L’indipendentismo corso, nonostante se ne parli poco, ha in realtà radici lontane nel tempo; infatti, questo movimento di importanza cruciale nella storia politica e sociale dell’isola, risale alla seconda metà del 1700. Tuttavia, l’argomento non viene particolarmente seguito e diffuso dai mezzi di stampa nazionali e stranieri, relegando di fatto l’intera faccenda in posizione secondaria.

Come altri movimenti autonomisti europei, anche la corrente corsa è tristemente nota per i numerosi episodi di violenza che hanno accompagnato da sempre la lotta verso l’indipendenza; importanti sono però gli sviluppi politici degli ultimi anni, che hanno permesso di giungere ad una significativa inversione di tendenza.

Alle elezioni regionali francesi del dicembre 2015 i partiti nazionalisti “Corsica Libera” e “Femu a Corsica”, distinti per l’approccio diversamente calibrato alla comune causa (radicale il primo, moderato il secondo), si sono presentati agli elettori nella medesima lista, ottenendo un importante sostegno politico che ha portato tali espressioni partitiche l’ingresso all’interno delle istituzioni.

Altra data importante nella recente storia politica isolana si afferma nel maggio 2016, momento in cui il Fronte di Liberazione Nazionale Corso depone le armi e dichiara archiviata la violenza armata. L’indipendentismo abbandona quindi i tradizionali metodi della guerriglia, in favore della competizione democratica.

Le recenti elezioni regionali del 2017 hanno nuovamente affermato questa svolta, permettendo alla coalizione autonomista/indipendentista “Pe’ a Corsica” di vincere con il 56,5% dei voti.

La sfida politica gioca adesso su fronti diversi dal passato, in quanto viene abbandonata la linea indipendentista pura in favore della “via ad una maggiore autonomia”. Accanto a questo, la coalizione punta a perseguire specifici obiettivi giudicati fondamentali, come ad esempio l’ufficialità della lingua corsa ed il riconoscimento dello status di residente corso per opporsi alla compravendita di terreni sull’isola ed evitare speculazioni immobiliari.

Il nuovo approccio istituzionale all’interno dello stato di diritto ha portato a sviluppi incredibilmente favorevoli per i nazionalisti, i quali si fanno strada all’interno della politica ottenendo indiscutibili successi.

Per quanto riguarda l’indipendenza concreta della Corsica, ci si è interrogati sull’effettivo sostegno che questa causa potrebbe ricevere oggi: stando alle opinioni più accreditate, benché non siano stati condotti studi o sondaggi specifici, si stima che concretamente solo una minoranza della popolazione si schiererebbe a favore di questo cammino.

L’attenzione si è quindi spostata verso l’ottenimento di uno statuto di autonomia regionale, assetto organizzativo già in uso in Francia nei confronti delle Collettività d’Oltremare. Per legittimarne l’impiego in Corsica occorrerebbe una revisione Costituzionale.

Quanto alla percezione della vittoria nazionalista a Parigi, questa non sembra essere percepita come una concreta domanda di decentralizzazione; constatato il risultato storico della vittoria nazionalista ed il programma elettorale portato avanti, la Francia non ha peraltro nessun obbligo relativo all’attivazione di qualsiasi procedura di autonomia per la Corsica.

La Corsica oggi richiede quindi maggiori competenze per le questioni locali, sulla falsariga delle regioni a statuto speciale italiane. Quanto alla questione costituzionale, appare prematuro oggi attribuire a questa giovane amministrazione nazionalistica il compito di procedere alla revisione costituzionale, senza garanzie di riuscita. Si tratterà piuttosto di un cammino dall’orizzonte a medio-lungo termine, che richiederà fondamenta solide in tutti gli aspetti sociali, economici e politici.

 

 

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