Scritti da Viaggio e per la Buonanotte è l’esordio di un giovane napoletano studente a Roma, Antonio Spasiano. L’opera, auto-pubblicata con ilmiolibro.it, è una raccolta di racconti divisa in tre sezioni, dove le prime due ricalcano le due parti del titolo e la terza è il Risveglio dopo il sonno. Una costellazione di testi brevissimi, non più di tre o quattro pagine, compone un piccolo e personale caleidoscopio, tramite il quale guardare il mondo assieme ad Antonio e al suo protagonista, un po’ suo alter ego, un po’ no. Nella prima sezione, Buon Viaggio, incontriamo questo protagonista ed ascoltiamo il suo racconto della modernità e della complessa società che lo -ci- circonda. Questo primo gruppo di racconti, di osservazioni, è la pars destruens della raccolta. Un po’ alla volta il protagonista si chiude su se stesso e condanna il mondo che lo circonda, senza possibilità d’appello. La seconda parte, Buonanotte, completa e porta all’estremo la prima sezione. Il protagonista dorme e sogna, viviamo una folle ridda di visioni e divagazioni oniriche, dove l’identità del personaggio scompare e si annulla. Risveglio riporta lui e noi al mondo, alla dicotomia fra realtà esterna e verità interiore e ri-trasforma il personaggio nel protagonista, sempre più autore dell’opera stessa.

Non è stata solo una scelta di colore quella di definire la raccolta un caleidoscopio. Il gran numero di testi ci offre altrettanti spunti per guardare le cose intorno a noi, le più piccole e trascurate o le più importanti e alte. Non c’è un racconto simile all’altro: cambiano i generi e i modi, passiamo dalla lettera all’allegoria, al surreale. Il tutto senza la minima preoccupazione di confondere il lettore, che solo alla fine, ricomponendo il tutto, capisce appieno cosa gli ha voluto dire Antonio Spasiano. La scrittura è cangiante e giovanile, piena di impeto e con qualche rimasuglio barocco che le dà fascino in più. Ma che piaccia o meno non si può non notare come scrivere venga ad Antonio naturale quanto respirare. Non ne facciamo un discorso qualitativo: scrivere è la cosa più normale possibile per l’autore, senza trascurarne l’impegno. Annotare, raccontare e testimoniare, sono tutte seconde pelli che mostra di continuo. Scrive senza paura o timore, che invece sorgono quando posa la penna e riflette, come testimoniano i pensieri subito impressi su carta. Ma l’atto scrittorio risana le turbe dell’animo ogni volta, fedele amico.

E vogliamo tornare sulla paura e il timore. Nel titolo dell’articolo manca il riferimento all’opera, ma si centra il punto sull’autore. Questo perché ciò che più salta all’occhio è una qualità prima di Antonio, e poi della raccolta. L’assenza di paura nel dire ciò che sente, di timore reverenziale, di freni. Antonio non ha nessuna paura a saltare una virgola, a mettere il romanesco o il napoletano accanto a citazioni alte, a esprimere condanne morali e sentenze filosofiche inappellabili. Non ha paura di confrontarsi con Dante, Dostoevskij e Baudelaire, di affastellare riferimenti, parodie e rifacimenti. Di dire tutto ciò che pensa e che sente, metterlo in bocca al personaggio, distorcerlo nella sua psicologia e venirne fuori con qualcosa di nuovo ancora. Condanna la contemporaneità da uomo saggio e navigato, ma si lascia andare alla tenerezza come un ragazzo. Non teme l’incoerenza o l’eccesso, ci offre tutto ciò che vede e che sente, e gliene siamo grati.

I racconti si leggono nei momenti vuoti -pochi- delle frenetiche esistenze che criticano, limandone gli angoli più duri dall’interno. Il libro è ordinabile sul sito e contattando direttamente l’autore.


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