Osservando più da vicino il Congo (avevamo iniziato qui), si entra nel vivo anche del romanzo di In Koli Jean Bofane, Congo Inc. Le testament de Bismark. A seguito della dedica troviamo una citazione di Bismarck:

“Il nuovo Stato del Congo è destinato a essere uno dei più importanti esecutori dell’opera che intendiamo realizzare…”

Questo per sottolineare, fin dal principio, come il “progetto” politico del Congo si sia rivelato in realtà un progetto economico.

Terre e tempi

Successivamente, il primo capitolo: “Terre e tempi“. Terre perché l’autore parla di alberi, di una foresta molto fitta nella quale viene installato un “albero metallico”, ovvero un’antenna. Ecco che, in un’aggrovigliata foresta raramente percorsa da uomini che non fossero la popolazione pigmea, appaiono delle novità come l’antenna. Alle terre reali si intrecciano e con esse si confondono le terre virtuali dei videogiochi del protagonista Isookanga, quasi più reali della terra naturale e tradizionale descritta all’inizio. Tempi, invece, per il gap culturale, per il tempo delle generazioni con i loro modi di pensare, di agire e di vestire. Terre e tempi che, successivamente, verranno sviluppati a più riprese nel romanzo.

Il protagonista utilizza come pseudonimo “Congo Bololo”, che significa Congo amaro. Questo è particolarmente interessante per la connotazione attribuita al Congo: un paese in difficoltà, ma che necessita una cura (amaro come un medicinale).

Le pagine che intervallano la descrizione del videogioco con la narrazione della storia possono sembrare confusionarie e a tratti si potrebbe non comprendere quando sia finzione e quando realtà. Conoscendo, però, la storia del Congo, scopriamo che questo intreccio è stato costruito ad hoc: si può pensare, infatti, che i rumori dei razzi e degli elicotteri da guerra siano reali nel Congo. I nomi degli altri giocatori sono un’altra costruzione degna di nota: alcuni ricordano i materiali presenti nel Congo, altri le azioni militari.

Basterà continuare di poche pagine per scoprire che il territorio in cui è ambientato il videogioco è proprio il Congo (Gondavanaland è, appunto, il Congo) e tutto ciò che viene citato sono strategie realmente utilizzate per “rapinare” l’est del Congo.

Proseguendo, scopriamo che i pigmei vengono frequentemente denigrati da tutti, che sono superiori in base all’altezza. Da ciò il collegamento con il genocidio del Rwanda: erano coinvolti Tutsi, Hutu e Twa e questi ultimi erano di bassa statura proprio come i pigmei.

Isookanga

Il protagonista si sente diverso dalle persone che lo circondano, si sente privo di un posto nel mondo. E’ diverso perché alto 10 cm più di tutti gli altri pigmei, tanto che sua mamma viene considerata da tutti una donna che andava con uomini di altri clan e sarebbe stato Isookanga il risultato. Isookanga, quindi, come il suo paese, il Congo, che è figlio di una madre terra che si è unita nei secoli a francesi, inglesi e americani e ha dato vita a un qualcosa che non è autoctono, che non ha solidità, che ha un’importanza quasi nulla a livello internazionale.

Isookanga vede nella foresta qualcosa di minaccioso, ma per altri essa è una madre protettrice: anche in questa immagine a fine capitolo l’autore affronta la polarizzazione tra tradizione e modernità nella quale il Congo (e più in generale l’Africa) viene rinchiuso.

Chi sei?

Se il primo capitolo si basava sulla polarizzazione tradizione-novità (corrispondente in un certo senso a campagna-città), il secondo capitolo si concentra sulla questione della mondializzazione connessa ad ogni aspetto della vita. Le compagnie che guidano il processo di globalizzazione agiscono al buio, spesso non si conosce né l’origine né la destinazione dei materiali e dei prodotti. Il ragazzo a Kinshasa viene cacciato via da casa dello zio e inizia a vagare per la città, spiegando che la sua missione era quella della mondializzazione.

Tigre di carta (la Cina nel Congo)

La tigre di carta è il simbolo della Cina. Nonostante questo non sia l’unico riferimento al legame tra Congo e Cina presente nel romanzo (basti notare il titolo di ogni capitolo tradotto in cinese), in questo caso è interessante il personaggio che entra in gioco.  Troviamo la presentazione di un ragazzo cinese, descritto come una sorta di “fantoccio”. Liu Kai, il detentore di un’impresa, organizza il suo viaggio in Congo e fa atterrare il ragazzo a Lubumbashi, il territorio più ricco di minerali come coltan e cobalto.

Quando le banche occidentali saranno costrette ad affrontare una crisi, i fondi per l’estrazione mineraria verranno a meno, ma in realtà questi soldi verranno segretamente trasferiti in paradisi fiscali. Il proprietario dell’impresa capisce la gravità della situazione e decide di abbandonare il ragazzo da solo in Congo. Un ulteriore capitolo dedicato alla Cina sarà l’ottavo, “Drago eterno“. In esso, nonostante rimanga un po’ sospeso e a sé stante, l’autore racconta com’è diventata la Cina, del rapporto tra il Congo ed essa e delle vicende del ragazzo cinese che incontra Isookanga.

Un Congo che non si conosce

Dopo aver citato solo alcuni dei capitoli e passaggi più interessanti dell’opera di Bofane, vale la pena specificare che la bellezza e genialità del romanzo stia nel racchiudere in un breve libro una quantità elevata di verità nascoste sul Congo. Il rapporto con la Cina è indubbiamente uno degli aspetti che per primi saltano all’occhio, ma non è l’unico: vi è anche la presenza di un’antropologa, con la quale vengono affrontati numerosi stereotipi sugli africani, la missione ONU con i vari traffici e molto molto altro.

FONTI

In Koli Jean Bofane, Congo Inc. Le testament de Bismarck, Actes Sud, 2014

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