La dipendenza è una condizione naturale dell’essere umano: i bambini sono dipendenti dagli adulti perché questo legame ha la funzione evolutiva di fargli acquisire competenze per poter stare al mondo; gli adulti a loro volta non possono pensare di prescindere da legami affettivi in cui si crei una sana dipendenza, per poter fronteggiare lo stress e sperimentare stati di benessere. E’ per questo che in ambito accademico c’è un sostanziale accordo nel ritenere che tra i sistemi motivazionali presenti nell’essere umano c’è quello di attaccamento (cioè una predisposizione naturale a ricercare legami speciali in cui ricevere cura) e quello di accudimento (cioè una predisposizione naturale ad aiutare gli altri).

Accanto a forme di dipendenza sana però, esistono forme di dipendenza patologica, tanto nelle relazioni quanto nell’uso di sostanze e, più in generale, rispetto a qualsiasi comportamento che viene considerato in grado di produrre una qualche forma di ricompensa gratificante, come, ad esempio, sperimentare un senso di controllo, provare piacere, alleviare un disagio. La dipendenza è patologica quando la gratificazione che produce è presente in modo significativo solo nelle prime fasi della stessa, e lascia progressivamente il posto alla compulsione incontrollabile a ripetere il comportamento dipendente, a un senso di enorme disagio nei momenti di astinenza, e alla conseguente rinuncia alla coltivazione di interessi, relazioni, compiti relativi alla propria fase di vita.

Rispetto al fenomeno di certo non recente delle dipendenze, l’avvento di Internet ha generato delle nuove forme, in parte originali (si pensi alla dipendenza da social), in parte replica online con alcuni upgrade, di dipendenze pre-esistenti (esistevano già la dipendenza da gioco d’azzardo e da sesso, ora esistono le dipendenze da scommesse online e da cyber-sex). Oggi le dipendenze da internet sono considerate qualsiasi comportamento compulsivo (quindi ripetitivo e incontrollabile) che implichi lo stare in rete una quantità enorme di tempo in cerca di gratificazione e che è effettuato attraverso un qualsiasi mezzo di accesso a internet: tablet, smartphone, smartwatch, consolle per videogiochi, computer.

Il primo a parlare di Internet Addiction sembra sia stato lo psichiatra Ivan Goldberg nel 1995, quando ancora non esistevano smartphone e social media.  Spesso la gratificazione provata online somiglia a un senso di onnipotenza, e la mole di input visivi e sonori portano a un forte senso di eccitazione; tutto ciò è inoltre facilmente accessibile, perché ormai chiunque ha almeno un dispositivo dal quale accedere online, e sembra dare l’illusione di poter facilmente controllare (sicuramente più di quanto non si sperimenti nella quotidianità) tanto sé stessi, che gli altri. Oltre a compromettere il normale funzionamento sociale, come tutte le dipendenze, anche questa provoca sintomi di astinenza gravi: un forte senso di irrequietezza e difficoltà a stare fermi, elevati livelli di ansia, tristezza, frustrazione. Molto spesso la persona dipendente è consapevole del problema e delle sue nefaste conseguenze, ma comunque non riesce ad opporre resistenza alla dipendenza stessa.

Si pensa che l’internet addiction possa colpire a tutte le età, come una delle tante reazioni patologiche che sono possibili a seguito di un evento traumatico o di un qualche tipo di grossa difficoltà che il soggetto si trova a dover affrontare: difficoltà economiche o lavorative, separazioni, lutti, problemi scolastici, bullismo… se come conseguenza di ciò si sviluppa a un livello più o meno consapevole la convinzione che il mondo sia troppo minaccioso e non si abbiano le risorse per affrontare le sfide della vita, Internet diventa il rifugio dove sentirsi al sicuro dagli attacchi e in grado di controllare il corso degli eventi; in questi casi quindi Internet diventa una sorta di automedicamento patologico. Naturalmente internet stesso può essere fonte di trauma: si pensi al cyber-bullismo, alle molestie e al ricatto sessuale online.

Sembra che le dipendenze da internet possano essere suddivise in diverse grandi categorie: la net compulsion riguarda il gioco patologico online (gambling) ma anche lo shopping. Soprattutto le scommesse online hanno una mole di traffico impressionante dovuta in primis alla facilità di accesso a tanti siti dedicati e in secondo luogo alla velocità con cui è possibile scommettere.

La nomofobia (da no-mobile) riguarda invece il disagio emotivo connesso al fatto di non poter accedere ai contenuti online con il proprio smartphone, la si riconosce dalla necessità di avere lo smartphone sempre con se, di controllarlo continuamente, dallo stare male se è scarico o non prende e altri simili comportamenti indicativi dell’incapacità di farne a meno. Un’ulteriore compulsione sembra essere l’information overload, ossia la smania di ricercare continuamente e senza controllo informazioni online.

Tra le dipendenze online più comuni c’è sicuramente la dipendenza da cyber-sex, che possiamo sommariamente suddividere tra porno-dipendenza e frequentazione compulsiva di chat erotiche. Le persone con porno-dipendenza navigano soprattutto per visionare materiale pornografico in modo passivo e in ciò trovano una fonte di gratificazione, non ricercano cioè l’interazione, al contrario dei frequentatori di chat erotiche che oltre al contatto tramite scrittura possono fare sesso virtuale utilizzando microfono e web-cam. Tali contesti sembrano particolarmente apprezzati in virtù del fatto che l’anonimato (percepito) può rendere disinibiti in modi nei quali non si ritiene legittimati ad essere al di fuori del gioco erotico online. Sembra che la frequentazione passiva di siti porno sia preferita dagli uomini, mentre le donne sono più orientate verso le chat virtuali.

Gli adolescenti possono facilmente soffrire di una delle forme di dipendenza da internet appena illustrate, per quanto il gaming e la dipendenza da social network siano forse i fenomeni più rappresentativi del disagio giovanile.


FONTI

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Montano A., Valzania A. (2018), Dipendenze da Internet, Roma, Istituto A.T. Beck

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Rafla, M., Carson, N. J., & DeJong, S. M. (2014). Adolescents and the Internet: whatmental health clinicians need to know, Current psychiatry reports, 16(9), 472.