Immaginate di camminare per le strade affollate e rumorose della città di Roma: il vostro sguardo si alza su una parete e si scontra con un dipinto, lì, appeso. È un quadro bellissimo, vi ha colpito nel profondo, vi ha accarezzato il cuore e vorreste lo facesse ancora. L’idea comune nel ventunesimo secolo sarebbe quella di scattargli una foto con lo smartphone e ritrovarla poi, nella vostra galleria virtuale, chissà quando. Invece, potreste semplicemente allungare le braccia, separare il quadro dal muro e portarlo a casa, sottobraccio, nel modo naturale con cui ci si porta a casa una busta della spesa.

Vi sembra assurdo? Eppure, questo furtarello non è da considerare un reato, perché quel dipinto è stato posto lì per quel motivo, perché qualcuno lo portasse a casa con sé e lo ospitasse nella sua dimora, così da vederlo in salotto ogni giorno e continuare a farlo vivere. È stato fatto apposta per questo: si chiama “arte da rubare”.

Quest’idea nacque anni fa fra degli artisti internazionali, residenti proprio a Roma, che hanno iniziato ad appendere quadri per le strade di diverse città del mondo, in attesa che qualcuno li rubasse. Quello è lo scopo! La finalità è la condivisione dell’arte, rendere artista chiunque riconosca se stesso in ciò che ruba e vuole perciò far suo. Vedere un’opera di “arte da rubare” e portarla via con sé fa un effetto diverso che rimanere entusiasti di un graffito mozzafiato in cui ci si può imbattere. Questo progetto vuole esortare il passante a compiere un atto di coraggio, a non rimanere indifferenti e a impossessarsi di un pezzo d’arte che, nel momento in cui viene visto per la prima volta, diventa una parte di lui, o lei.

Quindi, nel caso vi trovaste davanti a un dipinto, una scultura, una cornice che vi colpisce, con un biglietto che recita: “Questa opera può essere presa liberamente, se avrai voglia di appenderla, ti prego di mandare una foto e se vuoi un messaggio”, non esitate a sentirvi “ladri”: prendetela, e ridate vita all’arte. Ricordatevi di spedire una foto o un messaggio dell’opera nella sua nuova casa alla pagina Facebook degli artisti, una volta compiuto il misfatto.

Fonti: produzione intellettuale propria