Dopo anni di “monopolio” della moka, a guidare il consumo del caffè in casa o negli uffici pubblici sono oggi le capsule. Secondo i dati di Life Pla4coffee – progetto europeo che mira alla sostituzione delle vecchie cialde da caffè con un nuovo modello di facile smaltimento – sono circa 10 miliardi quelle vendute ogni anno nel mondo e la loro diffusione sembra in continua ascesa. Ad esempio, in Europa la vendita delle macchine a capsula ha superato quella delle macchine espresso con caffè macinato (solo che in Gran Bretagna il mercato del caffè in capsule vale 112 milioni di sterline all’anno e si stima che entro il 2020 la vendita delle capsule di caffè sarà tre volte quella del tè). Secondo le statistiche, sono più di 2 miliardi le tazze di caffè bevute ogni giorno nel mondo, e una buona parte di esse produce rifiuti non riciclabili. Negli Stati Uniti, circa il 13% della popolazione consuma ogni giorno una tazzina di caffè prodotto da una macchina a capsule.
Vi è, tuttavia, il problema dello smaltimento: il caffè in capsule, infatti, è difficile da riciclare e rappresenta un grave danno per l’ambiente specialmente per via del suo imballaggio. L’elevato numero di capsule vendute ha già generato 120 mila tonnellate di rifiuti, di cui 70 mila nella sola Europa (e 12 mila in Italia).

Un prodotto difficile da riciclare
Le capsule di caffè non sono considerate imballaggi, per cui non sono destinate alla raccolta differenziata, bensì vengono gettate tra i rifiuti indifferenziati. Sono, infatti, difficili da riciclare perché fatte con una miscela di plastica e alluminio, a cui si vanno ad aggiungere i sedimenti organici di caffè che, a contatto con questa miscela, rende ostico lo smaltimento alla maggior parte degli impianti di riciclaggio più comuni. Di conseguenza finiscono nelle discariche e negli inceneritori, creando un impatto non del tutto positivo sull’ambiente.

Ma sono davvero così nocive per l’ambiente?
Per giudicare i costi ambientali del caffè in capsule bisognerebbe prendere in considerazione l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla coltivazione allo smaltimento. E anche se è vero che le capsule non sono facilmente smaltibili con metodi standard, non è vero che dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica e dei consumi abbiano maggiore impatto sull’ambiente rispetto ai competitor.
Ad esempio, le macchine espresso che vanno a capsule e cialde sono in grado di spegnersi quando non in uso e hanno un basso consumo energetico, soprattutto rispetto a macchine per il caffè americano, che invece spesso rimangono attive per ore. Inoltre, come ben sappiamo, le capsule sono monodose e usano solo la quantità di caffè e acqua necessarie per preparare una tazzina di caffè, di conseguenza sprecano meno rispetto alla concorrenza. Anzi, le capsule sono così efficienti che agricoltori e torrefattori stanno dando la colpa del calo della domanda di caffè proprio alle capsule.

Oltretutto, il caffè più ecologico in assoluto sarebbe quello solubile istantaneo, e non, dunque, quello espresso.
Questo, tuttavia, non significa che sia un prodotto positivo: il suo smaltimento è sicuramente una questione delicata e si sta perciò cercando di incentivare i consumatori a limitarne l’utilizzo. Un esempio è la città di Amburgo. Qui il Comune, a partire da questo gennaio, ha vietato una lista di prodotti inquinanti dagli edifici dell’amministrazione; tra questi ci sono le capsule del caffè (pari a circa un ottavo dei caffè venduti nel Paese), le bottiglie e tutti i contenitori di plastica. I divieti sono contenuti nella “Guida per l’approvvigionamento verde”, un documento di 150 pagine dove sono indicati ai cittadini gli standard ambientali da adottare anche negli acquisti: gli utenti sono invitati a verificare se nell’acquistare un bene o un servizio può essere limitato l’impatto sull’ambiente.

L’“alternativa” eco-friendly
Sul mercato, comunque, esistono capsule che rispettano l’ambiente. Ad esempio Caffè Vergnano è stata la prima azienda italiana a produrre delle capsule caffè compostabili, ossia biodegradabili al 100%. Significa che, dopo aver utilizzato la capsula, è possibile gettare la stessa nel sacchetto dell’umido, senza dover separare l’involucro dal caffè e senza preoccuparsi delle conseguenze per l’ecosistema: un’opportunità realmente concreta per ridurre l’inquinamento del nostro pianeta. Anche grazie all’uso delle capsule caffè compostabili, la sensibilità verso le tematiche green è in aumento costante, e molte persone decidono di acquistare quotidianamente le capsule caffè biodegradabil: nel 2017 la torrefazione piemontese ha venduto circa 60 milioni di capsule bio. Queste ultime sono infatti diventate un progetto di tutela dell’ambiente e, a conferma di ciò, hanno ricevuto anche la certificazione Vinçotte, che le qualifica come prodotti totalmente biodegradabili e compostabili (da gettare rigorosamente nel sacchetto dell’umido).
Seguendo l’esempio di Caffè Vergano anche la Nespresso sta ”creando” capsule biodegradabili che saranno messe in commercio entro il 2020.