“Missing”: l’indignazione di Costa-Gavras

Cile, 1973. In un paese imprecisato del Sud America si cela la crudeltà del Golpe di Pinochet. Tratto da una storia vera raccontata nel libro The Execution of Charles Horman: an American Sacrifice di Thomas Hauser, Missing (1982) è l’esempio più lampante della potenza del cinema di Costa-Gavras.

L’impegno sociale del cinema

Charles Horman (John Shea) è un giornalista trapiantato nel Sud America per motivi di lavoro, ma un giorno, in circostanze sospette, scompare durante un colpo di stato. Il padre Ed (Jack Lemmon) e la moglie Beth (Sissy Spacek) condurranno delle sfiancanti indagini per ritrovare il giovane, trovandosi a fare i conti con l’ipocrisia delle autorità competenti.

L’impegno politico del regista si sa, è evidente già nelle sue precedenti pellicole quali La confessione (1970), in cui descrive i  metodi repressivi della dittatura filosovietica, o ancora L’Amerikano, dove denuncia gli appoggi degli Stati Uniti nei confronti dei regimi autoritari del Sudamerica. Queste tematiche derivano molto probabilmente da una recondita esperienza personale, poiché il padre fece parte della resistenza e venne incarcerato con l’accusa di comunismo.

Il soggetto secondo Costa-Garvas

A quarant’anni dall’uscita nelle sale di Missing (1982), è doveroso ricordare l’importanza di questa pellicola, che tratta il tema dei desparecidos in Cile con una sensibilità e delicatezza quasi paradossali. Tuttavia, durante la stesura della sceneggiatura, il regista si trovò in dissonanza per quanto riguarda le motivazioni che avrebbe dovuto avere Charles Horman nel corso della narrazione. Lo sceneggiatore preferiva creare un personaggio dalla forte personalità, che non si lasciava intimorire da nulla, nemmeno dalla guerra. Costa-Gavras preferiva l’immagine di vittima innocente con un ruolo per lo più passivo rispetto a quanto stava succedendo in quel momento in Cile.

Il film è contro tutti i regimi autoritari e il loro sostegno da parte degli Stati Uniti (…), se gli americani conoscessero i fatti, non accetterebbero tali relazioni. È sostenendo questi regimi che il governo degli Stati Uniti sta creando sentimenti anti-americani in tutto il mondo e sta spingendo le persone sotto quei regimi verso il comunismo. 

Il regista, grazie a queste esemplari scelte drammaturgiche, fu capace di dar vita delle scene dall’alto impatto emotivo senza alienare il pubblico imponendogli una presa di posizione. Tra queste, la scena in cui Ed si reca all’obitorio per il riconoscimento del cadavere del figlio, cosa mai avvenuta nella realtà ma che Costa-Gavras preferisce inserire all’interno del suo film per enfatizzarne il dolore e la conseguente elaborazione del lutto.

Primo livello: le conseguenze

Si potrebbe analizzare Missing sulla base di quattro livelli ben distinti partendo dal generale fino ad arrivare al particolare, il cuore pulsante dello script. Il primo tema trattato, che è poi il macro-tema che fa da cornice storico-sociale alla narrazione, è la descrizione delle conseguenze del golpe, in particolar modo l’impatto che esso ha avuto sulla società di quegli anni. In America le reazioni al colpo di Stato non furono unanimi: alcuni lo condannarono aspramente, mentre altri — Uruguay e Brasile — lo videro come una vittoria della democrazia.

Le strade svuotate e invase dai soldati armati di fucile sono un’immagine che non si scorda facilmente. Nel film di Costa-Gavras queste si ripetono quasi ad ogni inquadratura, aumentando il senso di impotenza e terrore che col passare del tempo si fa sempre più ingombrante. Ad un certo punto Beth corre per le strade senza una meta, abbandonata a sé stessa e senza un posto dove rifugiarsi. Un solo barlume di speranza, un cavallo bianco che corre in mezzo la strada. Forse è tutto un sogno, forse c’è ancora fiducia in questo futuro così nebuloso.

Secondo livello: il conflitto

Il conflitto privato tra padre-figlio-nuora è una tematica per nulla scontata e che si materializza sempre di più nel corso della pellicola, quasi come se fosse una trama parallela. Il rapporto tra Ed e Beth — lui un religioso, lei di sinistra — cambia e si trasforma senza sosta. Si parte da un astio iniziale in cui i due faticano a collaborare, anche se condividono lo stesso obiettivo. Successivamente, dopo aver fatto i conti con l’omertà delle autorità, i due capiscono che devono sbrigarsela da soli senza ricorrere all’aiuto di nessuno: in questo caso l’unione fa la forza.

Viene a galla anche il difficile rapporto tra un padre disattento e un figlio ormai indipendente di cui ha, già da tempo, perso ogni traccia. La moglie racconta i suoi vizi, abitudini e passioni ad un uomo dallo sguardo sorpreso e allo stesso tempo consapevole del fatto che forse, non conosce così bene il figlio come credeva. Infine i due, costretti ad affrontare il dolore insieme, mettono da parte le differenti ideologie sostenendosi a vicenda, ricostruendo quel rapporto che probabilmente Ed non aveva mai avuto con il figlio.

Terzo livello: l’indignazione

Costa-Gavras approfitta della sua posizione privilegiata di cineasta per fare ciò che il cinema fa da anni: denunciare. L’indignazione verso l’ambasciata statuitense e in particolar modo la CIA, straborda da ogni centimetro della pellicola, con dei dialoghi che assomigliano a colpi di ascia. Uomini alienati dalla sete di potere che pensano solamente all’arricchimento personale dimenticandosi di fornire aiuto ai cittadini costretti a subire le ingiustizie dell’epoca. Un odio represso dal padre si fa sempre più concreto nel momento in cui capisce che si trova da solo contro tutti. Il finale all’aeroporto è probabilmente il momento più liberatorio: una scena struggente in cui Ed può finalmente ammettere il disgusto che prova nei loro confronti, il dolore non solo di un uomo ma soprattutto di un padre, che si è visto portar via il figlio senza poter intervenire in alcun modo.

Quarto livello: la verità

Alla base dello script di Costa-Gavras, c’è il rapporto tra parola e verità. I due personaggi protagonisti conducono le indagini per più della metà della pellicola, dato che Charles scompare quasi all’inizio. Le parole quindi assumono un’importanza fondamentale in quanto diventano il mezzo per scoprire la verità sulla scomparsa dell’uomo. Tra interrogatori, interviste, testimonianze e telefonate, la pellicola è pregna di dialoghi che depistano e creano false illusioni a dei personaggi ormai stremati dalla confusione. Alla fine, non si saprà mai se quella finale è la vera verità, poiché continua ad echeggiare quel senso di smarrimento e falsità che permette allo spettatore di formulare delle ipotesi e conclusioni differenti in base alla propria sensibilità. Una caccia al ladro che sembra sempre portare al punto di partenza.

La presa di coscienza finale e il conseguente lutto, riportano tra i personaggi una sensazione di pace quasi catartica ricostruendo un equilibrio paradossale. Tuttavia, persistono quell’amarezza e quell’impotenza verso un destino crudele frutto della guerra.

 

FONTI

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it.wikipedia.org

it.wikipedia.org

fondazionefeltrinelli.it

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