Quando tutti guardano avanti e si proiettano nel futuro, c’è ancora qualcuno che non perde di vista il passato e che ama le attese. Adora aspettare l’arrivo di un’occasione importante più che l’evento in sé. Allo stesso modo, mette da parte le tendenze del momento perché le vede in contrasto con la sua vera personalità. Questi sono i tratti essenziali della musica di GODOT., artista meneghino dall’animo vintage. Il 30 ottobre è uscito il suo nuovo singolo, La Giostra. Una storia struggente che, però, non allontana l’ascoltatore, ma gli fa da rifugio tra le sue note e parole.

Chi è GODOT.

Dietro al nome GODOT. c’è Giacomo Pratelli, un giovane cantautore nato e cresciuto vicino a Milano. A Cinisello Balsamo, per l’esattezza. Già da qui, la prima grande contraddizione. GODOT., voce emergente sul panorama del tradizionale cantautorato italiano, vive in quella che ormai è considerata “la patria della trap”. Come dice lui stesso, ecco il primo tassello del suo essere un pesce fuor d’acqua. In un mondo che corre veloce, Giacomo ha scelto come nome d’arte l’emblema dell’attesa. In un’industria musicale che tende a privilegiare elaborate produzioni e sound inediti, lui preferisce presentare canzoni che sembrano già datate, con un particolare gusto retrò.

GODOT. ricorda un po’ il classico ragazzo della porta accanto. Inizia a comporre brani per gioco ancora da adolescente. Studia canto da quando a 16 anni, ma comincia a suonare degli strumenti solo più avanti. La ragione? Due tentativi falliti con altrettante band gli danno la spinta necessaria per imparare da sé a suonare qualcosa. Il suo strumento preferito non rientra nei canoni “standard”: l’ukulele. A 20 anni decide che non se la sente ancora a iscriversi all’università e parte per un anno e mezzo in Cambogia, viaggio che lo segna profondamente e gli dà altri spunti che saranno poi essenziali alla sua ricerca musicale.

Controtempo: un progetto nuovo e tanto atteso

Fino al 2017, la musica di GODOT. è stata confinata negli spazi della sua stanza. Da quell’anno, però, la sua urgenza espressiva GODOT.valica quei limiti e segna l’inizio della sua carriera del mondo della musica. Autoproduce il suo primo EP, ME NE VADO A LONDRA. Gli permette di girare e suonare in diversi locali, accompagnato dal suo fedele ukulele. Questa prima esperienza lo porta a un desiderio più grande: comporre il suo primo album. Da qui nasce Controtempo, in uscita il 20 novembre 2020, un disco che racchiude gli ultimi tre anni del giovane artista. Durante l’ascolto, si passa dalla ballad più pura, come la stessa Controtempo e La Giostra, a sperimentazioni più ricercate, come in Bianca (e le sue sigarette). Controtempo vuole essere il canale di connessione per GODOT. tra il suo io più profondo e la gente.

Per me ‘Controtempo’ è fondamentalmente il primo, forse ancora immaturo sotto certi punti di vista, vero tentativo di fare musica per come la intendo io. Senza la necessità di guardare alle mode, al mercato, ma inseguendo il bisogno di comunicare, di potersi raccontare per ciò che si è davvero.

Nei 9 brani in esso contenuti racconta i suoi dolori, la cicatrizzazione di quelle ferite e cerca di lenire le sofferenze altrui, trovando nella musica un’amica e un mezzo per comunicare senza conoscersi.

La storia struggente di La Giostra

 In tutta la sua prima fase di ricerca musicale, è palese come GODOT. non voglia puntare sulla “novità”, nel senso più estremo del termine. Il tema del singolo che anticipa Controtempo, La Giostra, è probabilmente lo stendardo del cantautorato italiano. Un amore che finisce, il dolore che ne deriva e la consapevolezza di doverlo lasciare andare. Tuttavia, sta proprio qui lo stupore che l’artista vuole trasmettere. Una tematica imperitura che accomuna qualsiasi generazione, così come i sentimenti che vengono trattati.

“La Giostra” è un amore che muore. È il dolore per un amore non più corrisposto, o che forse non è mai stato tale. Guardarsi e non sapersi più riconoscere, essere consapevoli di aver dato tutto, averci provato con tutte le proprie forze eppure capire che ormai non c’è più niente da fare.

 È particolare il modo con cui viene raccontato questo amore impossibile, attraverso l’immagine della giostra. I due protagonisti della canzone viaggiano da soli su questo carosello che gira su se stesso a una velocità diversa rispetto al resto del mondo. Quella giostra rappresenta una dimensione solo loro, ma poiché viene a mancare il presupposto fondamentale del suo movimento, l’amore, uno dei due ex amanti è costretto a scendere.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Costello’s

CREDITS

Copertina e immagine gentilmente offerte da Costello’s