Una forza della natura millenaria

di Francesca Gentile

Non girasoli da dipingere con dense pennellate di colore fiammingo né ginestre da cui far scaturire riflessioni leopardiane:  anche la semplice foglia di un albero può fare da musa ispiratrice. Se un lembo verde di pochi centimetri è capace di smuovere l’animo di Goethe, una delle massime figure di spicco del panorama letterario tedesco, deve trattarsi di una pianta fuori dal comune.

Fu nel parco del castello di Heidelberg che il Dante teutonico ammirò per la prima volta l’albero di ginkgo e, rimanendone affascinato, ne colse due foglie per ornare la carta su cui nel 1815 avrebbe scritto la celebre poesia “Ginkgo biloba” da dedicare all’amata Marianne.

Come restare impassibili trovandosi a tu per tu con la pianta più antica del mondo? Impossibile. Basti pensare che l’albero di ginkgo lussureggiava già al tempo dei dinosauri e la sua veneranda età di 250 milioni di anni gli ha fatto aggiudicare il titolo di “fossile vivente” assegnato da Darwin. Chissà cosa potrebbe raccontarci, se solo potesse parlare!

Indubbia è inoltre la resistenza della pianta, sopravvissuta all’era glaciale, ai mutamenti climatici, alla convivenza con l’uomo e perfino allo scoppio della bomba atomica nella città di Hiroshima. Nella primavera successiva alla catastrofe (6/8), a soli 800 metri di distanza dal luogo dell’esplosione, un albero apparentemente carbonizzato ricominciò a germogliare e a diffondere sgomento e speranza.

Come un vecchio saggio, il ginkgo è ricco di interiorità, mistero e segreti che si lasciano svelare lentamente. Il fascino di questo albero eterno è racchiuso nella forma bilobata della sua foglia, ossia ripartita in due lobi che sembrano ora divisi e ora uniti, ricordando la conformazione del cervello umano. Perfino le nervature che costellano le foglie sembrano un palese riferimento alle nostre fibre nervose. Non è quindi una sorpresa che la medicina alternativa attribuisca al ginkgo la capacità di aumentare l’afflusso di sangue al cervello e di essere un prezioso alleato per migliorare le facoltà mentali quali la memoria. Chi aspira a una vita centenaria come quella della pianta, dovrebbe essere poi a conoscenza delle sue proprietà antiossidanti.

La ripartizione in due parti della foglia è simbolo della coincidenza tra gli opposti. Due unità, seppur diverse l’una dall’altra e non simmetriche, possono infatti convivere dando origine a qualcosa di perfettamente equilibrato e soprattutto unico, una sorta di sintesi hegeliana. Ecco dunque due lati di una stessa persona che paiono inconciliabili, ma solo la loro somma riesce a delinearne il carattere nella sua interezza; o ancora due personalità profondamente diverse che vanno d’accordo, se non addirittura si completano come lo Yin e lo Yang.

Nella simbologia del gingko non si può non annoverare anche la sua determinazione di fronte alle asperità della vita da cui dovremmo prendere esempio. La corteccia di questo albero nasconde una grande forza interiore, più potente di qualsiasi agente esterno e di tutte le intemperie. Proprio per la sua propensione alla vita, il ginkgo è considerato portatore di speranza in Giappone, dove se ne possono ammirare splendidi esemplari soprattutto accanto ai templi.

Per chi volesse vedere un albero di ginkgo ma non avesse in programma un viaggio in Oriente, è utile sapere che il primo esemplare ad essere stato piantato in Italia si trova nell’orto botanico di Padova. È possibile imbattersi in alberi di ginkgo in parchi e giardini pubblici, ora con una nuova consapevolezza.

 

Fonti:

foto1  foto2 e 3

http://www.treccani.it/enciclopedia/ginkgo/

 

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