Chanel è conosciuta da tutti come una delle stiliste più rivoluzionarie del Novecento: tra tutte, la sua invenzione più famosa è il tailleur. L’intenzione fu quella di disegnare una divisa perfetta per vestire le donne che, da un giorno all’altro, si trovarono a sostituire i loro mariti impiegati sul fronte. La sua creazione era studiata per soddisfare diverse esigenze: la libertà di movimento, l’eleganza e la duttilità. Chanel optò per diversi materiali, come jersey, velluto, mussola; ma uno su tutti ha segnato la storia della moda: il tweed. Il tessuto, caratterizzato da una particolare morbidezza, aveva un effetto elastico e spugnoso.

Chanel disegnò il primo modello di tailleur nel 1917, diventando uno dei simboli dell’emancipazione femminile. Dopo la chiusura dell’atelier durante la Seconda guerra mondiale, Chanel riprende la sua attività nel 1954, riproponendo ancora una volta il suo completo. A seguito di un primo periodo di insuccesso, a causa della concorrenza con i nuovi designer, il capo tornò di moda nel 1963; infatti Jacqueline Bouvier Kennedy indossava un tailleur rosa firmato Chanel il giorno dell’assassinio del marito, il presidente John Fitzgerald Kennedy. La first lady scelse di portare l’abito, ancora macchiato di sangue, anche durante il giuramento di Lyndon B. Johnson. Le sue immagini fecero il giro del mondo, venendo definito “il capo d’abbigliamento più leggendario della storia americana”. Nonostante le drammatiche circostanze, questo ha contribuito al nuovo successo del tailleur.

Negli anni Chanel perfezionò la sua tecnica, stabilendo dei parametri precisi. Il completo era composto da tre pezzi: una giacca-cardigan, una gonna ed una blusa. Chanel studiò a fondo la struttura dell’abito; infatti la giacca era foderata con lo stesso tessuto della blusa; inoltre si effettuavano delle impunture, ossia dei piccole cuciture invisibili, per non far cedere la fodera alla pesantezza del tweed. La verticalità del tessuto era mantenuta attraverso delle piccole catenelle, che assicuravano la caduta a piombo. Le proporzioni erano fisse: il busto appariva piccolo e lungo, mentre la gonna andava sempre sotto al ginocchio.

Dagli anni Sessanta, la moda divenne un mezzo d’espressione delle sottoculture giovanili e del movimento femminista, culminato con le proteste sessantottine. Mary Quant introdusse la minigonna, ispirandosi a ciò che vedeva per strada. Il nuovo modello si portava dieci centimetri sopra il ginocchio, diventando sinonimo di ribellione ed emancipazione femminile. Questa novità fece infuriare gli stilisti: era la prima volta che un fenomeno sociale dettava le tendenze del momento. Tra questi Coco Chanel, la quale si era schierata in modo netto contro la nuova minigonna, facendosi portavoce di una campagna in nome del ritorno alle gonne lunghe. La nuova invenzione di Mary Quant si scontrò anche con i suoi dogmi di stile, poiché la minigonna mostrava una delle parti più antiestetiche del corpo femminile; la stilista si espresse con chiarezza: «è terribile vedere quelle ginocchia!».

Per questo motivo i suoi tailleur venivano sempre accompagnati ad una gonna longuette, rivolgendosi ad un target di donna diverso: adulta, lavoratrice ed emancipata. A seguito della morte di Coco Chanel, nel 1971, la casa di moda lanciò la sua prima linea di prêt-à-porter. A partire dal 1982 la direzione artistica per il settore haute couture passò a Karl Lagerfeld, che avrebbe presentato la sua prima collezione l’anno successivo. La notizia creò particolare scalpore: si pensava che, avendo avuto esperienze legate solamente al mondo del prêt-à-porter, non sarebbe stato capace di integrarsi in una delle case di moda più tradizionaliste di Parigi.

Nonostante le perplessità, mai nessuna scelta fu più azzeccata: l’occhio rivoluzionario di Karl Lagerfeld si addiceva perfettamente alla strategia di rinnovamento pianificata dalla Maison Chanel. Dalle prime collezioni, il direttore artistico attuò un percorso di recupero e reinterpretazione dei punti cardine della produzione di Chanel: il tweed, i bottoni gioiello, la collana di perle, le petite robe noire e l’immancabile tailleur. Quest’ultimo venne rivoluzionato: per la prima volta, alla giacca ed alla blusa fu affiancata una minigonna. Questa scelta fu studiata a fondo dal direttore artistico; infatti, ripercorrendo la storia di Chanel, Lagerfeld evidenziò alcuni problemi, tra cui il “rifiuto dell’evoluzione”.

Alla fine degli anni Sessanta, trasformando i propri gusti personali in un intollerante e inflessibile vangelo d’eleganza fece diventare sé stessa ‘fuori moda’ agli occhi del pubblico, che aveva un’idea diversa della modernità e dell’eleganza. L’audacia e il coraggio di respingere il cambiamento furono un’espressione della sua sete di potere e di dominio nel mondo della moda.

Nonostante questo, lo stilista non mise minimamente in discussione il ruolo fondamentale che Chanel aveva ricoperto nella storia della moda. La maison era dotata di un “patrimonio spirituale” ricchissimo, ma doveva essere dotata di maggiore libertà ed elasticità. Sotto questo nuovo punto di vista, ci si poteva finalmente liberare dall’imposizione delle longuette, a favore di un nuovo stile, fresco e giovanile. In questo modo Karl Lagerfeld ha portato una ventata di aria fresca ai modelli Chanel, che stavano irrimediabilmente subendo i segni del tempo.

 

 

Fonti

Blogdimoda.com

Elle.com

D.repubblica.it

Style.corriere.it

Lofficielitalia.com

Enrica Morini, Storia della moda XVIII – XXI secolo, Skira editore, 2010.