Timore e paura sono emozioni e reazioni chimico-neuronali che fanno parte del nostro corredo genetico umano, modellato ai fini della sopravvivenza. Sono quindi elementi positivi, come il dolore o l’ansia, che funzionano da fattori reattivi nel nostro organismo dentro i limiti di un contesto di pericolo o minaccia alla nostra esistenza. Quando però la paura supera i limiti e sfocia in una reazione immotivata o irrazionale verso qualcosa da cui vogliamo fuggire siamo di fronte alla patologia di una fobia.

Le fobie, infatti, consistono in paure intense e persistenti di repulsione per certe situazioni, oggetti o animali provate da un soggetto che non si trova in una reale condizione di pericolo ma che viene percepita come tale e innesca reazioni in modo incontrollato. I fattori che determinano l’instaurarsi di una fobia possono essere di natura interna come la predisposizione ereditaria o il disagio esistenziale, oppure esterni dovuti ad eventi traumatici avvenuti soprattutto nell’infanzia ma anche in età adulta. L’interazione di questi fattori scatenanti può determinare l’insorgere di sintomi come l’angoscia e manifestazioni associate al panico come ansia, paura di essere minacciati, affanno, ritmi cardiaci alterati e difficoltà comunicative.

Tutti possiamo avere una paura irrazionale che tuttavia cerchiamo di tenere sotto il nostro controllo. Spesso sono paure comuni come quella dei topi o di insetti o ragni, di oggetti come aghi o coltelli ma anche di stare in luoghi chiusi, all’aperto tra la gente o ad altitudini anche limitate come su una scala. In alcune persone invece le reazioni sono così gravi e intense da provocare terribili ansie e condizionare la vita di tutti i giorni. In questi casi la fobia diventa quindi una patologia insostenibile da sottoporre a terapie farmacologiche o psicologiche

Esistono una grande quantità di tipologie di fobie, alcune molto comuni ma altre particolarmente strane e bizzarre come, per esempio, la koumpounophobia, ovvero la fobia dei bottoni. La parola composta richiama dal Greco il significato dei termini koumpouno, i fagioli che venivano usati dagli antichi greci come bottoni per le vesti e phobia la paura, il panico.

Le reazioni di chi soffre alla vista o al tatto dei bottoni possono quindi rendere la vita particolarmente difficile. Nei casi più accentuati infatti le persone non possono indossare abiti con bottoni e spesso provano ansia e disagio nello stare vicino alla gente che li indossa. Azioni semplici come abbottonarsi una camicia o un cappotto possono risultare particolarmente complesse a causa del fastidio che spesso si tramuta in terrore, nausea, panico e persino in azioni compulsive come la necessità di lavarsi le mani all’idea di sporco e malattie, suscitata dal tocco o dalla vista dei bottoni.

Bottoni di metallo o plastica, che sembra siano quelli che producono maggiore terrore, con tre, quattro o due buchi, colorati, dorati o in argento, diventano oggetti di un rifiuto ossessivo. In alcune persone questa fobia si estende anche a manufatti similari al bottone come i tasti di un computer o i pulsanti degli ascensori, quelli di un joystick o di una console di un videogioco.

Emblematico è il caso di koumpounophobia associato a Steve Jobs, fondatore della Apple, che probabilmente soffriva di questa strana fobia. Le innovazioni tecnologiche che portano la sua firma rivelano la sua idiosincrasia per i bottoni delle tastiere dei PC e la sua determinazione nel volerli sostituire con i display touchscreen. Una tesi rafforzata anche dal suo look immancabilmente privo di bottoni sui suoi abiti e dalla decisione di eliminare i pulsanti dagli ascensori nei suoi Apple stores. Dal suo genio e forse dalla sua presunta fobia sono stati creati prodotti come l’iPod, l’iPhone e l’iPad che hanno rivoluzionato e semplificato la nostra vita con una tecnologia informatica senza tastiere e pulsanti.

Ma quali sono le ragioni psicologiche più profonde che possono indurre a questa fobia? Di fatto non esiste una spiegazione univoca ma una serie di fattori scatenanti che possono essere associati ad una eccessiva tendenza al controllo e al voler dominare gli eventi della vita e dei rapporti interpersonali. In questi casi, il soggetto, pur non avendo subito eventi traumatici relativi all’oggetto in sé, può averlo inconsciamente scelto come simbolo negativo su ci riversare le sue angosce latenti.

I

l tema della paura dei bottoni è stato ripreso anche dallo scrittore Neil Gaiman, creatore del romanzo horror fantasy per ragazzi e del successivo film d’animazione Coraline. La storia intrisa di suspense narrativa racconta l’inquietante avventura di una dodicenne che arrivata in una nuova casa scopre una “porta magica” che conduce in un mondo parallelo abitato da “genitori alternativi”, apparentemente più amorevoli e disponibili. L’elemento dissonante e angosciante dei nuovi genitori, con cui Coraline si deve confrontare, è quello di avere due bottoni neri cuciti al posto degli occhi; quando cercheranno di farli cucire anche a lei verranno a galla le loro malvagie intenzioni.

Insomma un ottimo spunto per creare, soprattutto nei bambini, un potenziale trauma scatenante di koumpounophobia.

FONTI:

Gianluca Bavagnoli, Il grande libro illustrato delle fobie, Baldini & Castoldi, Milano, 2017.

Neil Gaiman, Coraline, trad. M. Bartocci, Mondadori, Milano, 2004.

spectator.co.uk

youtu.be