Body positivity: come sta andando?

La bellezza sta negli occhi di chi guarda. Questo monito è diventato ben di più di un modo di dire. Canoni di bellezza ben definiti, magri, sottili, semplicemente troppo stretti: sono limiti all’espressione personale, all’affermazione di una bellezza che non c’entra niente con la taglia che si indossa. Negli ultimi anni sono state molte le iniziative, sui social, nelle pubblicità, talvolta anche nelle sfilate di moda, che hanno tentato di scardinare certi costrutti estetici. Nel complesso, queste istanze d’inclusione verso bellezze disparate e normalità diverse possono entrare sotto la definizione di «body positivity».

Cos’è la body positivity

Con “body positivity” si indica quel movimento sociale che nasce dalla volontà di lottare contro la derisione del corpo, promuovendo la piena accettazione di tutte le sfumature fisiche. L’obiettivo del movimento è dunque quello di affermare l’inesistenza di un solo concetto di bellezza, ampliando il valore estetico a caratteristiche disparate, fino ad ora mai considerate nel sancta sanctorum del «bello». Il concetto di body positivity si applica a molti ambiti: dalla pelle alle disabilità, dai capelli all’altezza. Tuttavia nel corso del tempo si è teso a considerare la body positivity un movimento prettamente legato alla taglia, al peso, alla misura del girovita.

Il tema dei chili di «troppo» è diventato il focus del dibattito body positivity, forse anche perché è una delle condizioni fisiche che si percepiscono come variabili a seconda della buona volontà di un individuo. Se è ormai assodato che  la vitiligine, l’acne, l’altezza o una disabilità non dipendono dalle scelte di vita del soggetto, vige ancora l’idea che il grasso sia dovuto a una routine alimentare poco sana. Indubbiamente c’è del vero in questo: lo strato lipidico si accumula a causa di scarsa attività fisica e di pasti ipercalorici e sarebbe dunque evitabile osservando qualche buona regola di sana alimentazione ed esercizio. L’associazione tra vita poco sana e sovrappeso non deve però essere esasperata. Esistono diverse corporature, diversi metabolismi e diverse capacità di trasformare l’esercizio fisico in risultati.

Questo assunto ha due implicazioni: in primo luogo solleva gli individui da una parte della responsabilità sul loro peso, dal momento che la fisicità non si sceglie; inoltre aiuta a focalizzare il punto fondamentale della body positivity, ossia che non per forza un corpo appesantito sia un corpo poco sano, così come non sempre un corpo magro corrisponde a una situazione di piena salute.

Stiamo normalizzando l’obesità?

Fino a qui si è parlato di un sovrappeso che non comprometta le condizioni mediche individuali e si è ribadito che non sempre qualche chilo in più rispetto al canone socialmente accettato è sinonimo di cattiva salute. Ma che cosa succede quando la forma fisica influisce davvero sulla salute della persona? Per quanto sia vero che ognuno ha il diritto di piacersi per com’è, è anche vero che alcune estremizzazioni di questo concetto potrebbero far pensare che tutto sommato anche l’obesità possa essere normalizzata.

L’obesità si definisce come una vera e propria patologia, ossia un «eccessivo aumento di peso per abnorme accumulo di tessuto adiposo». Le conseguenze di questa condizione sono molteplici e possono abbassare anche notevolmente le aspettative di vita dei soggetti.

Le cause dell’obesità dipendono per il 25% da fattori genetici, mentre per il restante 75% da fattori culturali e ambientali. Ciò significa che, nonostante si possa nascere con una predisposizione all’obesità, c’è comunque un buono spazio di manovra in cui l’individuo può scegliere di agire per migliorare la sua condizione o per evitare l’insorgenza della patologia. Fatte queste premesse, il messaggio della body positivity, che indiscriminatamente propone di accettare tutte le fisicità, potrebbe creare un deterrente alla sensibilizzazione verso stili di vita salutari che evitino l’insorgenza di malattie legate al peso. D’altronde nessuno direbbe a una persona che soffre di un’altra patologia alimentare come l’anoressia che il suo corpo è bello così com’è, tanto magro da mettere a rischio la sua sopravvivenza.

In generale, pare ci sia qualche difficoltà a concepire l’obesità come una malattia, e dunque una situazione indesiderabile e pericolosa che andrebbe prevenuta, mentre altre condizioni legate al peso (anche se malattie come l’anoressia non si associano necessariamente a estrema magrezza) sono perfettamente riconosciute come patologie da curare con intervento medico.

Una revisione della body positivity

La body positivity funziona benissimo per tutte quelle condizioni fisiche che non possono essere variate, contribuendo ad ampliare lo spettro del bello e scardinando canoni estetici ormai obsoleti. Tuttavia, l’applicazione indiscriminata del concetto potrebbe normalizzare alcune condizioni fisiche patologiche. Con questo, si intenda bene, non si vuole negare del tutto la validità delle istanze della body positivity. Quando si parla di salute non si può esimersi dal considerare anche ilbenessere mentale: se dunque l’essere sovrappeso ci permette di stare bene con noi stessi, mentre un dimagrimento influirebbe sulla qualità della nostra vita in termini di stress, rapporto con il cibo e ansia sociale, allora è chiaro che l’argomento della salute come detrattore della body positivity non è più applicabile.

Per rendere il meritevole concetto di body positivity applicabile a qualsiasi situazione, basterebbe forse introdurre una «pars construens» alla già esistente «pars destruens» che mira a distruggere certi assunti culturali di bellezza. Tale pars construens potrebbe essere rappresentata dalla proposta di soluzioni per una forma fisica che mina alla salute dell’individuo. Il concetto potrebbe dunque essere revisionato in questo senso: tutte le fisicità sono belle e accettabili, ma lavoriamo insieme per limitare i danni di condizioni patologiche dannose.

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