Mikhail Shishkin

Mikhail Shishkin: “Russki Mir: Guerra o Pace?”

Russia e Occidente, ci osserviamo attentamente l’un l’altro da secoli, a non riusciamo a vederci bene. Qualcosa non va nella messa a fuoco. Non vediamo altro che immagini riflesse.

Il 28 ottobre 2022 è la data di un’opera importante. Non solo perché trattasi del più recente lavoro dell’autore Mikhail Shishkin, ma perché trattasi di un saggio sul suo Paese natale, la Russia.

Questo è un triste periodo storico, per via del conflitto tra Russia e Ucraina e per tutte le conseguenze che si riverberano nel mondo intero, anche in Occidente.

Russki Mir

Russki Mir: Guerra o Pace? è il titolo dell’ultima opera di Mikhail Shishkin, edita da 21 Lettere. Una raccolta di saggi di approfondimento su diversi aspetti riguardanti la Russia, suo Paese natale. L’autore sviscera le maggiori dinamiche della Russia contemporanea, cominciando la trattazione dell’inizio: dalle prime invasioni vichinghe, all’occupazione mongola, Mikhail Shishkin racconta la sua Russia fino ai tempi nostri. 

All’interno di quest’opera di Mikhail Shishkin, poi, trova maggior risalto l’ultimo secolo di storia russa. In questo periodo la sua Madrepatria ha provato l’instaurazione di un governo democratico due volte. Entrambe le volte, fallendo disastrosamente. La prima volta il tentativo democratico russo è durato addirittura pochi mesi, dopo la caduta del regime zarista nel 1917.

Agli anni Novanta del Novecento risale invece il secondo tentativo russo di instaurare una Democrazia. Sono gli anni in cui il processo di destalinizzazione della Russia è giunto al suo culmine, con la dissoluzione dell’URSS nel 1990. Tuttavia,

l’Unione Sovietica era uno Stato malato, che faceva parlare molto di sé per le armi nucleari, ma non era in grado di rifornire la sua misera popolazione di cibo e beni necessari.

Questa complessa situazione non permise una vera e propria perestrojka, tanto desiderata e agognata dal popolo russo. Il secondo tentativo russo di Democrazia, infatti, non arrivò ai suoi dieci anni di età.

Guerra o Pace?

L’opera di Mikhail Shishkin ha visto la luce, grazie anche alla casa editrice 21 Lettere, con straordinaria contemporaneità rispetto al periodo storico. Da ormai più di un anno, sappiamo essere un periodo durissimo per il popolo russo, e soprattutto per quello ucraino. La sete di potere (e di sangue) del despota russo Vladimir Putin, ha causato un conflitto, l’ennesimo, che si protrae dal 24 febbraio 2022.

Mikhail Shishkin, però, nella sua opera non sembra sorpreso di questo abuso sanguinario da parte del potere russo. Attraverso un’analisi storica del passato della sua nazione, egli mette in risalto la nauseante ripetizione degli eventi. Secondo le sue parole, infatti, in Russia non può esistere democrazia, perché il popolo stesso non ha avuto la possibilità di impararla e di sperimentarla:

La maggior parte dei russi non ha idea di cosa sia una democrazia, perché non ha mai vissuto una democrazia e non ha mai avuto l’opportunità di imparare la democrazia. Il termine russo ‘democrazia’ ha una connotazione: caos, decadenza, promesse vuote e demagogia.

Da queste parole dell’autore è possibile dedurre come il popolo russo sia abituato all’accentramento dei poteri su un’unica figura politica. Perché nel corso degli anni la Democrazia, in Russia, non ha mai avuto terreno su cui svilupparsi. Scrive, infatti, l’autore:

Il fatto che lo Stato si comporti come una potenza occupante nei confronti della popolazione risale alla sua fondazione da parte dei Vichinghi.

La Russia è stata sempre vittima e complice del suo stesso governo. Il popolo russo si è dovuto sottomettere al Potere, per la propria salvaguardia. Un altro dato, ulteriormente agghiacciante riguardo allo stato di salute – della praticamente mai esistita, ed inesistente – democrazia russa, riguarda le elezioni. Risale infatti soltanto al 1990, poco più di trenta anni fa, la nomina del primo ed unico (oltre a Putin) Presidente russo eletto democraticamente.

Questo è un dato fortemente simbolico, per l’assenza – quasi – completa della Democrazia nella storia russa. Un dato importante e spaventoso, che rende bene le ragioni per le quali il popolo russo sia totalmente disabituato ad un governo democratico, ed assoggettato atavicamente al dispotismo. Un popolo assuefatto alla menzogna tirannica volta al controllo delle masse. Un popolo che ignora la potenziale emancipazione concessa da un’utopica Democrazia al potere.

Mikhail Shishkin: il peso di essere russo, il desiderio di esserne orgoglioso

Per questi numerosissimi motivi, non stupisce la smania putiniana.

Lo stesso Mikhail Shishkin, nato a Mosca da padre russo e madre ucraina, risente del pesante fardello della sua nazionalità in questo preciso periodo storico. Ormai dalla metà degli anni Novanta, l’autore, considerato dissidente politico dalla sua nazione madre, vive e lavora a Zurigo. Nonostante ciò, Mikhail Shishkin non dimentica il suo paese di provenienza e nella sua opera, chiede perdono al popolo ucraino per la follia omicida di Vladimir Putin.

Fa male essere russi. A nome della Russia, del mio popolo, vorrei chiedere perdono agli ucraini.

Questa richiesta di perdono, evidentemente permeata di amarezza e dispiacere, mostra il lato umano che ovviamente parte della popolazione russa ancora conserva. Quest’opera mostra la sensibilità di una grande Penna, che ama visceralmente il suo popolo, la sua terra, ma che è profondamente consapevole dell’ingiustizia. Un autore che esprime tutto il suo affetto per la Russia, condannando irremovibilmente la sua struttura dittatoriale. Un uomo, inoltre, che è legato familiarmente al popolo ucraino, alle persone di una nazione insensatamente oppressa. Un uomo russo, che vorrebbe mostrare orgoglioso la sua nazionalità indicata sui documenti, ma che purtroppo è costretto a vergognarsene.

Due futuri nell’opera di Mikhail Shishkin

L’opera di Mikhail Shishkin si conclude con due capitoli per il futuro della nazione russa. Il primo dei due è dedicato al futuro semplice, il più vicino, immediato. Nel prospetto di questo futuro, che ha molto da spartire con la situazione presente e contemporanea, l’autore non è certamente fiducioso.

La sua visione è un quadro negativo, segnato dalla decadenza completa. Una Russia ecologicamente devastata, invasa dai rifiuti e con la totale assenza della raccolta differenziata. Non solo, ma anche il decadimento dell’assistenza sanitaria, che ha portato un quarto della popolazione ad una vita media di soli cinquantacinque anni, con la prospettiva di un Paese svuotato della sua gente, emigrata nell’UE.

Il secondo dei due capitoli dedicati al futuro, riguarda quello anterioreIn una prospettiva più auspicabile ed anche lontana, Mikhail Shishkin vorrebbe una Russia fatta di giovani che scendano in piazza senza disperazione o sconforto, con fiducia in se stessi e che rispondano così alle interviste:

Lassù ci hanno portato via tutto quello che c’era nel Paese. Sono venuta perché non mi portassero via il futuro.

 

“Russki Mir: Guerra o Pace?”, la più recente opera di Mikhail Shishkin.

 


 

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