di Federico Lucrezi

Alla vigilia dell’Heart Hour, l’iniziativa annuale del WWF che dal 2007 per sensibilizzare il pianeta sui cambiamenti climatici invita a spegnere ogni fonte luminosa per un’ora, la stessa organizzazione ha diffuso un report dal titolo Cambiamenti climatici e sesta estinzione di massa.

Il report, a partire dal titolo che lascia ben poco all’immaginazione, è piuttosto inquietante.

Le Big Five

Gli scienziati convenzionalmente identificano 5 grandi estinzioni di massa nella storia del nostro pianeta. Si tratta di periodi circoscritti e brevi, almeno in tempi geologici, in cui gli equilibri tra le specie esistenti vengono pesantemente modificati, e un altissimo numero di queste scompare per sempre.

La prima estinzione di massa, collocata 450 milioni di anni fa, è originata da un improvviso cambiamento climatico, probabilmente per fenomeni di natura astronomica, e porta alla drastica riduzione del livello dei mari con la conseguente estinzione dell’85% delle specie che popolavano le acque terrestri.

La seconda estinzione di massa, avvenuta 375 milioni di anni fa, è un processo più lungo e meno traumatico del suo predecessore; avviene in un arco di tempo stimato di 3 milioni di anni e porta alla scomparsa dell’82% delle specie che popolavano la Terra.

La terza estinzione di massa vede scomparire oltre il 95% delle specie acquatiche. La sua collocazione temporale precisa, sebbene si sappia essere avvenuta circa 250 milioni di anni fa, è ancora oggetto di studio e controverse tra gli scienziati.

La quarta estinzione di massa, collocata 200 milioni di anni fa, interessa più del 75% delle specie esistenti. Si ritiene che la causa principale sia un brusco cambiamento climatico che vede la temperatura del pianeta andare incontro ad un innalzamento di circa 5°C.

La quinta estinzione di massa è sicuramente la più famosa, entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo per la scomparsa dei dinosauri. Avvenuta circa 65 milioni di anni fa, la quinta estinzione di massa vede scomparire il 75% delle specie esistenti ed è attribuita all’impatto con un gigantesco meteorite dal diametro di oltre 10km che avrebbe sprigionato un’energia spaventosa, ipotesi che trova conferma negli anni ’90 con la scoperta di un enorme cratere, il Cratere di Chiczulub, in corrispondenza della penisola dello Yucatan.

Una prospettiva completamente nuova

Ciò che accomuna le Big Five sono le cause scatenanti delle estinzioni, che pur non sempre note ed ancora oggi oggetto di discussione, sono attribuibili a eventi geologici, cambiamenti climatici e fenomeni astronomici naturali.  Il quadro presentato dal report del WWF ci mette di fronte ad una prospettiva completamente nuova. La sesta estinzione di massa, verso cui ci avviciniamo a grandi passi, è un processo nettamente più veloce delle altre cinque e ha una causa certa e ben definita: l’uomo.

Se il simbolo di questa emergenza è senza dubbio l’orso polare, minacciato dalla riduzione dei ghiacci (si stima che nel giro di 35 anni la popolazione sarà ridotta di oltre i 2/3), sono complessivamente oltre 700 le specie che risentono pesantemente dei cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo.

I cambiamenti climatici ci stanno conducendo in un territorio ignoto – ha spiegato Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia – un territorio mai visto da quando esiste l’esperienza della civiltà umana.

E non serve andare lontano. Basti pensare che in Italia rischiamo di non avere più lo stambecco e l’abete bianco, il classico albero di Natale.

 

 

Fonti:

www.wwf.it

www.iucn.it

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