Ormai più di un anno fa le strade e le piazze di Milano, Roma e di altre centinaia di città in tutto il mondo si riempivano di manifestanti green: l’ondata ambientalista capitanata da Greta Thunberg portava sotto gli occhi di tutti la volontà, seppur spesso ancora embrionale e poco approfondita, di cambiare il nostro approccio con l’ambiente in modo più sostenibile. Oggi basta fare una gita domenicale sulle Alpi per capire quanto sia necessario un cambio di rotta al più presto.

Quando sentiamo parlare di cambiamenti climatici e scomparsa dei ghiacciai le nostre menti vagano dalle lande desertiche dell’artico, sempre più a rischio scomparsa, agli orsi polari che in Canada e Groenlandia trovano con preoccupante maggior difficoltà del ghiaccio stabile su cui insediarsi. Eppure anche a poche ore da Milano la drammatica scomparsa dei ghiacciai è evidente e inesorabile. Le Alpi sono un perfetto esempio di ciò che sta succedendo in tutto il mondo: zero termico che ogni estate si sposta qualche metro d’altitudine in su, ghiacci che lasciano sempre più spazio a pareti rocciose, con conseguenti frane e smottamenti.

Gli esempi sono purtroppo sempre più numerosi. Il ghiacciaio Fellaria, nell’alta Valmalenco, è ormai da anni in lenta ma costante riduzione. Si stima, infatti, che negli ultimi 150 anni il ghiacciaio lombardo si sia ritirato del 40%, anche se gli esperti si dicono non preoccupati, in quanto in percentuale si è ridotto meno degli altri ghiacciai situati sul suolo italiano. Inoltre negli ultimi anni, anche grazie a un nuovo sentiero che consente di raggiungere questo gigante della montagna più agevolmente, il turismo nella zona è aumentato, consentendo di ammirare questo spettacolo naturale e di prendere maggiore consapevolezza del fenomeno dello scioglimento. Naturalmente il ritiro dei ghiacciai non dipende unicamente dall’innalzamento della temperatura globale dovuta alle azioni dell’uomo ma anche a un’altra serie di complessi fattori naturali, come la composizione dei minerali incastonati all’interno del ghiaccio e delle montagne circostanti. Certo è che se ci riduciamo ad assicurare la futura esistenza di un ghiacciaio solamente perché più lento di altri a sciogliersi allora davvero occorre porci qualche domanda ulteriore.

Il ghiacciaio del Rodano, nel vicino Canton Vallese presso il Passo del Furka, è un altro lampante esempio. Si lascia la macchina presso il parcheggio del passo, una breve camminata e si potrà entrare all’interno di un tunnel scavato nel ghiaccio! Peccato che col passare degli anni quella che originariamente era una breve camminata si sia trasformata in una sorta di caccia al ghiacciaio, che poco a poco libera pareti rocciose. Oggi il ghiacciaio viene coperto con teli appositi per poter mantenere la temperatura e ritardarne lo scioglimento. Il ghiacciaio da cui prende vita il Rodano ha perso negli anni chilometri e chilometri di lunghezza e le lingue di ghiaccio sono sempre più lontane degli sguardi dei turisti. Quello che viene chiamato il più antico ghiacciaio delle Alpi potrebbe diventare nei prossimi decenni solamente un malinconico ricordo.

Così come queste enormi distese glaciali, sono moltissimi i luoghi montani alpini che stanno subendo un attacco perpetuo e lottano per non scomparire. Dall’Adamello ai ghiacci del Monte Bianco o del Monte Rosa, tutto l’arco alpino è alle prese con un lento quanto costante scioglimento. Allora che cosa fare? I più cinici potrebbero semplicemente armarsi di zaino, scarponi e fiato, salire per un’ultima volta in queste valli montane per ammirare un’ultima volta i giganti di ghiaccio che muoiono, fissandone nella memoria l’immagine, come fossero esemplari in via d’estinzione, dei moderni dodo pronti ad apparire solo nei cartoni animati e nelle fotografie datate.

Se vogliamo essere sicuri che le nostre gite domenicali in questi fantastici tesori naturali non siano anche le ultime visite possibili a memoria d’uomo occorre che il cambiamento, che lentamente inizia a prendere forma, sia sempre più veloce, efficace e diffuso. Eppure, non possiamo pensare che i problemi ambientali possano essere risolti solamente tramite nuove tecnologie, invenzioni e studi scientifici, che pure hanno un ruolo essenziale e fondamentale. Come tutte le innovazioni sociali deve essere l’opinione pubblica ad abbracciare queste tematiche e considerarle importanti nella loro vita. Non possiamo diventare tutti attivisti ambientalisti, scienziati o politici in grado di intervenire direttamente nei problemi, ma possiamo comportarci orientando le scelte di chi governa, di chi produce prodotti e servizi, di chi studia. Il ruolo della comunità è sempre più attivo e efficace quando nel suo piccolo ognuno si muove nella direzione verde.

Eleggere i candidati che concretamente considerano importanti queste tematiche, investire nella ricerca e nello studio, chiedere ai propri rappresentanti politici misure concrete in materia ambientale o, ancora, acquistare prodotti in modo consapevole e informato: oltre alle azioni nella vita privata che possono limitare l’impatto umano sul globo, sono le azioni comuni che cambiano davvero il mondo. Non occorre che tutti i manifestanti pro-Greta siano davvero paladini del verde, anche se naturalmente sarebbe d’aiuto e coerente con quanto sbandierato durante la manifestazione, ma è fondamentale che queste piazze spostino l’attenzione della comunità e dei politici verso queste tematiche. Parlarne è un primo fondamentale passo per risolverle.

Quando camminiamo in montagna in cerca di un lago, un ghiacciaio o una cima stupiamoci della bellezza che ci circonda, della soddisfazione che proviamo, del desiderio di non tornare più indietro. Rischiamo, infatti, di non avere più nulla di tutto ciò e di condannare i nostri figli a conoscere questi fantastici luoghi solamente tramite vecchie fotografie e racconti ormai sbiaditi.

CREDITS

Tutte le immagini utilizzate sono state scattate e concesse per l’utilizzo da Monaco Marco