Di certo, da dieci anni a questa parte, l’uscita di un nuovo iPhone – lo smartphone più famoso del mondo che ha rivoluzionato il mercato della telefonia mobile – viene accompagnata con clamore dalla stampa mondiale. Così, complici anche le mastodontiche presentazioni, di volta in volta organizzate dalla Apple per il lancio di nuovi prodotti, l’ironia del web e il dibattito sull’effettivo valore qualitativo dei device (che assomiglia più a uno scontro fra tifoserie che a un confronto critico, ndr.) ha da sempre avuto modo di scatenarsi. Quest’anno, uno dei punti principali all’attenzione dei più critici è la totale dipendenza del melafonino nei confronti della Samsung, sua diretta concorrente e produttrice della Serie di smartphone “Galaxy S“, top di gamma alternativi all’iPhone.

iPhone X, come si presenta

Per la prima volta nella storia del brand, infatti, Apple ha deciso di dotare il device ammiraglio di quest’anno, l’iPhone X, di uno schermo OLED, relegando quello LCD ai soli modelli iPhone 8 e iPhone 8 plus. E fin qui, nulla di strano; l’assurdo, a detta dei media, si realizza però quando si viene a scoprire che il produttore pressoché monopolistico per numeri di tali nuovi schermi è niente meno che Samsung Group, la casa produttrice di Seul che da sempre si oppone, per filosofia, stile (e prezzi) alla concezione elitaria del colosso di Cupertino. I coreani, infatti, detengono il 97,7% delle quote di mercato degli schermi OLED, e sono gli unici in grado di reggere i deliranti ritmi produttivi richiesti dal vasto flusso di vendite di Apple (l’ultimo trimestre sono stati vendute fra i due e i quattro milioni di iPhone). Ciò comporta, in breve, che Samsung potrà permettersi di giocare sul costo degli schermi liberamente, facendosi pagare a caro prezzo la sua fornitura, vista la necessità di Apple di procurarsi tali dispositivi, praticamente introvabili diversamente.

 

logo di Apple

In questo scenario, comunque vada, per Samsung sarà quindi un successo, sia nel caso di ingenti vendite di iPhone X – perché significherebbe guadagnare, per ogni dispositivo, circa il 10% del suo prezzo di vendita (senza contare eventuali riparazioni che nel tempo saranno sicuramente richieste) – sia nel caso di fallimento del prodotto, che vedrebbe senz’altro lanciati i suoi, in quanto unico concorrente credibile attualmente sul mercato per la fascia alta di prezzo. Certamente le due case produttrici partono da visioni e concezioni opposte, scontrandosi non solo sui due device, ma anche sui due sistemi operativi, l’uno di per sé chiuso e bloccato, l’altro aperto e personalizzabile. Due filosofie, quelle di Apple e Samsung, che però nel loro scontro costante sono riuscite finalmente a incontrarsi: ovviamente, per il giusto prezzo.

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