Un libro è una storia. Una storia che permette di vivere avventure in mondi lontani, che rende partecipi di amori struggenti, che coinvolge nelle indagini per la risoluzione di casi misteriosi. Una storia per evadere dalla realtà. O per reinterpretarla. Ci sono casi in cui una storia diventa uno strumento per dare un significato alla propria esperienza; in alcuni di questi, il libro può incidere sulla vita di chi lo legge più di quanto ci si potrebbe mai immaginare.

È questo il principio su cui si basa la libroterapia, il cui obiettivo primario è appunto aiutare chi vi si rivolge a ridare un significato al proprio presente o a costruirne uno per il proprio futuro.

Un caso in cui la libroterapia si rivela di grande aiuto è quello degli adolescenti, per i quali il libro assume il ruolo di terminale per l’orientamento nel mondo. Nella società contemporanea, le possibilità legate al futuro sono moltissime, ma il supporto di genitori e insegnanti nel momento della scelta non è sufficiente, e il legame alla tradizione di famiglia – che in passato, viceversa, molte volte imponeva una scelta obbligata – sempre minore. Diminuiscono le strade maestre e aumentano i bivi: i ragazzi si trovano a dover compiere un numero maggiore di scelte; scelte che non è nemmeno possibile prevedere dove condurranno, con il risultato che spesso vengono operate prefigurandosi un preciso evento, non in base alle proprie naturali predisposizioni. Nel tentativo di posizionarsi nel mondo, gli adolescenti si chiedono di continuo se stanno facendo la scelta giusta, e i libri possono aiutarli a orientarsi. Soprattutto facendo in modo che conoscano meglio se stessi e conferendogli la capacità di esprimere a parole i propri pensieri e i propri sentimenti, concetto che appare banale, ma si pensi a come può fare la differenza sapersi esprimere, per esempio durante un colloquio di lavoro, o in situazioni di difficoltà. Si presti attenzione al fatto che la povertà lessicale è un predittore di rischio – se non si è in grado di esprimersi a parole, spesso si procede con i fatti, magari sbagliando, anche in senso tragico. Se non si leggono storie, si hanno problemi a raccontare la propria, e il bisogno primario dell’uomo è definire chi realmente sia.

Un altro caso in cui la libroterapia si rivela un supporto è quello dei pazienti terminali. Il riconoscimento della malattia porta con sé la perdita assoluta di ogni certezza, finché il paziente non si riconosce nemmeno come persona, ma solo come corpo malato da curare; la componente sociale e mentale del benessere passa in secondo piano o viene del tutto trascurata, anche la progettualità viene meno. In casi di questo tipo, un libro che racconti la storia che si sta vivendo è in grado di riportare il paziente a vedere la persona oltre la malattia, dimostra che si può parlare della situazione di cui si sta facendo esperienza, che si può comunicare e che comunque ci si può relazionare con l’altro.

Si legge per svago, per approfondire tematiche che stanno a cuore, per immedesimarsi in altri. Ma i libri possono essere anche una risorsa per problematiche che sembrano insormontabili. Perché spingono a trovare (o ritrovare) se stessi, permettono di conoscere il mondo, inducono al confronto con altre realtà, in cui il lettore rivede la propria esperienza e ha modo di raccontare una parte di sé. E così aiutano a trovare un significato a un presente o un futuro che possono sembrarne privi.


FONTI
Bindi, Galli Laforest, Laffi, Mazzocco, La lettura come strumento di benessere, Tempo di libri, Milano, 23/04/2017 
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