Il racconto dei racconti: il fantasy all’italiana

Chi ha detto che i film fantasy ispirati a racconti siano prerogativa americana? Con il suo nuovo film Il racconto dei racconti, uscito ieri in Italia, il regista Garrone si riappropria del genere, regalandoci un fantasy dai toni dark completamente made in Italy.

Il film s’ispira ad una delle raccolte di fiabe popolari più famose d’Europa, l’opera napoletana di Basile “Lo cunto de li cunti” o Pentamerone, pubblicata nel 1634, e fonte di vari materiali ripresi più tardi, ad esempio, dai più famosi fratelli Grimm. Garrone decide però di non trattare le favole più famose (“La gatta cenerentola per esempio”, antenata di Cenerentola), ma sceglie tre storie meno conosciute- La cerva fatata, La polece e La vecchia scortecata- per intrecciarle e collegarle l’una all’altra attraverso una struttura incastonata.

Conosciamo così la storia di tre regni e delle proprie famiglie reali. La prima è della regina di Selvascura (Salma Hayek) che insieme al suo re è pronta a tutto per avere un figlio, anche mangiare il cuore di un drago marino. Segue la storia del re di Altomonte, che adotta come animale domestico una pulce gigante che ottiene più amore di quanto non ne riceva la principessa, abbandonata così in moglie ad un orco. E poi la storia del re di Roccaforte (Vincent Cassel) che, accecato dall’impulso sessuale, viene ingannato dalla voce melodiosa di una donna, che crede una giovane vergine ma si rivela una vecchietta, pronta a tutto per conquistare il re.

Sulla carta le storie sembrerebbero decisamente scollegate, ma Garrone riesce invece a farle comunicare grazie alla struttura, ma soprattutto attraverso la lettura che ne dà alla luce del tema portante, ovvero quello dell’ossessione. Ed è un’ossessione decisamente moderna, nonostante la fonte sia lontana da noi di quasi quattro secoli. Infatti, che le loro azioni siano mosse dalla ricerca di una maternità impossibile, dal desiderio sessuale che porta all’autosuggestione, dalla ricerca instancabile del modo per ringiovanire, o ancora dall’ostinazione e l’egoismo nel volere affermarsi sopra la volontà degli altri, tutti i personaggi sono assillati da motivi che riecheggiano perfettamente nella nostra mente: sono temi attualissimi.

Garrone non solo adatta l’opera al grande schermo, ma la ripropone in chiave moderna, mostrandoci come spesso attraverso il fantastico possiamo scoprire qualcosa di più sulla realtà. Il mondo atemporale e dalla collocazione imprecisata- caratteristiche tipiche delle favole- viene così incatenato saldamente alla realtà, ridando al genere il suo scopo primario, cioè quello educativo, mostrando le derive e i pericoli dell’ossessione moderna.

Non è  solo la rilettura moderna però a fare di questo film un gran film fantasy, quanto anche la collaborazione tra fotografia e musiche, rispettivamente dei maestri Peter Suschitzky e Alexandre Desplat, che creano un ambientazione dark e a tratti quasi horror; il tutto aiutato dalle scelte del regista, che si oppone ai meccanismi di Hollywood e vieta l’utilizzo a priori del CGI, e preferisce l’artigianato e location reali su suolo, ovviamente, italiano. Non sembra allora un caso lo sbanco del film ai David di Donatello, dove ha guadagnato ben 7 statuette.

Per chi fosse interessato, quì il trailer del film.


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