Il talento espressionista (sconosciuto) di Marianne Von Werefkin

Quando sentiamo, a proposito di arte, la parola Espressionismo, diversi nomi possono venirci in mente. Come dimenticare le tormentate tele del pittore norvegese Edvard Munch che nel famoso Urlo trova una sintesi e una forza che hanno saputo conquistare il pubblico d’allora come quello di oggi. Ma pensiamo anche a Vassily Kandinsky, conosciuto come il maestro dell’Astrattismo, ma che abbraccia l’evoluzione artistica da Post Impressionismo a Espressionismo. Nelle sue opere la pittura si coniuga con la musica, dandoci lo spirito di un’epoca come nel pur astratto famoso olio su tela Giallo, rosso, blu conservato al Beaubourg.

Tuttavia, nella collezione eclettica di firme espressioniste, non dobbiamo dimenticare anche artisti meno noti, ai quali però i ben più famosi mostri sacri devono molto. Marianne von Werefkin, pittrice russo-tedesca vissuta a cavallo tra 800’ e 900’, non è decisamente un nome che trova ampio spazio nei libri di scuola. Eppure si dice che le sue opere abbiano influenzato il percorso artistico, tra i vari, proprio di Kandinsky, con il quale ebbe anche un rapporto di amicizia.

Qualche cenno biografico

La nostra pittrice nasce a Tula, a sud di Mosca, quando ancora la Russia era zarista. Legge, studia, trascorre un’infanzia serena potremmo dire, nonostante la probabile severità del padre, generale dell’esercito. La madre, donna colta, era un’artista e questo influenzò molto Marianne portandola nel 1880 a studiare presso la bottega di Ilya Repin, celebre pittore realista russo.

Oggetto delle sue prime opere sono la povertà e il degrado così diffusi nel grande Paese dell’est che, per la forte resa drammatica, le fecero guadagnare il titolo di Rembrandt russa. All’età di 28 anni però, dopo un incidente di caccia, la sua carriera artistica s’interruppe per una lesione alla mano. Dopo essersi avvicinata alle avanguardie e all’espressionismo di Munch, giunse a Monaco col marito Alexej von Jawlensky. Qui, tra affollati salotti e grande fervore culturale, ritrovò buona parte dell’intraprendenza di un tempo, riprendendo a dipingere a pieno ritmo dal 1905.

Marianne von Werefkin
Marianne von Werefkin, Autoritratto (1910)

Le prime opere espressioniste risalgono al 1907. Pochi anni dopo, nel 1909, aderì con il marito alla Nuova associazione degli Artisti di Monaco. Fu amica e consigliere di pittori del calibro di Kandinskij, che però non ammise mai quanto lei lo influenzò, e Gabriele Munter, con la quale fondò il movimento espressionista Orsa Maggiore. Essere una donna in un mondo ancora estremamente maschilista però, non la fermò anche se non smise mai di riflettere su questo.

Credevo che una donna da sola non potesse farcela. Mi dicevo: sono una donna, sono priva di ogni capacità di creare. Sono in grado di capire tutto e non so creare niente. Mi mancano le parole per esprimere il mio ideale. Cerco l’essere umano, l’uomo che possa dare forma a questo ideale.

Le Chiffonier: un manifesto espressionista

Tra le opere forse più famose di Marianne von Werefkin c’è la tempera su cartone Le Chiffonier che in italiano si può tradurre con Lo straccivendolo. Venne esposta per la prima volta in Germania dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1958. In Italia si può ricordare la sua presenza alla mostra di cinque anni fa, intitolata Dada 1916. La nascita dell’Antiarte. A riguardo sono stati espressi anche giudizi riduttivi.

(Werefkin) dipinge per il gusto di dipingere e, soprattutto, perché un pensiero la opprime. […] Quasi sempre mette persone nei suoi paesaggi, bizzarri per la loro povera aridità (commento di un critico tedesco).

Marianne von Werefkin, Le Chiffonier (1917)

Ma l’opera ha una sua forza. Quello che si presenta agli occhi dello spettatore è un paesaggio desolante, quasi apocalittico. Un’ampia distesa d’acqua coronata da monti oscuri e ricurvi come i nuvoloni striati d’oro che li sormontano. La sensazione d’angoscia e smarrimento viene accresciuta dalla figura piccola, magra, difficile da definire che si incontra in primo piano. Sotto di essa, un altro cenciaiolo si trova vicino all’acqua.

Un insieme di colori forti e intensi, surreali ma ancor più emozionali, passionali, espressione di ciò che si nasconde nell’animo della pittrice che, gridando all’emersione, la porta a interpretare il reale. In questo modo, il paesaggio diventa quasi un campo di battaglia dove le turbinose impressioni si confondo incutendo un sublime stato di straniamento.

La luna: il sole di Marianne Werefkin

I paesaggi dell’artista di Tula non sono però tutti nell’oscurità. Opere come L’albero rosso, del 1910, o la luminosa Heimkehr lo dimostrano. Ma non c’è dubbio che le tenebre siano nella sua arte favorite e lì Werefkin, nelle famose I pattinatori e Luna piena, trova infine paradossalmente una fonte luminosa e anche d’ispirazione: la luna.

Marianne von Werefkin
Marianne von Werefkin, I pattinatori (1911)

Nella prima opera però, il disco della notte è quasi offuscato. Davanti a una grande casa illuminata pattinano centinaia di figure scure. Uno scenario che sicuramente sarà capitato di vedere all’artista, qui però reinterpretato in chiave quasi infernale e surreale. Sullo sfondo alberi, colline, case si mescolano in un oceano di nera pece, appena distinto dal cielo grazie all’uso di toni più chiari che sfumano in un rossore bluastro. In quest’opera è chiaro come l’angoscia davanti al disordine contrasti con la sicura calma rappresentata dall’edificio illuminato.

Marianne von Werefkin, Luna piena (1909-1910)

Nella seconda opera il ruolo ricoperto dalla luna è al contrario cruciale. In uno scenario invernale dai toni chiari, tra il rosa e l’azzurro, si vede un uomo coperto camminare lungo un sentiero aperto tra alberi spogli. La luce lunare fa da padrona, e il disco celeste, nei suoi toni tendenti al giallo, ricorda quasi il sole. Se nell’opera precedente appariva sottomesso alle tenebre, qui in un certo senso le scaccia, allontanando l’angoscia dallo spettatore e straziando le ombre degli alberi neri.

Lo stesso tema della notte-giorno di luna piena era già emerso ad esempio in Paesaggio al chiaro di luna del 1907, lì con toni ancora più forti e accesi.

Un bel modo per scoprire questa artista può essere quello di recarsi ad Ascona, in Svizzera, dove Marianne morì nel 1938 e dove al Museo d’arte moderna si possono vedere quasi cento suoi dipinti. Magari andando a riscoprire anche la storia del Monte verità che incrociò la sua vita.


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