La storia della Filologia, parte I

Leggendo un testo antico, spesso dimentichiamo il percorso che ha affrontato per giungere fino a noi intatto. Prima dell’invenzione della stampa, i libri erano oggetti talmente costosi da non essere commercializzati; le poesie venivano trasmesse oralmente e i testi sacri erano conservati nelle chiese e nei monasteri.
I libri posseduti da ricche famiglie spesso venivano lasciati nei testamenti ai monasteri, che divennero i custodi della cultura ma attuarono una selezione lenta e spietata –ai nostri occhi-. Poiché il costo della pergamena era elevato, le opere di poco valore o poco leggibili venivano smembrate e cancellate per ricopiarne nuove e più utili in quel momento.
I grandi autori latini sopravvissero in parte a questo processo, ma in quanto pagani le loro opere avevano spesso meno valore a confronto dei testi religiosi. Se questa abitudine ci sembra immorale, occorre notare che anche noi oggi “sacrifichiamo” –buttiamo- molti oggetti potenzialmente interessanti per gli storici, come vecchi computer, in favore di oggetti più utili.
Quando un testo sopravviveva a questa procedura, veniva copiato in caso di necessità da uno o più copisti –prima monaci e poi anche laici- che, per distrazione o per correggere errori, hanno modificato la versione originale in modi più o meno considerevoli.

Petrarca
http://marciana.venezia.sbn.it “Annotazione di Petrarca”

Così nacque la filologia. Durante l’Umanesimo, Francesco Petrarca fu tra i primi a cercare i testi e paragonarli per ricreare una versione il più possibile simile all’originale. Gli umanisti scoprirono nei monasteri un tesoro inestimabile di testi antichi, alcuni mai letti ma conosciuti perché citati da altri, e li riportarono alla luce con grande entusiasmo; anche troppo. Infatti i testi, protetti fino ad allora perché esclusi dalla fragilità delle collezioni private, furono distribuiti tra i letterati e molti si persero dopo la loro morte.

Altre volte utilizzarono prodotti chimici per rendere leggibile per poco tempo un testo cancellato, compromettendone del tutto la lettura a lungo termine -oggi è possibile leggerli con i raggi x e la TAC-.

Gli umanisti facevano copie dei libri che amavano, incorrendo loro stessi negli errori dei copisti. Boccaccio stesso copiò molte opere, tra cui Dante: aveva la tendenza ad essere fedele ma commetteva errori di distrazione.

Dante-Boccaccio
http://www.danteonline.it “Manoscritto della Divina Commedia trascritto e raffigurato da Boccaccio”

Con la nascita della stampa il lavoro del filologo divenne essenziale per scegliere come stampare e diffondere le opere, così nacquero diverse metodologie per ricostruire una versione il più possibile simile all’originale.

Fonti:
produzione intellettuale propria;
La trasmissione dei testi latini. Casi specifici, Paolo Chiesa, a.a. 2014-2015

Credits: copertina

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