È possibile un’aviazione verde?

Il settore dell’aviazione, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, è responsabile del 3,8% delle emissioni inquinanti all’interno dell’Unione Europea, le quali nel corso degli ultimi venti anni sono aumentate del 130%. Non c’è quindi da stupirsi se il trasporto aereo è protagonista delle misure che si vogliono imporre ai settori maggiormente contaminanti per accelerare l’adozione di iniziative più sostenibili.

Fit for 55, pronti al 55%

Il piano Fit for 55 punta a ridurre le emissioni di tutta l’UE del 55% entro il 2030 e a renderla climaticamente neutra entro il 2050. I paesi membri sono all’opera per lavorare a una nuova legislazione, infatti il pacchetto “Pronti al 55%” è un insieme di proposte volte a rivedere le normative europee affinché siano in linea con gli obiettivi climatici concordati dal Consiglio e dal Parlamento Europeo: raggiungere un livello minore rispetto a quello attuale di emissioni nette di gas a effetto serra pari ad almeno il 55% entro il 2030.

Gli obiettivi del pacchetto sono tre: garantire una transizione giusta e socialmente equa, sostenere la posizione leader dell’UE nella lotta globale contro i cambiamenti climatici, mantenere e rafforzare l’innovazione e la competitività dell’industria dell’UE assicurando nel contempo parità di condizioni rispetto agli operatori economici dei paesi terzi.

EU ETS: il sistema di scambi di quote di emissione

Lo strumento principale dell’Unione Europea per far fronte alla riduzione delle emissioni è il sistema di scambi di quote di emissione (EU ETS), ovvero un sistema di limitazione e scambio di quote per le industrie che emettono più anidride carbonica, come l’aviazione, e che quindi devono pagare per il loro inquinamento. Tale sistema venne introdotto nel 2005 e da allora le emissioni dell’UE sono diminuite del 41%.

Nel 2022 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno avviato il processo di revisione del sistema di quote di emissione applicabili al settore del trasporto aereo, terminato formalmente nell’aprile 2023.

La proposta europea ReFuelEU Aviation

L’obiettivo principale della proposta ReFuelEU Aviation è la riduzione dell’impronta ambientale e la conseguente contribuzione al raggiungimento degli obiettivi del 2030, volta a decarbonizzare il settore dell’aviazione e a creare condizioni di parità tra domanda e offerta di carburante in tutto il mercato dell’Unione per un trasporto aereo sostenibile, attraverso la creazione di un Fondo per l’aviazione sostenibile, per sostenere anche gli investimenti produttivi. Gli aeroporti saranno inoltre obbligati ad agevolare l’accesso dei vettori a carburanti contenenti quote di SAF, carburanti sostenibili per l’aviazione, e a fornire l’infrastruttura necessaria per la consegna, lo stoccaggio e la ricarica di tali carburanti.

Ma come è possibile modificare un settore così impattante e al tempo stesso così necessario in un mondo sempre più globalizzato e conness0, in cui gli spostamenti sono fondamentali?

Carburanti sostenibili per l’aviazione

Gli elementi chiave nel processo di decarbonizzazione a medio e lungo termine sono i combustili sostenibili che però al momento presentano prezzi superiori e offerta troppo ridotta rispetto al tradizionale carburante fossile, situazione che ne pregiudica lo sviluppo.

La proposta della Commissione nell’iniziativa ReFuelEu Aviation pone l’obbligo di una quota minima e crescente di carburanti sostenibili per l’aviazione a partire dal 2025 (dal 6% in questo anno fino all’85% nel 2050) e la fissazione di un periodo transitorio necessario affinchè i fornitori di carburante aereo possano effettuare l’adeguata miscelazione, al fine di facilitare la riorganizzazione della filiera.

Che cosa sono i SAF?

SAF è la sigla che sta per Sustainable Aviation Fuels (carburanti per l’aviazione sostenibile) che sono prodotti a partire da fonti non fossili che presentano caratteristiche chimiche e fisiche pressoché uguali a quelle dei combustibili tradizionalmente usati e che quindi possono sostituire il cherosene, componente del carburante fossile. Le materie prime possono essere oli usati (UCO), grassi animali, così come oli da colture in terreni marginali, rifiuti urbani e residui agroalimentari o agroforestali.

Il loro utilizzo permette di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di polveri sottili sull’intero ciclo di vita, ovvero dalla produzione alla combustione del carburante. Offrono lo stesso livello di sicurezza e affidabilità del cherosene e possono essere impiegati senza che siano necessarie modifiche ai motori, agli aerei, alle infrastrutture logistiche e di stoccaggio.

La sostenibilità dei SAF sta nella sua produzione che permette di avvalersi interamente di materie rinnovabili e contribuisce a evitare l’esaurimento delle risorse naturali. L’International Air Transport Association (IATA) ha dettato delle linee guida riguardo la produzione dei SAF che deve anche ridurre l’utilizzo d’acqua, limitare l’impiego di pesticidi e fertilizzanti, non utilizzare terreni destinati alle filiere alimentari e dei mangimi animali ed evitare il ricorso ad attività di deforestazione.

Gli ostacoli dei SAF

I motori degli aerei sarebbero già in grado di funzionare regolarmente con una miscela di SAF fino al 50% ma tale quota è irrealistica al momento a causa degli spropositati costi di produzione, che ne rendono proibitiva la produzione su larga scala. Per raggiungere questa percentuale sarebbero necessari massicci investimenti, considerando che i carburanti SAF attualmente rappresentano solo lo 0,01% del carburante totale utilizzato a livello globale. Inoltre, l’offerta di SAF rimane molto limitata, nonostante nel 2021 fossero disponibili 121 milioni di litri che sono stati interamente acquistati. Oltre al costo di produzione il secondo ostacolo è la scarsa reperibilità rispetto al jet fuel tradizionale.

Gran parte delle compagnie aeree ha implementato o sta elaborando ambiziosi piani per iniziare la transizione verso i combustibili sostenibili e conseguire il target delle net-zero carbon emission entro il 2050, come dimostrano i dati della IATA: il 65% della mitigazione necessaria sarebbe dovuta all’uso di SAF e 17 miliardi di dollari è la cifra dei contratti già sottoscritti dai vettori per il loro acquisto.

Le assemblee di Alliance for Zero Emission Aviation (AZEA)

Per affrontare la sfida dei SAF e superare gli ostacoli imposti dalle attuali condizioni di mercato, la Commissione Europea ha creato l’Alliance for Zero Emission Aviation (AZEA) alla quale aderiscono settantaquattro tra vettori, gestori aeroportuali, fornitori di energia e autorità di regolamentazione, annunciati il 26 settembre 2022. I membri si sono già riuniti in due assemblee generali, rispettivamente il 14 novembre 2022 e il 19 giugno 2023.

L’alleanza è un ulteriore strumento dell’Unione Europea per il raggiungimento degli obiettivi climatici preposti, nel quale gli addetti ai lavori hanno la possibilità di cooperare per affrontare gli aspetti della decarbonizzazione legati ai requisiti infrastrutturali per gli aeromobili a idrogeno ed elettrici e all’approvvigionamento di carburanti sostenibili.

Si tratta di un’iniziativa volontaria di partner pubblici e privati che condividono l’obiettivo di preparare l’entrata in servizio commerciale di velivoli elettrici e a idrogeno e aerei a emissioni zero. I membri dell’Alleanza sono tutti operatori dell’industria aeronautica e della comunità dell’aviazione in senso lato, come i produttori di energia e qualsiasi altro attore rilevante, tra cui anche piccole start-up che lavorano a soluzioni di trasporto aereo neutrali dal punto di vista climatico.

 

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