Nelle fotografie di gruppo appare sempre in pose buffe e con un look singolare: Dirk Van Saene è uno dei designer del gruppo di Anversa meno conosciuti, in particolare in Italia, in quanto, nonostante la sua visione risulti interessante ed avanguardistica come quella dei nomi più conosciuti, Ann Demeulemeester o Dries Van Noten, ha deciso di mantenere un profilo più basso, intraprendendo un percorso artistico e imprenditoriale in Belgio. La sua non è affatto timidezza o mancanza di carisma, ma la forte necessità di liberarsi da ogni vincolo che la fama potrebbe porgli, limitandone la creatività. Nel corso della sua carriera non si è solo occupato di moda, ma si è dedicato anche all’arte, come pittore e curatore, all’editoria e alla vita accademica.

 

Nato nel 1959 a Lovanio, una cittadina a est di Bruxelles, da una famiglia di pittori, ha deciso di iscriversi all’Accademia di belle arti di Anversa dando voce alla sua più grande passione, la moda. Nel 1981 conclude i suoi studi e, senza nessun indugio, investe tutte le sue risorse nell’apertura di un negozio, “Beauties and Heroes”, ad Anversa; grazie a questo spazio aveva l’opportunità di creare, presentare e vendere i propri modelli al pubblico. La sua intraprendenza ha attirato l’attenzione di molti, tanto da vincere la seconda edizione del Golden Spindle, una competizione annuale organizzata dall’industria tessile belga per premiare i designer più meritevoli. Quello stesso anno partecipò anche un altro famosissimo studente dell’Accademia di Anversa, Martin Margiela, che però perse al confronto contro Dirk Van Saene, aggiudicandosi il secondo posto.

Tutti i traguardi raggiunti in quei pochi anni di carriera però non bastavano: il designer aveva bisogno di uscire dalla sua comfort zone e esplorare il mondo della moda al di fuori dei confini di Anversa; nel 1987 aderisce così al progetto dei suoi ex-compagni di università, che, inconsapevolmente, segneranno la storia della moda. Le creazioni di Dirk Van Saene, insieme a quelle degli altri designer di Anversa, sbarcano alla settimana della moda di Londra, conquistando la critica con la loro visione avanguardistica. Dopo questo attimo di gloria, a differenza della quasi totalità dei designer, ha deciso di tornare nella sua città d’origine, dedicandosi ad una produzione in piccola scala; ovviamente il viaggio a Londra  non è stato inutile: l’approvazione da parte della critica, sia a livello nazionale che internazionale, può risultare fondamentale, se non necessaria, per dare una direzione al designer, farlo uscire dalla propria bolla e dargli una visione oggettiva del suo progetto.

Trovare un marchio distintivo, un filo logico che colleghi tutte le sue collezioni, è impossibile: ogni stagione è un capitolo a sé, totalmente distaccato da quelli precedenti e successivi. Passa con estrema disinvoltura dall’estetica classica, a quella minimale, fino ad arrivare a creazioni sovversive, caotiche, dall’ispirazione punk-rock. Mettendo a confronto le diverse collezioni, il contrasto è evidente: Black Sissi, Fall-Winter 98/99, presentate da una serie di manichini neri al posto delle modelle, è composta da sobri capi in maglia, dalle tonalità neutre e dai tagli dritti; nella stagione successiva, tutto cambia: colori accesi, stampe, rose tridimensionali imbottite che rendono ironica e giocosa tutta la collezione.

Ammettiamolo. Lo scopo principale di presentare una collezione in passerella è quello di entusiasmare la stampa, così ne scrivono e ne pubblicano le fotografie.

Infatti, questo comportamento incoerente risulta particolarmente interessante al pubblico, che viene sorpreso ogni stagione da qualcosa di totalmente inaspettato e fuori dagli schemi; d’altra parte, questo meccanismo non ha permesso al brand di poter creare un seguito fedele, che stagione dopo stagione si rispecchia nelle creazioni di Dirk Van Saene. Ciò che lo distingue, oltre a questo approccio quasi schizofrenico alla moda, è l’attenzione all’artigianalità, che mette puntualmente alla prova con le sue idee sfrenate. Lo stesso Bill Cunningham, famoso fotografo di moda, ha colto esattamente l’essenza della sua maestria artigianale, commentando così la collezione estiva del 1991:

Gli abiti di Dirk Van Saene sono caratterizzati da una dolcezza gentile, come il bucato steso in un cortile svizzero, un prato alpino visto in lontananza.

La sua piccola produzione di capi di moda, disponibile solo in selezionatissimi store di tutto il mondo, gli permette di potersi dedicare anche ad altri progetti: nel 2001 ha curato il primo numero di «N°A Magazine», la rivista di moda di Anversa, che ha raggiunto una fama internazionale; ha curato la mostra sulla produzione di Coco Chanel, tenuta lo stesso anno, ed ha partecipato all’esposizione dedicata a Rik Wounters con un tappeto in lana realizzato interamente da lui.

Ad oggi, oltre a disegnare le sue collezioni, gestisce la boutique del compagno Walter Van Beirendonck e insegna fashion design all’Accademia di Belle Arti di Anversa, tornando alle sue origini, ma in veste di professore.

 

 


FONTI

Grailed.com 

Wikipedia.org 

Dirkvansaene.com 

Dekonstruktivisme.tumblr.com 

Hintmag.com

Antwerpsix.blogspot.com 

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