Alekos Panagulis, un uomo per la libertà

Il 5 maggio 1976 è una data, in Italia, ignota ai più, indistinta tra infinite altre. In realtà quel giorno, in Grecia, è ricordato per la più grande manifestazione di popolo mai avvenuta nella storia del Paese. Più di un milione e mezzo di persone scese per le strade di Atene per celebrare e commemorare un uomo, Alexandros Panagulis, morto qualche giorno prima in dinamiche mai definitivamente chiarite. Al grido di “Zei zei zei!”, cioè “Vive vive vive!”, il feretro fu accompagnato verso la sua futura dimora e verso la memoria, in ricordo di un uomo complesso e profondo, capace di morire per un’idea, la libertà.

Alekos Panagulis contro la Dittatura dei Colonnelli

Alekos Panagulis è stato un poeta e politico greco, impegnato principalmente nella lotta, anche violenta, alla Dittatura dei Colonnelli, cioè la giunta militare che, con un colpo di stato, impose una dittatura di stampo fascista in Grecia tra il 1967 e il 1974. Entrato nella resistenza al nuovo regime non appena i militari rovesciarono il governo di centro sinistra vincitore delle precedenti elezioni, si rese subito molto attivo nel contrasto al regime, entrando in clandestinità e preparando azioni sovversive. Il 13 agosto 1968, dopo settimane di preparazione, attentò alla vita di Georgios Papadopoulos, dittatore del neo-governo, posizionando dell’esplosivo sotto la limousine del colonnello. Fallito l’attentato dinamitardo, Panagulis venne catturato e condotto in carcere dove, rifiutando di collaborare con il regime, fu sottoposto a torture fisiche e mentali. Condannato a morte dopo un processo, di fatto, fasullo, venne tradotto sull’isola di Egina in attesa dell’esecuzione della sentenza. Qui, però, grazie all’intervento della pressione internazionale e del timore di renderlo un martire, il regime di decise di commutare la pena, incarcerando Panagulis a Boiati.

Dopo diversi tentativi di fuga, il 5 gennaio 1969 viene rinchiuso in quella che lui stesso rinominerà la “tomba”, una cella semi interrata di sei metri quadrati, in isolamento totale. Prima della sua scarcerazione avvenuta nell’agosto 1973, Alekos passerà anni rinchiuso subendo pestaggi ricorrenti, sevizie e tentativi di linciaggio, rifiutando anche il permesso per visitare il padre morente per non ammantare di democraticità un regime che ne era profondamente privo. Sono anni duri, monotoni e inumani e solamente grazie alla composizione, spesso solo mentale, di poesie, l’intellettuale greco riuscì a proteggere la propria sanità mentale e la propria integrità morale.

Alekos Panagulis e Oriana Fallaci

Il giorno dopo il riacquisto della libertà personale Panagulis conobbe la giornalista italiana Oriana Fallaci, di cui conservava diverse opere essendone un appassionato lettore. Spiriti affini, strenui difensori della libertà, entrambi complessi e, a volte, contraddittori, come ogni grande intellettuale è sempre stato, i due si legheranno l’uno all’altra sino alla fine. Un rapporto d’amore caratterizzato sia dalla condivisione di ideali e lotte che dallo scontro tra le loro ingombranti personalità. A Firenze Panagulis continuò la sua opera a favore della resistenza greca fino a quando, dopo la caduta della dittatura nel 1974, tornò in patria. Eletto deputato nella lista del partito centrista e liberaldemocratico E.K.-N.D., continuò instancabilmente a denunciare il connubio tra l’attuale sistema democratico e la precedente giunta militare, venendo minacciato diverse volte di morte e subendo l’allontanamento tanto dall’intellighenzia (ovvero, per estensione, il gruppo sociale che detiene la superiorità intellettuale) greca che dal suo stesso partito. Nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio 1976 muore in un incidente stradale che, seppur descritto dalle fonti greche come una fatalità, lasciò diversi dubbi agli investigatori stranieri che parlarono, invece, di omicidio politico.

La storia di Alekos Panagulis è, purtroppo, simile a quella di molti altri attivisti e combattenti per la libertà democratica, morti o torturati per la difesa di un sacro principio, oggi come allora. Ricordare un uomo come lui, però, è necessario perché spesso è facile pensare a questi individui come fossero santi, illuminati o infallibili. Mitizzare questi individui comporta anche non ammettere eventuali loro difetti, cattive abitudini o sbagli commessi: ma non occorre essere santi per essere uomini retti e ammirevoli, come Alekos, non occorre essere senza peccati per lottare per qualcosa di giusto. Come riporta il titolo dell’opera a lui dedicata dalla Fallaci, Panagulis è stato un uomo, prima che essere un cittadino, un politico, un amante o un attentatore. Proprio l’umanità, infatti, spiega il bisogno innato di essere liberi, una necessità che spinge a sopportare qualunque sacrificio pur di essere appagata.

La difesa della libertà

Durante il processo a cui venne sottoposto, inerme, nelle mani dei suoi aguzzini, Panagulis rivendicò la responsabilità della sua azione, ritenendo lecito il tirannicidio. Le domande morali ed etiche dietro tali scelte forse non riusciranno mai ad avere una risposta definitivamente accettabile. Dove si pone il limite che distingue un eroe da un assassino? Fino a dove è giusto spingersi in difesa della libertà d’opinione? Senza la pretesa di risolvere un dilemma tanto profondo quanto lacerante, forse Panagulis ci indica, con il suo esempio, una via: quando a un uomo è tolta dispoticamente la possibilità di essere libero, e quindi effettivamente umano, allora egli ha il dovere di ribellarsi a tale imposizione, di combattere per un principio tanto labile quanto essenziale come la libertà. Reso immortale dal romanzo-verità della famosa giornalista fiorentina, il suo impegno in difesa della democrazia e degli individui è rimasto oggi nitido e limpido. Una figura indubbiamente affascinante e problematica che spinge a interrogarci circa quanto forti e di che natura siano le nostre convinzioni.

La solita fiaba dell’eroe che si batte da solo, preso a calci, vilipeso, incompreso. La solita storia dell’uomo che rifiuta di piegarsi alle chiese, alle paure, alle mode, agli schemi ideologici, ai principi assoluti da qualsiasi parte essi vengano, di qualsiasi colore si vestano, e predica la libertà. La solita tragedia dell’individuo che non si adegua, che non si rassegna, che pensa con la propria testa, e per questo muore ucciso da tutti.

 FONTI

ilfattoquotidiano.it

urbanpost.it

oriana-fallaci.com

corriere.it

Fallaci Oriana, Un uomo, Rizzoli Editore, Milano, 1979

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