“Il nostro teatro futurista si infischia di Shakespeare, ma tiene conto di un pettegolezzo di comici, si addormenta a una battuta di Ibsen, ma si entusiasma per riflessi rossi o verdi delle poltrone”: così recita un passo del “Manifesto del teatro sintetico” scritto da Marinetti, Corra e Settinelli del 1915.

È forse la frase che meglio identifica il nuovo stile, che concepisce il teatro come puro spettacolo, sintetico, perchè composto da flash, gli atti possono durare pochi minuti o addirittura secondi, per armonizzare il teatro con la velocità del nuovo secolo e con la sensibilità futurista.
Ciò che si tentava di catturare erano alcuni stati d’animo, sensazioni e condizioni scartando le precedenti pratiche teatrali.
I tre compositore del manifesto, insieme ad altri come Tumiati e Tempesti sono tra quelli che cercano di distaccare l’idea di teatro da schemi , ora, considerati superati e decadenti.

Un primo passo è allontanare gli spettacoli dall’edificio teatrale e portarlo in luoghi meno convenzionali come gli ambienti urbani; successivamente il testo non deve seguire una trama e lasciare il verso libero dagli schemi letterali, non attingere più dalle opere preesistenti ma ne inventa di completamente nuove.
Inizialmente venivano scelti attori giovani “atipici”, cioè dotati di una creatività nuova, che meglio si adattava allo stile neonato, ma presto ci si rende conto che la mancanza di esperienza gioca a loro sfavore. L’autore prende sempre più le sembianze di un direttore, dato che collabora direttamente con attori e scenografi, metodologia molto più fruttuosa, considerando che sono tutti un po’ dilettanti.

Per quanto riguarda la scenografia, segue il flusso del pensiero futurista: non vengono più riprodotti spazi reali né con ricostruzioni a tre dimensioni né con fondali dipinti.
La scena è un’esplosione di figure geometriche, colori, spesso anche di rumori e come elemento dominante la luce elettrica.
Questa si manifesta in tutta la sua potenza: si usano vetri colorati, fasci di luce pura, che sposta l’attenzione ora verso questa, ora verso quell’azione.

Tutto è estremamente dinamico. Ma il vero motivo per cui il teatro futurista viene apprezzato deriva da un’idea di Marinetti, cioè rendere il pubblico più partecipe possibile. Per rendere possibile un legame tra pubblico e spettacolo bisogna eliminare il rapporto platea-palcoscenico,ovvero quell’elemento astratto chiamato “quarta parete”.
Per questo gli attori invadevano la platea in modo che lo spettatore si senta protagonista e totalmente coinvolto. Man mano il pubblico prende sempre più iniziativa, dialogando con gli attori e intervenendo durante lo svolgimento dell’azione. Spesso anche con reazioni violente come risse, ma in fondo era questo che voleva Marinetti: creare delle reazioni imprevedibili.

Fonti
“Storia del teatro”, Oscar G. Brockett, Marsilio, 2015.

Credits:
hyperbate.fr

Foto:
Ivo Pannaggi