Uccelli migratori sullo Stretto di Messina

Ponte sullo Stretto e biodiversità: intervista a Giorgia Gaibani

Il Ponte sullo Stretto di Messina è da sempre un tema molto discusso. In particolare, spesso, numerosi ambientalisti hanno allertato sulle possibili conseguenze che un’opera di questo calibro potrebbe avere sulla biodiversità della zona.

Lo Stretto di Messina è caratterizzato da una ricchissima biodiversità marina che conta centinaia di specie fra cetacei, pesci cartilaginei e grandi predatori. Questa piccola striscia di mare conta però anche numerose specie di uccelli che, ogni anno, sorvolano lo stretto durante il periodo delle migrazioni.

Lipu – Birdlife Italia 

Lipu – Birdlife Italia nasce nel 1965 dall’idea del suo fondatore Giorgio Punzo. Negli anni, l’associazione si è battuta per la conservazione della natura, la tutela della biodiveristà e la promozione della cultura ecologica in Italia.

Oggi, a più di cinquant’anni dalla sua nascita, Lipu ha oltre 30.000 sostenitori e 600 volontari attivi grazie a cui, attraverso i Centri Recupero o di primo Soccorso, cura oltre 15.000 animali in difficoltà. La tutela degli uccelli selvatici è garantita, tra le numerose attività, dalla protezione dei siti riproduttivi e dalla difesa delle aree di transito e sosta durante le migrazioni tra l’Europa e l’Africa.

A questo proposito, abbiamo avuto il piacere di parlare con Giorgia Gaibani, Responsabile Natura 2000 e Difesa del Territorio per Lipu, dei rischi e delle conseguenze del Ponte sullo Stretto di Messina.

Lo stretto di Messina è la rotta più importante al mondo per alcune specie di rapaci e, negli anni, sono stati censiti oltre 320 specie di uccelli. Facciamo una breve panoramica sulle specie di volatili che abitano la zona dello stretto di Messina? 

Anzitutto è importante specificare che la maggior parte degli uccelli migratori che attraversa lo Stretto di Messina non si ferma, oppure si ferma ma solo per il poco tempo necessario a recuperare le forze prima di ripartire verso le aree di riproduzione (italiane ed europee). Le specie migratirci che attraversano lo Stretto sono oltre 300.

Oltre a questi individui, detti “di passo”, vi sono poi quelli che provengono dal nord Europa e/o nord Italia e vengono in Sicilia a svernare. Ad esempio, e limitandoci solo ad alcune delle tante specie: Gheppi, Sparvieri, Aquile minori, albanelle reali, Falco pellegrino, Fringuelli, Garzette, Aironi cenerini, Martin pescatori, Gabbiani rosei, Stercorari mezzani e Beccapesci.

Ve ne sono poi altri che si riproducono nell’area interessata dallo Stretto di Messina (sia sul lato calabrese che siciliano): alcuni di questi uccelli sono essi stessi migratori e dopo la riproduzione ripartono verso le aree di svernamento africane, altri invece rimangono in Sicilia tutto l’anno. Questi uccelli che abitano la zona dello Stretto appartengono a numerose specie, che non si possono qui elencare tutte. Riporto, a titolo di esempio, alcune di quelle di maggiore interesse conservazionistico, particolarmente protette dalla Direttiva Uccelli: Falco pecchiaiolo, Biancone, Lanario, Aquila reale, Coturnice siciliana, Codibugnolo siciliano, Codirossone, Succiacapre, Tottavilla, Magnanina, Averla piccola.

Parliamo del ponte sullo stretto: oltre all’impatto che potrebbe avere una volta costruito va tenuto in considerazione anche il periodo durante il quale ci saranno i cantieri. Anche questo potrebbe portare a dei cambiamenti comportamentali da parte della fauna che abita la zona? 

Sicuramente le attività di cantiere comporterebbero un forte impatto e disturbo sulle specie ornitiche e non solo. I mezzi pesanti, il materiale di scavo o il materiale edile potrebbero portare numerose conseguenze tra cui la distruzione o l’occupazione degli habitat di riproduzione e alimentazione, il forte rumore e la produzione di polveri. Inoltre, la presenza di cantieri aumenterebbe il rischio di mortalità diretta di individui attraverso, ad esempio, lo schiacciamento dei nidi di specie che nidificano a terra.

Il disturbo e la distruzione degli habitat porterebbe gli uccelli ad allontanarsi dall’area, con il rischio di non potersi riprodurre altrove o perchè non ci sono altre aree idonee o perchè queste sono già occupate da altre coppie. Gli uccelli, infatti, sono specie territoriali.

Il Ponte sullo Stretto di Messina, come già detto, avrebbe un gravissimo impatto sull’avifauna migratoria. La perdita di habitat comporterebbe una minore disponibilità di cibo e aree di sosta, fondamentali per gli uccelli migratori che arrivano nella zona dello Stretto di Messina stremati e spesso si fermano per riposare e rifocillarsi. Ogni angolo di natura è per loro vitale. La presenza di numerosi cantieri e mezzi in movimento comporterebbe, per molti di loro, l’impossibilità al riposo e al nutrimento con conseguente morte per inedia.

Perché è importante fare attenzione alla migrazione degli uccelli? Se le rotte migratorie dovessero cambiare, quali potrebbero essere le conseguenze? 

Le rotte migratorie non possono cambiare perchè, usando le parole di Fernando Spina di ISPRA, uno dei massimi esperti mondiali di migrazione degli uccelli:

Le rotte seguite dai migratori sono il prodotto di migliaia di anni di selezione naturale e risultano finemente modellate dalle variazioni stagionali e climatiche, fattori questi che consentono agli uccelli l’utilizzo ottimale di risorse trofiche ed ambientali anch’esse altrettanto strettamente legate all’alternarsi delle stagioni. Ciò rende i migratori efficaci sentinelle dell’impatto che il clima ha sull’ambiente nel quale noi tutti viviamo, facendone uno degli indicatori più ampiamente utilizzati degli effetti del riscaldamento globale. Non solo. I dati relativi alla fenologia della migrazione offrono alcune delle più estese serie storiche esistenti di carattere ambientale. 

I migratori continueranno ad usare la rotta dello Stretto di Messina, qualunque sia il mutamento dell’ambiente di questo territorio importantissimo. Quello che cambierebbe sarebbe la percentuale di sopravvivenza a causa dei maggiori ostacoli e la perdita di habitat naturali e semi-naturali.

Riguardo all’importanza euroea e globale dello Stretto di Messina per la migrazione degli uccelli riporto la citazione di quanto scritto nel IV Rapporto del Capitale naturale:

L’Italia ha un ruolo di cerniera biogeografia tra Europa continentale ed Africa […] Lungo tale complesso sistema di movimenti stagionali, le principali barriere ecologiche che gli uccelli devono affrontare sono rappresentate dal bacino del Mediterraneo centrale e dal deserto del Sahara nella sua parte di massima estensione latitudinale. Il superamento di tali barriere rappresenta la componente di massimo rischio per moltissime specie non adattate a riposare sull’acqua e vulnerabili alle condizioni climatiche estreme degli ambienti desertici. […] In questo contesto risulta evidente e cruciale il ruolo che l’Italia riveste, per numeri enormi di migratori. […] L’Italia ha livelli di responsabilità di conservazione – e, più in generale, di politica ambientale – nettamente superiori e di assoluta rilevanza internazionale. 

[…] È però indispensabile che, sulla base di tali conoscenze, vengano ora efficacemente implementate politiche di conservazione e gestione incardinate su solide basi scientifiche. Ciò è ancor più urgente ove si consideri anche, e doverosamente, lo scenario del mutamento climatico globale. […] Gli strumenti normativi internazionali di carattere ambientale che possono assicurare la coerente interconnessione delle politiche di conservazione degli uccelli migratori esistono e vedono positivamente l’Italia tra i Paesi aderenti (come, ad esempio, i più volte citati Direttiva Uccelli, Convenzione di Bonn, Convenzione di Ramsar, Accordo AEWA). È tuttavia indispensabile che a questi strumenti normativi venga data più concreta attuazione, con politiche che riconoscano la conservazione dell’ambiente e dell’avifauna in un contesto di possibili e promettenti integrazioni per uno sviluppo culturale, sociale e produttivo sostenibile in quanto rispettoso dei meccanismi della Natura. I quali, non dimentichiamolo, consentono anche a noi di sopravvivere. 

Ritiene che altre scelte, come un tunnel sottomarino tipo quello della manica, potrebbero essere più ottimali per preservare la fauna – in questo caso anche quella marina – della zona? 

Per correttezza scientifica va premesso che è necessario vedere il dettaglio dei progetti prima di poter fare una valutazione degli impatti ambientali e qui non è possibile entrare in una valutazione della fattibilità tecnica di un’opera di questo tipo. In ogni caso, un tunnel sottomarino provocherebbe minore impatto sulla fauna ornitica migratrice, ma avrebbe indubbiamente impatti molto pesanti su habitat marini e specie di fauna marina presenti nel tratto di mare dello Stretto di Messina.

Nel caso in cui dovessere essere effettivamente costruito, l’impatto sarà inevitabile oppure può essere fatto qualcosa per ridurlo al minimo? 

Il Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe una barriera di ingenti dimensioni posta trasversalmente rispetto alla direttrice migratoria. Questo provocherebbe un elevatissimo rischio di collisione amplificato dall’illuminazione della struttura e dalla presenza di frequenti condizioni metereologiche avverse, come vento o scarsa visibilità dovuta a nebbia o forte pioggia. A ciò va aggiunto che gli uccelli che utilizzano la rotta dello Stretto di Messina vi giungono stremati, dopo aver percorso ben 2.700 km di deserto (Sahel e Sahara) e non meno di 140 km di mare (Canale di Sicilia), entrambi ambienti fortemente ostili, come approfondiremo a seguire.

Per questo, il Ponte sullo Stretto di Messina provocherebbe una vera e propria strage di uccelli con numeri non quantificabili, ma certamente insostenibili, durante la migrazione primaverile e autunnale di ogni anno.

Il pesantissimo impatto di questa struttura su intere popolazioni di specie ornitiche non sarebbe mitigabile in alcun modo. Si deve inoltre tenere conto che attraverso lo Stretto di Messina migrano anche specie vulnerabili e/o a rischio di estinzione – tra cui, ad esempio, l’Albanella pallida e il Capovaccaio – per le quali la morte di una frazione anche minima di individui può avere pesantissime incidenze su intere sub-popolazioni europee.

 

 

Articoli ed infografiche inerenti al fenomeno della migrazione sono consultabili ai link di seguito:

1. Atlante della migrazione

2. https://migrationatlas.org/

Ringraziamo Giorgia Gaibani per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande sul Ponte sullo Stretto di Messina.

 

Crediti

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