Il fidget spinner è la moda del momento tra i giovani e i giovanissimi. Si tratta di una sorta di trottola che secondo alcuni sarebbe un potente mezzo in grado di favorire la concentrazione e  di contrastare ansia e stress. Il condizionale è d’obbligo dal momento che non esistono studi a supporto di questa tesi e che gli insegnanti che li vedono girare in classe non sembrano molto convinti degli effetti positivi sulla concentrazione. Pochi, però, resistono alla tentazione di provarne uno.  Anche perché costano poco e la favoletta della concentrazione addolcisce la pillola anche ai genitori più intransigenti che non negherebbero mai l’utilizzo di un tale ritrovato della tecnologia ai propri pargoli.

Al di là delle trovate di marketing, lo scopo di questo articolo non è certo quello di demonizzare il fidget spinner che risulta anzi uno strumento istruttivo molto interessante. Questo oggetto è infatti un ottimo modello per rappresentare e – letteralmente – tenere in mano, un fenomeno fisico: la conservazione del momento della quantità di moto.  Quando l’oggetto viene messo in rotazione, infatti, tende ad acquisire una notevole stabilità a causa della sua inerzia che lo fa girare vorticosamente.  Più il fidget spinner gira veloce, più resiste a cambiare asse di rotazione. Inoltre la quantità di moto è una grandezza fisica che si conserva in un sistema chiuso, e quindi se il fidget spinner è ben bilanciato le uniche forze che tendono a fermarlo sono l’attrito e la forza di gravità. Per diminuire l’attrito e aumentare la durata della rotazione, l’asse principale del giochino è incernierato su un cuscinetto simile a quello presente nelle ruote degli skateboard o nei motorini degli hard disk. Per generalizzare, potremmo dire che il principio fisico che governa il fidget spinner è quello su cui si basa il funzionamento dei giroscopi, strumenti che se utilizzati come sensori riescono a fornire informazioni sulle oscillazioni dell’oggetto in cui sono contenuti, come ad esempio uno smartphone o un aereo.

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