Era già noto che la Brexit non avrebbe portato con sé soltanto tematiche geopolitiche, ma soprattutto ripercussioni economiche. Ovviamente, una volta che il Regno Unito perfezionerà i negoziati per la definitiva uscita dall’Unione Europea, portandosi con sé, tra l’altro, il polo londinese, si porranno diverse tematiche legali, sia a livello pubblicistico che privatistico. Analizzandone le principali, da un lato le due agenzie europee presenti sul territorio britannico – l’EMA (European Medicines Agency, più comunemente nota come “Agenzia del Farmaco”) e l’EBA (European Banking Authority) – dovranno essere trasferite sul territorio europeo, con conseguenti problemi logistici e gestionali, dall’altro le maggiori società, sia di origine europea che extracomunitaria, dovranno abbandonare le sponde del Tamigi per installare la loro sede legale in un altro paese europeo, valutando opportunamente i regimi fiscali e burocratici dei singoli Stati Membri. E, com’era prevedibile, la concorrenza fra i paesi per spartirsi questa importante risorsa sta via via aumentando con l’approssimarsi dell’inizio delle trattative finali per il perfezionamento della Brexit.

 

London Stock Exchange Tower

Chi davvero non poteva evitare di sfruttare l’occasione di questa (tragica) opportunità è senz’altro Milano, capitale economica italiana e reduce da un biennio dorato, che l’ha vista prima protagonista dell’Expo nel 2015, per poi attestarsi fra le città con il maggiore incremento del flusso turistico in Europa. In questi giorni si sta parlando molto della candidatura del capoluogo lombardo ad ospitare l’Agenzia del Farmaco, con un progetto che ha già ricevuto il placeat del Governatore della Regione Roberto Maroni, dichiaratosi disposto a ospitare l’ente europeo nella prestigiosa cornice dell’ex palazzo Pirelli (il cosiddetto “Pirellone”, attualmente sede di parte delle strutture regionali). Ma, nonostante la risonanza mediatica dell’operazione di persuasione delle autorità europee in questo senso, probabilmente la maggiore opportunità per Milano potrebbe venire dal necessario trasferimento delle principali contrattazioni finanziarie europee dalla capitale d’oltremanica. Infatti, la LSE (London Stock Exchange, cioè la Borsa Valori di Londra), controlla la totalità delle partecipazioni di Borsa Italiana S.p.A., e sembra reale la possibilità che spinga i propri clienti a operare a Piazza Affari. Certamente la concorrenza di Francoforte, tuttora in testa nei desiderata degli operatori, è molto forte, ma l’opportunità non va sottovalutata. Anche perché, considerando il volume di affari della LSE, il trasferimento soltanto di una fetta minoritaria delle operazioni sul mercato italiano comporterebbe incalcolabili opportunità lavorative, sia economiche che giuridiche, che non devono essere sottovalutate anche per la loro ripercussione sugli altri settori economici, beneficiari di un’“immigrazione” di alto livello, che inoltre si ripercuoterebbe sulla valutazione degli immobili di Milano e dintorni.

Nonostante molti aspetti di ognuna delle operazioni citate siano ancora in fieri, e la strada sia molto lunga e tortuosa, le prospettive di sviluppo per la città – e, di conseguenza, per l’Italia – sono notevoli e certamente concrete. Certo, la Brexit porterà con sé molti problemi e aspetti negativi, ma forse, a livello italiano, possiamo ancora dire che non tutti i mali vengono necessariamente per nuocere.

Images: copertina

Fonti, inter aliaSole 24 Ore; Repubblica