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16 ottobre 2017

“Hanno rubato don Bosco!”: l’importanza (o meno) delle reliquie

“Hanno rubato don Bosco!”: l’importanza (o meno) delle reliquie

È accaduto qualche giorno fa: la reliquia contenente un pezzo del cervello di don Bosco è stata rubata dalla Basilica di Colle Don Bosco dove era custodita. Di fronte a questo furto, c’è chi si indigna del fatto, chi se ne domanda le ragioni e chi lo ritiene di poca importanza dal momento che il culto delle reliquie dovrebbe essere superato. Innanzitutto chiediamoci: che ruolo hanno le reliquie nel cristianesimo e nella sua storia?

Urna di don Bosco. Fonte

Il culto delle reliquie non nasce con il cristianesimo, né è prettamente un’usanza cristiana o legata in generale alla religione. Abbiamo infatti esempi di reliquie “laiche” di personaggi famosi o importanti (i capelli di Lucrezia Borgia, piuttosto che il sangue di Lincoln e l’unghia del piede) o testimonianze di altre religioni: ad esempio per i musulmani nel santuario di Hazratbal a Srinagar in Kashmir sarebbe custodito un pelo della barba di Maometto, ma anche tra i buddisti è diffusa la venerazione di reliquie di guide spirituali (un tempio dello Sri Lanka ospiterebbe un dente di Budda). Esiste poi anche un culto di reliquie più intimo, che consiste nel conservare magari una ciocca di capelli o dei beni appartenenti a un parente o una persona cara.

Per quanto riguarda le reliquie cristiane, il loro periodo d’oro fu certamente il Medioevo: i santuari che contenevano le reliquie erano importanti mete di pellegrinaggi, e ciò garantiva prestigio, protezione e un gran afflusso di offerte, da cui però derivavano anche degli abusi. La consapevolezza di questa strumentalizzazione delle reliquie da parte dei religiosi era presente anche all’epoca, tanto che Boccaccio lo descrive accuratamente nel suo Decameron (decima novella della sesta giornata). Il culto delle reliquie è diffuso soprattutto nella Chiesa cattolica e ortodossa, mentre è respinta dai protestanti: Lutero nella sua riforma infatti mise in discussione e respinse tale culto, che egli definì come una cosa “senza fondamento nella Parola di Dio, non […] comandata, né consigliata”.

Reliquia di Pio IX. Fonte

Tramite le reliquie, i cattolici ritengono di poter chiedere più efficacemente l’intercessione del santo cui esse appartengono. Potevano avere usi differenti: portate in processione, usate per ottenere una grazia o anche come forma di protezione. Secondo la Chiesa cattolica, tali pratiche non sono assimilabili ad atti magici o superstiziosi poiché, mentre chi pratica questi ultimi crede che abbiano efficacia per se stessi, nel culto delle reliquie non è l’atto ad essere importante ma la preghiera che vi si accompagna, e la grazia concessa è per libera scelta di Dio.

Oggi, tali pratiche fanno un po’ storcere il naso. L’idea di venerare pezzi del corpo di persone morte ci crea del disagio: quelle delle reliquie ci appaiono pratiche antiche e da superare, nonostante comunque non manca chi ancora crede nella loro efficacia. La Chiesa cattolica negli ultimi anni sembra muoversi verso qualcosa di meno legato a certe forme di religiosità popolare. Lo stesso don Ezio Orsini, rettore della Basilica di Castelnuovo, seppur ritenendosi addolorato del furto, ritiene anche che sebbene si possa trafugare la reliquia, tuttavia “non si possa rubare don Bosco a noi e ai tanti pellegrini che ogni giorno visitano questi luoghi”. Ci si chiede quindi se davvero don Bosco possa essere rubato, o se invece debba forse essere ritenuto più importante cosa egli abbia lasciato ai fedeli con il suo esempio e le sue parole, piuttosto che i suoi resti corporei.

Fonti:

www.corriere.it

www.corriere.it

www.ansa.it

Images: copertina

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