La campagna referendaria da poco conclusa ha dato spazio ha toni decisamente accesi, su entrambi i fronti. Si è manifestato un modo di fare politica fatto di parole forti e provocazioni.

Pressoché nessuno è rimasto immune dall’esacerbarsi dei toni, e un simbolo evidente è stato uno dei post di una intellettuale tradizionalmente accorta come Michela Murgia. Ne abbiamo parlato qui. Il suo utilizzo di un’immagine che richiamava una violenza sessuale l’ha fatta accusare da più parti di omofobia, mentre i suoi affezionati lettori, colpiti, si auspicavano delle scuse. Non è esattamente quello che è successo, ma con la conclusione delle ostilità politiche la scrittrice sarda ha ritenuto opportuno rispondere a mente fredda. Una risposta nella quale sono stati posti alcuni punti fermi, di cui il dovere di informazione ci spinge a dare conto.

Sulla sua pagina professionale di Facebook, la scrittrice ha infatti pubblicato una lunga e circostanziata nota, a meno di mezz’ora dalla chiusura delle urne. La Murgia riconosce come la partecipazione alla campagna referendaria, che l’ha vista direttamente coinvolta con grande decisione, le sia servita. Scrive, riconoscendo implicitamente il tipo di toni che ha caratterizzato spesso i confronti:

Ho imparato molto sulle diverse maniere delle persone democratiche di declinare il concetto di democrazia, idea tutt’altro che monolitica, e tutte mi hanno aiutato a mettere meglio a fuoco la mia [idea], anche (a volte soprattutto) per proteggerla.

l'immagine che Michela Murgia ha scelto come copertina per la sua nota su Fb
l’immagine che Michela Murgia ha scelto come copertina per la sua nota su Fb

Entra poi nel merito dell’immagine per cui le è stata rivolta un’accusa di omofobia che ritiene violenta e formulata senza tenere conto delle sue oggettive battaglie in favore dei diritti civili.

Sostiene di aver dato risposte solo ora perchè ha constatato che questa accusa le è stata mossa nel merito della campagna politica, piuttosto che nel merito della foto.  Il fatto che la polemica si sia svolta sul piano politico avrebbe reso poco opportuno rispondere a urne ancora aperte, rischiando di inasprire ulteriormente la discussione.  Nota però che:

 

C’è stata anche qualche persona sinceramente perplessa dalla violenza dell’immagine e a queste persone devo una spiegazione.

In risposta ad una accusa che l’ha ferita: avere usato l’omofobia come strumento per veicolare le sue idee. La spiegazione si articola come segue.

Rigetta il legame tra l’immagine e le carceri maschili, e quindi, dal suo punto di vista,  l’omofobia. Ricolloca piuttosto l’immagine in un contesto diverso:

È invece un chiaro riferimento ai cosiddetti scherzi goliardici nelle caserme e negli spogliatoi sportivi, in realtà atti di bullismo, dove uomini in presunzione di eterosessualità si minacciano a vicenda i rapporti anali per affermare gerarchie di supremazia virile. Quella è dunque la foto di un potenziale atto di bullismo eterosessuale machista: se la persona in piedi accetta l’esca della saponetta, rischia di subirlo

Questo avrebbe reso evidente la metafora di pura satira politica, in cui la penetrazione violenta simboleggia una più innocua “presa per il culo”.

In questo contesto, la Murgia si dice consapevole del fatto che il sottotesto dell’immagine fosse comunque poco fine, ma sottolinea che la finezza non è un elemento abituale nell’espressione del dissenso politico. Sgomberato il campo dalle contestazioni politiche, e da quelle di chi solo per dissenso politico ha risposto con veemenza a quella immagine, si sofferma invece su chi si è sentito offeso per motivi non schiettamente politici. Identifica quindi due categorie.

Da un lato chi è stato offeso dalla correlazione tra rapporto – prevalentemente – omosessuale e atto di violenza, denigratorio di chi lo pratichi invece per propria inclinazione. A questa obiezione risponde:

Il corpo altrui in quella foto non è oggetto di desiderio, ma è territorio di espressione di un rapporto di potere: il più forte sul più debole, il più furbo sul più ingenuo, il soverchiante sul soccombente.

Di conseguenza, la sua contestazione riguarda un rapporto di potere, non esprime un giudizio di valore sulle pratiche derivanti dal desiderio e dall’amore, quale che sia il genere cui sono rivolte. Così come – rimarca – l’uso gergale del verbo “fottere” nelle sue molte possibili declinazioni non è denigratorio rispetto a qualsivoglia atto sessuale.

In second’ordine, consapevole della propria militanza antisessista, con l’onestà intellettuale che la caratterizza la Murgia si chiede se, visti i temi di cui si occupa giornalmente, sia stato opportuno utilizzare uno stereotipo machista come metafora. Si risponde:

Se lo stereotipo viene usato contro chi lo agisce e non contro chi lo subisce, la risposta per me è sì.

Nello specifico l’atteggiamento è stato giustificato dall’atteggiamento dei sostenitori del sì, e di Renzi in particolare, di essersi posti come bulli, epiteto attribuito anche da molti giornali e reso manifesto da moltissimi atteggiamenti prevaricatori sia del premier che del suo partito, incluso fra gli altri quello di chi ha suggerito nemmeno troppo velatamente il sì come contropartita ai – parziali – diritti concessi dalla legge sulle unioni civili.

La vignetta, rivendica poi, non sarebbe denigratoria nella misura in cui, a parti invertite, non lo sarebbe una vignetta che attacchi uno stupratore scegliendo l’immagine di una donna molestata. Questo perchè una foto di questo genere non irriderebbe la vittima, ma la metterebbe in guardia dal prepotente. In definitiva

Lo stereotipo della saponetta in doccia è chiaramente machista, ma attacca il machismo (come modalità politica), non le sue vittime.

La Murgia annota infine  come lo spettro dell’omofobia le sia stato agitato contro spesso per semplice astio e timore del risultato politico, e di una vistosa sconfitta per il fronte del sì.

Riconosce tuttavia di essersi prestata a un gioco politico spesso violento, che non le appartiene. La scrittrice sarda spiega e non ritiene di doversi scusare, dimostrando ad ogni modo la lucidità di analisi e acume intellettuale  che chi la segue da tempo le riconosce con sollievo.

Al lettore concordare o meno con queste prese di posizione, chiedendosi – come avevamo precedentemente suggerito – se la buona fede di un’azione assolva dalla vasta gamma di possibili reazioni ed interpretazioni alla quale essa si espone.