J.R.R. Tolkien, George R. R. Martin, Walter Scott, Umberto Eco. Cos’hanno in comune tutti questi autori? La passione per un periodo storico particolare, quello del Medioevo, e la capacità di proiettare il lettore in uno scorcio di paesaggio reale: piccole cinte murarie che stringono nelle loro braccia agglomerati di case, costruite una vicina all’altra e intervallate, in maniera ritmica e artistica, da cortili, chiese e piazze. Tutto intorno alle mura, distese di prati e strapiombi, per far stagliare il villaggio al centro di una grande vallata. Ed ecco l’ingresso: un sottile e lunghissimo ponte pedonale, che traballando, porta ad una porta che divide la città da tutto ciò che la circonda.
Ci credereste che un posto del genere esiste davvero? È Civita di Bagnoregio, meglio nota come “La città che muore”, e si trova nel cuore dell’Italia, in provincia di Viterbo.

Perché il nome “città che muore”? Il soprannome è dovuto alla continua erosione della collina su cui sorge questo piccolo centro; inoltre, Civita di Bagnoregio oggi conta pochissimi abitanti. Tuttavia, questo piccolo pittoresco villaggio attira ogni anno migliaia di turisti.

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La città ha origini etrusche, e già a quel tempo l’erosione ne minacciava di continuo la sopravvivenza. Gli abitanti di allora, così come i Romani in periodo seguente, e i vari successori, si impegnarono a fondo per evitare le frane e gli smottamenti, progettando a lungo delle modalità di contenimento di questo processo; purtroppo il tempo e la natura continuano a minacciare ancora oggi questo borgo appollaiato su un’altura.

Perché visitare la città che muore? Semplice: una vera e propria full immersion nella natura e nella storia. Camminando tra le rovine, tra le case, si cammina al fianco degli etruschi, dei romani, di un popolo povero, di eretici, di rivoltosi, di speranzosi. Ogni singolo passo è un passo in quella storia, che dai primi secolo prima di Cristo, si è insediata in quelle mura.

Per raggiungere il paesino si può lasciare la macchina a Bagnoregio e proseguire a piedi, fino a un belvedere dove sorge un vecchio convento, che si dice voluto da San Francesco in persona, durante una visita, qualche anno prima della sua morte, intorno al 1307. Da qui ci si può avventurare in un piccolo trekking verso il basso, fino all’accesso allo stretto ponte, dove una statua di donna saluta le persone che si incamminano verso il paese. Una salita di 300 metri accompagna chi lo percorre fino alla porta della città, attraverso un cammino quasi sospeso sulla vallata. La paura, mista all’ammirazione per il paesaggio che circonda un ponte che sembra tutto tranne che sicuro, spingono i visitatori ad addentrarsi sempre di più e a volersi immergere in un salto nel passato.

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Il borgo medioevale, nasconde una sorpresa, per i turisti che non si fanno vincere dalla paura: la nebbia che sale circonda l’intera vallata, lasciando visibile solamente il paese cinto dalle mura, che improvvisamente sembra essere un’isola sperduta tra le nubi.
Storia, arte, passato: gli elementi che accompagnano il cammino di coloro che si avventurano tra le rovine di Bagnoregio.

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