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16 ottobre 2017

AIDS e HIV, una battaglia ancora lunga ma non impossibile

AIDS e HIV, una battaglia ancora lunga ma non impossibile

Di fronte alle parole AIDS e HIV, chiunque trema. Sebbene lo stigma tipico degli anni ’80-’90 sia stato parzialmente superato, la malattia persiste e i suoi numeri continuano ad essere estremamente elevati. Alcuni dati veloci: in tutto il mondo nel 2016 sono 36.7 milioni le persone affette da HIV e tra queste le nuove infezioni contratte durante lo scorso anno sono 1.8 milioni, mentre i decessi hanno raggiunto il milione. Sono cifre che, se prese da sole, paiono spaventose. In realtà, ci sono alcune notizie positive.

Secondo i report di UNAIDS, il Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV, relativi all’anno 2016, sia le morti sia le infezioni sono diminuite, specialmente in relazione ai picchi degli anni precedenti. Infatti, nel 1997 si erano raggiunti i 3.5 milioni di nuovi infetti e per ben tre anni, dal 2004 al 2006, le morti erano state ben 2 milioni. Questo calo è merito delle numerose campagne di sensibilizzazione e della diffusione di terapie antiretrovirali, a cui hanno avuto accesso ben 19.5 milioni di malati. Un netto miglioramento rispetto ai 7.7 milioni del 2010.

Inoltre è da sottolineare che il 76% delle donne incinte affette da HIV hanno potuto accedere a medicinali che hanno evitato la trasmissione della malattia ai neonati, tanto che le nuove infezioni tra i bambini sono state 160.000 nel 2016, con un calo del 47% rispetto al 2010. Ciò dimostra che le campagne di sensibilizzazione hanno un maggior impatto sulle donne, come si riscontra anche dal tasso di mortalità femminile. Infatti, anche se donne e uomini hanno circa lo stesso tasso di infezione, le prime hanno un tasso di mortalità più basso e in rapida diminuzione. Ciò perché da un parte le donne si sottopongono a maggiori controlli, specialmente durante la gravidanza, e dall’altra sono più assidue degli uomini nel rispettare le terapie prescritte.

UNAIDS (1)

Sebbene i numeri dimostrino che dei progressi ci sono stati e sono tuttora in corso, gli obiettivi proposti da UNAIDS sono ancora lontani. Infatti, il progetto 90-90-90, che prevede che il 90% delle persone affette dall’AIDS ne sia al corrente, che di queste il 90% inizi le cure e che il 90% delle terapie risultino efficaci, è ancora lontano. Per ora, il primo obiettivo ha raggiunto il 70%, il secondo 77% e il terzo 82%. Sebbene non irrealizzabile, 90-90-90 risulta ancora irraggiungibile nel futuro più prossimo, perché, anche se i cali di infezioni e morti sono evidenti rispetto ai picchi di qualche anno fa, l’andamento al ribasso ha avuto delle frenate negli ultimi tempi. Cioè, ad esempio, se rispetto al 1997 il numero delle infezioni oggi si è dimezzato, il dato è meno sensazionale quando viene confrontato col 2010, con un calo solo del 16%. UNAIDS deve necessariamente rivedere i propri obiettivi, dato che sarà impossibile ridurre le nuove infezioni a 500.000 entro il 2020, ma ciò non significa che la malattia sarà un giorno, più o meno lontano, completamente prevenibile e curabile, se non addirittura eliminata.

Per informazioni e statistiche dettagliate, consultate il sito aidsinfo.unaids.org

Credits image: UNAIDS (1)

Fonti: UNAIDS

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