Che sia chiara una cosa: i politici non sono né devono essere i migliori, altrimenti si dovrebbe parlare di aristocrazia. Il termine infatti significa esattamente questo: “governo dei migliori” (che poi il governo dei migliori sfoci nel governo dei pochi – e non per forza migliori – lo aveva già capito Polibio nel II secolo a.C.). Vivendo in una democrazia, ci dobbiamo rassegnare al fatto che i politici non siano altro che i nostri rappresentanti, uno specchio del Paese. Certo, molti ribatteranno che sono sempre i peggiori a spuntarla; di chi è dunque la colpa?

Indubbiamente, ci sono giochi di potere, macchinazioni e opacità incredibili ma questo fa sempre parte del gioco democratico. Bisogna inoltre sfatare altri due miti: l’infallibilità della volontà popolare e l’idea di un popolo buono. La prima non esiste perché chi parla di “volontà degli italiani” parla del nulla, in quanto nessuno pensa allo stesso modo di un altro. Se dunque non esiste una volontà popolare unica, comprendiamo come anche il concetto di popolo buono di per sé sia insensato.

Dunque i politici sono umani, e nemmeno i migliori, e come umani fanno errori. I loro errori, tuttavia, hanno un peso eccezionalmente grande, di cui si devono assumere la responsabilità. Altrimenti, il rischio è, come ammoniva Polibio, di passare da democrazia ad oclocrazia (governo della plebe), ovvero la forma degenerata e corrotta. In realtà, si potrebbe forse anche dire che ci siamo già entrati senza che la maggioranza se ne sia accorta.

I (non così) nuovi mostri

A dimostrazione che il popolo non è perfetto e che non esiste un popolo singolo con un’unica volontà, basta guardare all’Ungheria. La nuova polemica che ha investito la politica europea infatti porta ancora una volta il nome di Orban. Il primo ministro ungherese ha infatti spinto per l’approvazione di una legge molto controversa sul piano dei diritti del parlamento e quindi della cittadinanza.

Questa legge gli permette di governare “per decreto” fino alla fine dell’emergenza (termine quindi non ben specificato). Inoltre, tutte le elezioni sono sospese, in questo caso però si mantiene la linea adottata dal resto d’Europa. Un altro dettaglio rilevante riguarda le libertà personali e in particolare quelle di espressione e di stampa. Infatti, le persone che diffondono notizie false o distorte, che creano allarme sociale o che impediscono l’attuazione di misure di pubblica sicurezza sono ora passibili di pene detentive abbastanza lunghe.

Ora, dato che la legge è passata dal parlamento ungherese con una maggioranza di due terzi, si può parlare di azione anti-democratica? Probabilmente no. Bisognerebbe allora comprendere perché il “popolo” ungherese, o piuttosto la gran parte di esso, abbia votato per questo politico e ciò che rappresenta. Mentre si cerca di decifrare la ragione, è necessario però tutelare il rispetto delle libertà democratiche. L’Unione Europea deve quindi imporsi, anche a livello dei singoli Paesi, per riportare il prima possibile il governo ungherese nell’area democratica. Espellere l’Ungheria dall’Unione, cosa assai improbabile, avrebbe soltanto il malsano effetto di lasciare milioni di ungheresi a se stessi e rafforzare i (dis)valori di cui Orban si fa portatore.

Per qualcuno che si promette di fare diventare grande l’Ungheria questo non è altro che uno sfacciato tradimento; si tratta del primo passo verso la nascita della seconda Bielorussia d’Europa.

Intellettuali nostrani 

A dar man forte sono poi arrivati i due piccoli grandi aspiranti Viktor italiani: Giorgia e Matteo. Entrambi lo hanno incensato per la sua iniziativa parlamentare; come se far passare una legge liberticida per il parlamento sia meglio che per decreto. Anche le leggi Fascistissime passarono per il parlamento, ma forse a qualcuno, in patria o altrove, non dispiacerebbero neppure troppo.

Per la coppia micidiale il dittatore è invece Conte, complice di una diretta Facebook a tradimento a notte tarda per rafforzare le misure precauzionali. Fortunatamente però, come ci ricorda il presidente della Camera Fico, in una Repubblica Parlamentare come l’Italia non c’è spazio per leggi Orbaniane.

Infatti, mentre Orban si è praticamente dato pieni poteri (oh, ispirazioni agostane) per un periodo indefinito, i decreti-legge di Conte valgono sessanta giorni al massimo. Oltre quella scadenza, se non vengono convertiti dal parlamento, scompaiono così come erano arrivati. Ma questo lo dovrebbe ben sapere chi da tempo immemore siede sugli scranni di consigli: siano essi comunali, regionali, nazionali o europei.

È curioso poi come si possa sostenere una legge che vieta la diffusione di notizie false e fuorvianti e punisce col carcere chi crea inutile allarmismo. Se accadesse in Italia, oltre alle vesti stracciate in nome della libertà d’espressione (sempre interpretata a piacimento), i due buontemponi, o almeno Matteo, ne sarebbero colpevoli più volte al giorno.

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🛑 #Coronavirus. In #Ungheria il #parlamento ha deciso #democraticamente (?) di #abrogare la #democrazia. #Orbán mette in #quarantena la democrazia: il parlamento approva i #PieniPoteri. Ora il #dittatore Orbán potrà decidere dittatorialmente qualsiasi cosa. A #Budapest la democrazia si spegne nel silenzio creando così la prima dittatura nell'Unione Europea. #ColpoDiStato camuffato da necessità #emergenza #pandemia #Covid19. In Italia il #PD è contro e ritiene inaccettabile la decisione presa dal parlamento ungherese. La #lega (#Salvini) e #fdi (#Meloni), ahimè, sostengono invece Orbán. *** Il Covid-19 è la #malattia letale che ha messo in ginocchio il mondo e messo in piedi gli alfieri già soli al comando ad est. Un #virus illiberale: a rischio Costituzioni, giornalisti ed organi legislativi dell’Europa orientale, dove l’epidemia diventa alibi di possibilità di azione illimitata. Un dittatore in Ungheria. Golpe bianco all’Orszaghaz, Parlamento di Budapest, con pieni poteri a #ViktorOrban. La legge che consente al primo ministro ungherese di adottare misure straordinarie, approvata oggi con 137 voti favorevoli e 53 contrari, è passata grazie ai due terzi della maggioranza di Fidesz, partito #sovranista del premier. Il mandato che assicura ad Orban pieni poteri e all’infinito ha l’alibi del contenimento del coronavirus, ma per #Bruxelles, opposizione di Budapest ed organizzazioni europee è il momento che attendeva il presidente ungherese per esautorare il Parlamento, istituzioni democratiche e dominare la Nazione all’infinito. Spenti i parlamentari, sospeso Parlamento e magistratura. Il Viktatore si è assicurato il diritto di essere l’unico a decidere quando lo stato di #emergenza sarà terminato. Al Consiglio d’Europa e Commissione europea allarmati la risposta che ha fornito è stata il solito ritornello invecchiato: agirà solo per difendere dal virus il popolo ungherese. È una legge che assorbirà l’ultimo spazio essenziale di #libertà per far sopravvivere chi critica le sue azioni, “che creerà un indefinito e incontrollato stato d’emergenza e darà ad Orban carta bianca per limitare i diritti #umani” ha tuonato David Vig, direttore di A.I.

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Patrioti: al governo e non solo

E se Orban ha tradito quelli che si sono affidati a lui, anche qui nel Belpaese non scarseggiano personaggi che non esitano a ricorrere, in maniera anche piuttosto ridicola, ai media internazionali per criticare il governo. Passi per Renzi, dal quale nessuno sa più cosa aspettarsi, ma da Salvini pochi si sarebbero aspettati un intervista-critica verso il governo del suo Paese su un giornale straniero. Oltre a danneggiare la propria immagine, danneggiano anche l’immagine (già non troppo brillante) del Paese a cui appartengono.

Andando oltre ai ben noti problemi di Renzi con l’inglese, almeno ci prova, non si può fare a meno di notare però la sterilità del discorso. Sedici minuti di intervista in cui rimarca come il governo abbia sbagliato, il governo di cui lui stesso fa parte, e di come apparentemente soluzioni migliori lui le avesse già trovate. A questo punto si tratta o della tanto decantata onestà necessaria in politica o semplicemente di desiderio di farsi notare. I sondaggi di gradimento suoi e del suo partito potrebbero dare la risposta, ma nessuno lo saprà mai con certezza.

Dato che le lingue germaniche sono troppo poco italiane, Salvini si è dilettato invece su  «El Paìs», uno dei maggiori giornali spagnoli. Per prima cosa si è occupato di scaricare le responsabilità in materia di sanità dalle regioni (di destra) sull’esecutivo. Si era scordato che se fosse stato per lui i poteri, già ampi, delle regioni sarebbero aumentati a dismisura con le autonomie differenziate. Lamenta poi la chiusura dei confini stranieri agli italiani, mettendo l’accento su come invece sia stata accogliente finora l’Italia con tutti. A parte la completa assenza di nesso logico tra i due fatti, si vuole ricordare anche che, fosse per Salvini, i migranti non vedrebbero neppure i centri di accoglienza.

Governo e regioni e comuni: partiti diversi stessi errori

Si potrebbe parlare a lungo delle opposizioni, interne (Renzi) ed esterne, e delle loro astute trovate, ma alla fine non si scoprirebbe nulla di nuovo. Tuttavia, anche coloro che in questa fase hanno posizioni rilevanti hanno fatto errori e parlato a sproposito. E se di solito questo non ha conseguenze, o almeno di poca rilevanza, in questo caso potrebbero aver avuto anche conseguenze sulla vita delle persone.

Il 5 gennaio, infatti, erano giunte notizie dall’OMS riguardanti questo virus sconosciuto che iniziava a mietere vittime in Cina. Tuttavia, dopo una riunione di quella che è l’Unità di emergenza, non se ne fece più nulla. L’unica decisione fu  quella di bloccare i voli diretti dalla Cina. È vero, niente di diverso da ciò che si era verificato in tutto il resto d’Europa; si è trattata però di una leggerezza molto pesante.

Sono poi seguite anche altre riunioni a febbraio dove sono state riscontrate criticità evidenti che sarebbero sorte in caso di epidemia, . Si era capito che le terapie intensive non sarebbero bastate! Allo stesso modo il 2 marzo l’Istituto Superiore di Sanità consigliava una zona rossa nella Bergamasca: nulla è stato fatto.

E qua entra in gioco la Regione Lombardia. Mentre accusavano il governo di essere indeciso, si comportavano allo stesso modo, pur avendo la facoltà di creare una nuova area rossa. Indicibili sono poi state le dichiarazioni dei sindaci di Milano e Bergamo, non diverse da quelle di Salvini, con degli hashtag #Milanononsiferma che ora sembrano tragicamente ridicoli. Sia Salvini che i sindaci si sono poi scusati per le loro esternazioni, ma il danno era già fatto.

Non siamo statisti ma canne al vento (o @#$%!)

Per concludere in bellezza, si fa per dire, non possono mancare le dichiarazione e le misure dei leader internazionali più discussi. In Italia, ciò che ha creato più stupore è stata la teoria dell’immunità di gregge sviluppata su basi psicologiche piuttosto che mediche.

Ora, Boris Johnson, dopo essere stato trovato positivo al Covid-19, ha optato per un netto cambio di strategia . Si può supporre che inizialmente lo irritasse l’egalitarismo del virus; pensava che lui, laureato nei migliori college inglesi, non potesse fare parte del “gregge”. La piroetta di centottanta gradi lo ha portato quindi a minacciare gli inglesi di inasprire le restrizioni qualora non fossero rispettate. Oltralpe invece è stata molto discussa la scelta di non posticipare il primo turno delle elezioni municipali del 15 marzo. Specialmente perché si sarebbe dovute tenere il giorno dopo che Macron aveva fatto la sua piroetta in diretta dall’Eliseo, ammettendo la gravità del virus.

Dall’altra parte dell’oceano ci sono i due gemelli diversi, ma egualmente inquietanti: Trump e Bolsonaro. Il primo si ostina a chiamare il virus “virus cinese”, definizione impropria e stupidamente stigmatizzante. Tuttavia, pare che abbia compreso la gravità della situazione e questo lo dimostra anche il maxi-piano di 2 trilioni di dollari approvato recentemente. Giusto per non essere troppo serio si è messo a dare delle cifre sulle potenziali morti: sotto i 240,000 la considererà una buona gestione. Nella speranza che non si raggiungano queste cifre, viene però da chiedersi chi si ricorderebbe di queste parole se il totale fosse ancora maggiore. Infine, la menzione d’onore va a Bolsonaro a cui questo Covid-19 proprio non piace, tanto che continua ad infischiarsene, facendo finta che il problema non esista.

 

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Immagine 1 by Luca Zucchetti