Quasi ogni giorno si parla del problema delle disparità sociali tra sessi: ai vertici gli uomini, agli ultimi posti le donne. Ma nell’arte? Qual è il ruolo femminile all’interno del mondo dell’arte? Sono tante le pittrici, scultrici e fotografe? Ecco, quindi, una lista di alcune delle personalità femminili più influenti nel panorama artistico.

A partire dal passato e nel suo evolversi nel tempo, il ruolo delle donne nell’arte è diventato sempre più preminente. Ma soprattutto è l’arte stessa a essere mutata negli ultimi anni. All’inizio di tutto ci fu Artemisia Gentileschi, pittrice italiana di scuola caravaggesca vissuta durante la prima metà del XVII, che aprì la strada a un nuovo pensiero. Non solo gli uomini potevano ricoprire il ruolo di artisti.

Le protagoniste della storia

Plinio il Vecchio, autore latino, tra i primi riferimenti di donne nell’arte riporta alcuni nomi di pittrici greche: Timarete, Kalypso, Aristarete, Iaia e Olympas. Probabilmente la componente femminile sul versante artistico è stata sempre presente. Forse le pittrici sono sempre esistite da quando esiste l’arte, ma fino al XVI secolo il loro contributo e la loro effettiva presenza documentata nella storia rimangono poco visibili, forse quasi nulle.

Tuttavia, bisogna sottolineare come nel Medioevo gli artisti, sia uomini che donne, raramente fossero menzionati personalmente. Erano considerati degli artigiani e sporadicamente firmavano le loro opere. In altri settori, però, le donne però venivano nominate. Come membri delle corporazioni miniaturistiche, illustratrici di libri o ricamatrici.  Tuttavia, quasi tutte erano normalmente suore o aristocratiche.

Dal Rinascimento all’Impressionismo le cose cominciano davvero a cambiare. Le grandi artiste, quelle che possono essere considerate a tutti gli effetti professioniste dell’arte, si sottraggono all’invisibilità. Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, la simpatica olandese Judith Leyster, Rosalba Carriera, Elizabeth Vigée Lebrun, Angelika Kauffmann, Mary Cassatt e Berthe Morisot. Sono loro a far sentire il loro ruolo.

Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, 1620, Galleria degli Uffizi, Firenze

Tre le figlie del noto pittore Orazio, Artemisia è senz’altro la più amata e conosciuta. Il suo stile si inserisce nella scuola caravaggesca per diverse caratteristiche, quali il limpido rigore del disegno ed una forte accentuazione drammatica caricata di effetti teatrali.

La sua figura contribuisce così alla diffusione del caravaggismo a Napoli, città in cui si era trasferita dal 1630. Ma Artemisia non è stata solo una semplice pittrice.

Nel 1911 infatti Artemisia subisce uno stupro da parte del pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre. La ragazza non denuncia subito l’artista, in quanto il Tassi le promette di mettere a tacere il delitto con un matrimonio riparatore: uno dei modi con cui all’epoca era possibile restituire dignità a una donna violata.

L’artista è diventata così un simbolo del femminismo internazionale, con numerose associazioni e circoli ad essa intitolate. Nel tempo contribuì all’affermazione di tale immagine la sua figura di donna impegnata: colei che persegue la propria indipendenza e la propria affermazione artistica, contro le molteplici difficoltà e pregiudizi incontrati nella sua vita travagliata.

Sofonisba Anguissola

Tra le donne nell’arte, la cremonese Sofonisba, nata dalla nobile famiglia piacentina degli Anguissola, fu una delle prime esponenti femminili della pittura europea. Anche se la sua celebrità non fu pari a quella di altre pittrici salite in seguito alla ribalta, Sofonisba rappresentò la pittura italiana rinascimentale al femminile. Partecipò, infatti, come figura di spicco alla vita artistica delle corti italiane. 

La pittrice, fino alla morte di parto della regina nell’autunno del 1568, suscitò il commento e l’interesse di molti ambasciatori accreditati presso il re e riuscì a entrare in contatto con i più grandi ritrattisti spagnoli.

Sofonisba Anguissola, storicamente, è stata la prima donna a ottenere il riconoscimento internazionale come pittore; anche se lei non è stata la prima donna a dipingere, fu la prima a sfondare in una professione dominata dagli uomini.

Rosalba Carriera

Un’altra figura di spicco è la veneziana Rosalba, pittrice e ritrattista tra le più note del Settecento. Nata a Venezia nel 1675, diede inizio alla sua professione artistica dipingendo miniature sulle tabacchiere e piccoli ritratti di graziose nobildonne. Il fatto di appartenere a una famiglia benestante le permise di studiare la musica e il ricamo, attività a cui si dedicavano la maggior parte delle sue coetanee.

Nonostante la mentalità dell’epoca ritenesse che le miniature fossero le realizzazioni pittoriche più adatte a una signora, Rosalba continuò a dipingere ritratti eleganti e delicati. Riuscì in pochi anni a conquistare le attenzioni di collezionisti d’arte, diplomatici e sovrani. Si discostò decisamente dallo stereotipo comune della donna frivola, creando un circolo a cui appartenevano tutti i personaggi più illustri dell’ambiente artistico di quel tempo.

Grazie alle sue opere raffinate e dai colori tenui, ottenne riconoscimenti e commissioni da principi e principesse, perfino dal re di Francia Luigi XV.

Berthe Morisot

Nata Bourges nel gennaio 1841, Berthe Marie Pauline Morisot è stata una pittrice impressionista francese. Nella sua vita dovette lottare contro chi trovava disdicevole per una donna la professione di pittrice. Nel 1864, l’artista inizia ad esporre i suoi dipinti nel Salon, ricevendo però tanti giudizi negativi. Era improbabile, infatti, che una donna potesse dipingere. I pregiudizi del tempo, oltre a darle difficoltà a dipingere all’aperto o in luoghi pubblici, la resero indifferente ed estranea alle questioni sociali che agitavano la vita parigina in quei decenni.

Berthe fu quindi portata a dipingere interni e scene domestiche, con donne eleganti della media e alta borghesia ritratte in casa o in giardino, in varie ore della giornata. Si sposò con Eugène Manet, fratello del suo amico e collega Édouard Manet. Gustave Geffroy, nel 1894, la descrisse come una delle tre grandi dame dell’Impressionismo, insieme a Marie Bracquemond e Mary Cassatt.

Frida Kahlo
Frida Kahlo

Tra le artiste più amate ed acclamate, Frida Kahlo occupa sicuramente il posto più importante.  Dopo un terribile incidente del 1925, il rapporto ossessivo con il suo corpo caratterizza la sua arte: crea così visioni del corpo femminile non più distorte da uno sguardo maschile. Finalmente è un’artista donna a parlare del proprio corpo.

Gli autoritratti ce la ricordano con i suoi occhi sovrastati dalle sopracciglia scure, particolarmente marcate, che si uniscono alla radice del naso come ali d’uccello.
Con queste rappresentazioni Frida infrange i tabù relativi al corpo e alla sessualità femminile. Diego Rivera, suo futuro marito, dirà di lei:

La prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assoluta ed inesorabile schiettezza, in modo spietato ma al contempo pacato, quei temi generali e particolari che riguardano esclusivamente le donne.

Gina Pane

Nata nel 1939, Gina Pane è stata un’artista francese, nata in Francia e vissuta in Italia. Fu una sperimentatrice a 360 gradi: riteneva ogni espressione artistica un mezzo per esplorare la sua dimensione interiore. Al centro della sua ricerca artistica c’è la costante indagine sulla relazione del corpo con la natura, con il mondo e con il pubblico.

Le sue opere sono una denuncia alle ingiustizie sociali causate dal militarismo e dalla condizione subalterna delle donne. Ha saputo utilizzare in modo simbolico il proprio corpo esattamente come Gesù Cristo, al di là delle verità storiche e delle credenze. Per l’artista:

Vivere il proprio corpo vuol dire allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza, sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze, della propria usura e della propria precarietà. Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi che non sono nient’altro che il riflesso dei miti creati dalla società… il corpo (la sua gestualità) è una scrittura a tutto tondo, un sistema di segni che rappresentano, che traducono la ricerca infinita dell’Altro.

Barbara Kruger

Barbara Kruger è una graphic designer e un’artista contemporanea che lavora su argomenti della vita quotidiana: dal consumismo alla definizione della bellezza da copertina. Con il suo lavoro, la Kruger riporta la capacità critica e l’attenzione di ognuno su questi temi.

La sua opera d’esordio è Your body is a battleground, realizzata per il movimento femminista che si stava sviluppando proprio durante quegli anni. Con questa realizzazione, l’artista intendeva mobilitare ancora di più le donne americane per liberarle dai tabù sessuali.

Marina Abramovic

Ritenuta tra le massime esponenti di donne nell’arte contemporanea, Marina è nata a Belgrado nel 1946. Nel 1975, dopo essersi trasferita ad Amsterdam, conosce un altro artista allora influente, Ulay, nato peraltro nel suo stesso giorno. Dopo dodici anni di relazione e di collaborazione, i due hanno deciso di interrompere il loro rapporto.

Ma essendo due artisti unici, hanno dovuto farlo in un modo altrettanto unico: una camminata lungo la Grande Muraglia Cinese. Le performance artistiche dell’artista serba fanno rumore, scandalizzano, spesso spaventano per la loro capacità di scavare negli antri più oscuri dell’io, giocando sul limite tra la vita e la morte.

Le sue opere spingono lo spettatore ad interrogarsi, a cercare negli abissi della sua anima per poi ritornare in superficie, depurato. Forse migliore. A prescindere dai giudizi, Marina Abramović ha rivoluzionato il mondo della performance art, rendendo ogni sua opera un evento da raccontare agli altri, come un’avventura.

Jenny Holzer

Nata nel 1950, è un’ artista statunitense. I punti chiave dei suoi lavori sono la distribuzione di parole e idee in spazi pubblici. Si fa portavoce di messaggi diffusi al di fuori degli spazi espositivi tradizionali, la sua ricerca è infatti elaborata attraverso testi, dapprima lapalissiani, poi sempre più complessi, narrativi e intimistici.

Questi vengono stampati su carta o stoffa (poster o T-shirt), realizzati su pannelli pubblicitari o in monumentali insegne elettroniche (LED). Vengono anche incisi su colonne o lastre di granito e completati nelle installazioni da elementi sonori. I temi maggiormente ricorrenti sono il sesso, la morte, la guerra, la religione.

Sophie Calle

Nata a Parigi nel 1953, Sophie è tra le più apprezzate artiste del XX secolo. Dopo un’adolescenza impegnata nella politica, nel 1973 decide di partire e girare il mondo. Nel 1978 fa rientro nella sua città, dove si dedicherà alla fotografia, passione nata durante il suo lungo viaggio. Le opere dell’artista interrogano il limite tra la sfera pubblica e la sfera privata, tra la figura del voyeur e quella dell’esibizionista.

Tra i temi prediletti c’è quello della sparizione delle persone e degli oggetti, di cui l’esistenza è provata dalle fotografie e dalle tracce che hanno lasciato nell’ambiente. Sophie ha sempre amato mettere in scena la propria persona, utilizzando spesso storie di vissuto personale. Se si dovesse definire con una parola, si direbbe che è un’artista provocatrice.

Cindy Sherman

Cindy Sherman

Nata nel 1954 è un’artista, fotografa e regista statunitense ed è conosciuta per i suoi autoritratti concettuali. La Sherman produce serie di opere, fotografando se stessa in una varietà di costumi (nel 2003, ad esempio, si presenta come clown).

Quando in America ci fu la contestazione femminile, l’artista fece una cosa curiosa: utilizzò lo stereotipo per eliminarlo. Sherman, infatti, si appropriò dello stereotipo maschilista della donna sensuale e lo interpretò in chiave ironica.

Francesca Woodman

Nonostante una vita molto breve (1958-1981), Francesca Woodman è stata una delle fotografe statunitensi più conosciute. Nata da un pittore e da una ceramista, i suoi lavori si concentrano sul suo corpo e su ciò che lo circondava, fino a ottenere quasi un’astrazione, come nell’opera in cui si mimetizza sollevando le braccia, con il bosco retrostante.

I critici riscontrano nelle sue immagini l’influenza del surrealismo. Da un lato, infatti, l’artista cerca di spezzare il canone delle apparenze. Dall’altro lato, l’artista non dà mai delle spiegazioni riguardanti le sue opere.

Ketty La Rocca

Nasce a La Spezia nel 1938, è stata una delle più importanti artiste italiane a misurarsi con la Body art. Poco incline all’omologazione, Ketty è una figura singolare nel panorama artistico italiano tra gli anni Sessanta e Settanta.

Passando attraverso diverse esperienze, l’artista ha operato mescolando linguaggi e codici, riferimenti colti e popolari. Le sue prime opere, infatti, possono essere inglobate all’interno della poetica del linguaggio visivo portata avanti negli anni ’60 dal Gruppo 70 a Firenze.

Ha quindi utilizzato dif4ferenti media espressivi per elaborare un linguaggio che rimane irriducibile e non definibile univocamente. Si è confrontata infatti  con le tecniche espressive più avanzate della sua epoca, quali: il videotape, l’installazione e la performance.

Infine, si è concentrata sul linguaggio del corpo e sul gesto arrivando a servirsi delle radiografie del suo cranio e della sua stessa grafia. La sua ultima ricerca, vicina all’arte concettuale, approda alle Riduzioni. In esse, le immagini vengono ricondotte, per graduale trasfigurazione, a segni astratti.

E oggi?

Alla luce di queste considerazioni, si può notare come le donne nell’arte ci siano, ed anche parecchio. Sarebbe bello, ad esempio, se venissero citate e ricordate più spesso. Ma soprattutto se ne parlassero di più le scuole.


FONTI:

libreriamo.it