scrittore algerino e autore del libro-evento “2084” che, in un’intervista a Il Foglio, denuncia come <<Il fallimento della costruzione europea indebolisca la solidarietà tra stati e faciliti gli strateghi del terrorismo globale>> (Il Foglio, 30 marzo 2015).

Ma il declino dell’Europa come continente e come progetto politico si evince anche dalle tante difficoltà incontrate sul piano economico come l’incapacità di uscire dalla crisi e nel raggiungere gli obbiettivi di inflazione, come l’inefficienza dimostrata nell’offrire una soluzione alla crisi bancaria e di favorire politiche comuni per la crescita e l’occupazione.

D’altra parte cosa ci si puo’ aspettare da un continente che si fa portatore di un’ideologia europeista che afferma, tra le tante cose, la necessità di rinunciare alle radici europee per aprirsi all’integrazione del “diverso” e dello “straniero”? L’abnegazione del passato in nome di un progetto comunitario disarticolato da qualunque tradizione, ha come conseguenza il venir meno dell’identità europea, finendo per costituire un grave rischio per qualunque progetto integrativo, sia verso l’interno che verso l’esterno.Infatti se gli Europei non sono più nemmeno capaci di riconoscersi allo specchio e nel proprio passato, come faranno a dar valore a ciò che è diverso?

La diffusione di movimenti populistici, con tendenze xenofobe e razziste è testimonianza della decadenza dell’Europa e di come questa abbia perso se stessa. Se conoscessimo il nostro passato, le nostre tradizioni che affondano le radici nei principi della Rivoluzione Francese, nella Carta dei Diritti dell’Uomo e, sì, anche nel Cristianesimo, ripudieremmo qualunque tentativo di costituzione di un regime basato sul terrore del diverso e sullo strapotere finanziario.

Personalmente colgo la sintesi della decadenza dell’Europa e del progetto europeo, così come concepito fino ad adesso, non tanto negli atti di terrorismo e nella crisi economica (che, d’altra parte costituisce un fallimento dell’Europa evidente ormai da otto anni), quanto nella frase di Mario Monti secondo il quale non bisogna sorprenderci che <<L’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario>> (2011).

Quello che traspare da questa affermazione è l’immagine di un’Europa che si dimostra tanto efficiente nell’applicare le norme di Maastricht quanto incapace nel controllare le minacce interne ed esterne e nell’affrontare le evidenti problematiche legate a un processo di unificazione basato sull’economia e finanza e non sulla democrazia e che ha, pertanto, bisogno di shock e crisi per rendere accettabile ciò che accettabile non puo’ essere.

Se abbiamo bisogno della disoccupazione, del terrorismo per ricordarci di un progetto europeo unitario e dunque, costringerci ad accettare soluzioni comunitarie spesso sbagliate, insufficienti e basate su un’ideologia “integralista” senza futuro, allora forse dovremmo farci domande sulla validità di un sogno di un un’Europa che basi su questi presupposti la propria esistenza.

Images: copertina

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