Essere una donna velata in Europa non è per niente semplice. Prima di iniziare a parlare dell’abito islamico in alcune delle grandi metropoli europee, è importante sottolineare che il Corano in nessun versetto obbliga la donna ad indossare il velo. Questo concetto va ribadito spesso poiché, ahimè, vi sono ancora stereotipi e false conoscenze al riguardo.

Nelle società multietniche e liberali la dimostrazione di specificità culturali viene accolta e a volte anche enfatizzata. Non è un segreto che nel mondo occidentale si tende a vedere la donna velata come simbolo di oppressione o sottomissione. Questo va in contrasto con l’ideale del “cittadino libero”, poiché la libertà individuale è l’elemento che distingue i cittadini moderni.

Parigi e Londra, ad esempio, sono grandi metropoli dove vivono e lavorano persone che arrivano da tutto il mondo. In particolare, nel passaggio tra l’epoca coloniale e post-coloniale, in queste città sono nati degli spazi che permettono di creare le condizioni consone per il cosmopolitismo anche se, ovviamente, i confini e le contraddizioni sono sempre presenti. Tuttavia, vi è una differenza non scontata tra le due città rispetto alla cosiddetta Moda Modesta, molto più presente e sviluppata a Londra. Questo dipende dal diverso atteggiamento che l’Inghilterra riserva alla “questione velo” rispetto alla Francia.

Cos’è successo? Nel luglio del 2010 la Francia ha emesso una legge che proibisce l’uso del velo islamico integrale in qualsiasi luogo pubblico compresa la scuola. A tal proposito il ministro dell’immigrazione inglese, Damian Green, ha espresso la sua opinione:

proibire alle donne in Inghilterra di indossare certi abiti sarebbe poco inglese e andrebbe contro le convenzioni di una società reciprocamente tollerante e rispettosa.

Differenze tra la democrazia inglese e francese

Per comprendere fino in fondo la situazione è opportuno fare una distinzione tra la democrazia inglese e francese: la democrazia inglese si definisce nel diritto all’opposizione, mentre quella francese si basa su un sistema giuridico che è idealmente ancora legato ai valori di libertà, fratellanza ed eguaglianza. Il sistema legislativo inglese è quindi basato sulla concretezza del singolo caso “common law”: prima si trova la soluzione ai problemi e poi si fa una legge al riguardo. In Francia, invece, questo non avviene perché il suo sistema è più universalista e rifiuta il particolare, intendendo il “particolarismo” come qualcosa di negativo.

Per i francesi o più in generale per la Francia la laicità è un valore assoluto e questo principio astratto l’ha spinta ad emanare la legge che proibisce l’uso del velo integrale nei luoghi pubblici. Nel Regno Unito, invece, è possibile e consentito mostrare i propri segni distintivi e identitari anche partendo dall’abbigliamento. Questo però non vuol dire che l’Inghilterra sia più tollerante della Francia, ma che le negoziazioni avvengono in modo privato tra individui e non vengono decise in maniera centralizzata e burocratica.

Princess hijab

Le politiche attuate nei confronti del velo si ripercuotono sul modest fashion e sull’intera comunità islamica. A Parigi, una ragazza o forse un ragazzo vestita/o di nero, di cui non sappiamo il nome perché ha deciso di mantenere l’anonimato, compie azioni di guerriglia niqab. In particolare, il suo intervento consiste nel disegnare con la vernice nera un velo sui manifesti pubblicitari sessualizzati. Il suo nome d’arte è Princess Hijab e ha dichiarato che la sua guerriglia non è solo il voler mostrare le sue idee riguardo la proibizione del velo, ma è anche una denuncia ai molteplici problemi di integrazione, in questo caso in Francia ma si potrebbe estendere il concetto ad un discorso più generale.  La/lo street artist non copre solo il viso e la testa delle modelle, ma anche dei modelli e l’effetto è uno “strano” contrasto tra nudo e velo. Ad esempio, in un manifesto pubblicitario per la linea di intimo maschile di Dolce & Gabbana i modelli sono coperti in viso tranne gli occhi, mentre il corpo atletico resta in vista anche dopo l’ “intervento”.

Insomma, tutto è avvolto nel mistero non si sa bene di chi si tratti, del sesso, della religione, niente! Princess hijab, è stato/a molto schivo/a anche con i media e giornali inglesi a cui alla domanda “perché agisci?” ha risposto così:

uso il velo come sfida, mi rendo conto che molti non si sentono a loro agio di fronte alle mie opere.


FONTI

Repubblica.it

Simona Segre Renaich, un mondo di mode- il vestire globalizzato, editore Laterza, 2019