di Camilla Zoppolato

Cercando su google la parola “polline”, le prime immagini che compaiono sono queste: immagine n.1 e immagine n.2

Alcuni siti facilmente reperibili dal motore di ricerca, forniscono informazioni sul polline e le allergie accompagnandole con diverse illustrazioni:

http://www.improntaunika.it/2015/05/allergia-da-polline-6-milioni-di-italiani-ne-soffrono/

http://www.meteoweb.eu/2014/03/allergia-ai-pollini-cause-sintomi-diagnosi-cura-e-prevenzione/269249/

http://obiettivobenessere.tgcom24.it/2013/02/12/il-polline-dapi-lintegratore-naturale-che-fa-bene-allorganismo/

Possiamo trovare immagini di forme piumose oppure di globuli delle dimensioni inferiori a quelle di un insetto: dal punto di vista umano la situazione potrebbe apparire un po’ strana e confusa, ma dal punto di vista vegetale è tutto molto chiaro: queste strutture rappresentano delle soluzioni al problema della limitata possibilità di movimento delle piante.

In primo luogo, a differenza degli animali, esse non si possono spostare per incontrare un compagno con cui accoppiarsi. Questo inconveniente viene risolto dal polline, che è attrezzato per affrontare un lungo viaggio alla cerca di un “partner” per la propria pianta madre. Il trasporto del polline di molte specie vegetali viene affidato agli animali; questi, attratti da vari richiami come forme, colori e odori, si posano o penetrano nei fiori imbrattandosi di polline che poi in parte cadrà sul successivo fiore che verrà visitato. Gli insetti sono i principali fornitori di questo servizio, ma per alcune piante ai tropici troviamo coinvolti in quest’attività anche uccelli e pipistrelli.

Alcune specie che vivono immerse nell’acqua sfruttano la presenza di questo liquido per diffondere il polline, ma sono una minoranza; il vento è sicuramente l’elemento più utilizzato; in questo caso viene prodotta una grande quantità di polline che viene trasportata casualmente nell’aria, finché una frazione di esso riesce a raggiungere le strutture specializzate e ricettive di una pianta affine. Il polline trasportato dal vento che non raggiunge la sua meta, leggero e invisibile, può essere respirato dalle persone che possono sviluppare reazioni allergiche.

Una volta che il polline è arrivato a destinazione, si verificano i processi che portano alla fecondazione, da cui originerà il seme.

Il seme rappresenta la discendenza che potrà svilupparsi colonizzando nuovi territori. Per superare di nuovo il problema della loro limitata mobilità, le piante hanno sviluppato diversi sistemi di diffusione della prole.

Il seme può essere sparato lontano come accade nel cocomero asinino, oppure può essere inserito all’interno di un frutto gustoso che, una volta mangiato dagli animali, verrà disperso;

può possedere degli uncini per aggrapparsi al pelo e ai vestiti di chi si avvicina, oppure può essere munito di organi di volo che gli permettano di essere diffuso nell’aria.

Il vento risulta una modalità vincente per la dispersione sia del polline sia dei semi. Alle nostre latitudini molte piante fioriscono e producono semi e frutti durante le stagioni più calde e può darsi che nell’aria siano presenti contemporaneamente semi volanti e pollini di diverse specie. Ma non c’è dubbio sulla loro distinzione; le dimensioni del polline variano tra 2 millimetri e i 2 micrometri circa e può avere varie forme, osservabili al microscopio.

I semi volanti possiedono delle ali membranose di varia forma oppure una sorta di paracadute piumoso , chiamato in botanica pappo.

Chissà se un giorno potremo scoprire come mai le pubblicità di antistaminici e i bollettini di allarme per le allergie al polline vengono accompagnati spesso da immagini di pappi di tarassaco.

O perché pappi dei pioppi che vengono liberati in grande quantità a primavera inoltrata, vengono chiamati  da molte persone“pollini” e guardati con timore e sospetto.

Images: copertina