La gioia delle piazze in Argentina e la rabbia delle donne polacche che invadono le strade

Il verde è il colore della speranza ed è anche il colore dei Pañuelos, i famosi fazzoletti verdi che da oramai 15 anni sono il simbolo della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito. Questo movimento, che da anni è al fianco delle femministe nella battaglia per la legalizzazione dell’aborto, ha visto concludersi finalmente la sua lunga lotta.

Lo scorso 30 dicembre, dopo 12 ore di dibattito, è stato approvato lo storico provvedimento che ha reso legale l’interruzione volontaria di gravidanza, provocando grandi esultanze e festeggiamenti tra i militanti che avevano circondato la sede del Senato argentino.

Fino a questo momento l’aborto era consentito solo nel momento in cui la causa della gravidanza fosse stata la violenza, oppure quando la vita della donna incinta fosse messa in pericolo dal proseguimento della gestazione. Come avviene sempre in questi casi, quando non esistono procedure legali, si sviluppa fortemente il fenomeno della clandestinità.

Si sono registrati tra i 400mila e 500mila casi di interruzioni clandestine ogni anno e molte donne vengono ricoverate negli ospedali per via delle complicazioni in seguito all’operazione. Inoltre, in tante, hanno rischiato una condanna e il carcere. Un rapporto, pubblicato da poco, dichiara che ci sono state più di 800 procedure avviate nei tribunali contro le donne che avevano abortito.

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L’approvazione della legge e l’opposizione della chiesa

La Campaña, in collaborazione con i vari collettivi femministi, negli anni passati ha presentato molte proposte di legge, tutte respinte. L’ultima volta nel 2018 quando la norma era passata alla Camera senza, però, superare lo scoglio del Senato. Questa volta, invece, il governo ha approvato il disegno di legge grazie ad alcune modifiche, come l’inserimento dell’obiezione di coscienza, e l’appoggio del partito di maggioranza.

L’approvazione ha dovuto superare non pochi ostacoli, in particolare, l’opposizione ostile da parte del mondo cattolico. Nei giorni antecedenti la votazione al Senato, ci sono state diverse manifestazioni contro l’aborto, che avevano ricevuto l’appoggio da parte della Conferenza episcopale. Anche il Papa, nel novembre scorso, si è espresso sulla questione attraverso una lettera, ringraziando le donne dei movimenti antiabortisti.

Il paese è orgoglioso di avere donne così. […]. Per risolvere un problema, è giusto eliminare una vita umana? Ed è giusto assumere un killer?

Queste le parole del pontefice.

Ma mentre ideologie retrograde cercano di tenere l’Argentina ancorata al passato, il Presidente Alberto Fernandéz, che aveva fatto dell’aborto una battaglia politica e personale durante la campagna elettorale, fa compiere un grande balzo in avanti al suo paese. Con l’approvazione di questa legge, l’Argentina diventa uno dei pochissimi paesi nel Sud America a rendere legale l’interruzione volontaria di gravidanza. Il governo, attraverso un altro progetto di legge, si è anche occupato di assicurare l’assistenza sanitaria per le donne che avessero l’intenzione, al contrario, di portare avanti la gravidanza.

E se l’Argentina compie un grande balzo in avanti, c’è chi, invece, lo fa all’indietro.

Da giorni, in Polonia, assistiamo a grandi proteste e manifestazioni che coinvolgono tutte le principali città del paese. Il motivo è l’entrata in vigore della nuova legge che vieta l’aborto quasi in maniera definitiva.

Le reazioni del continente sudamericano 

Se da una parte, il riconoscimento del diritto all’aborto, ha dato forza ai movimenti femministi, dall’altra ha causato non poche reazioni contrarie da parte del mondo conservatore.

Si è sentita forte, in molti paesi, la voce di varie attiviste e militanti di movimenti femministi. La richiesta è quella di una legge su tutto il territorio del continente. Spinta dagli avvenimenti in Argentina, la marea verde arriva anche in Cile, dove si è formata una commissione con lo scopo di presentare una nuova proposta di legge per la depenalizzazione dell’aborto, che, nel caso venisse accettata, verrà discussa prossimamente in parlamento. 

Ma sono state molte anche le repliche da parte dei conservatori. Il Presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha commentato molto duramente la legge argentina: ‘’Non sarà mai approvata. Combatteremo sempre per proteggere la vita dei più innocenti’’.  Ha inoltre proposto di eliminare l’educazione sessuale dalle scuole.

In Honduras, dove l’aborto è vietato in ogni caso e dove è illegale la vendita di contraccettivi d’emergenza, il Congresso Nazionale ha approvato una modifica alla costituzione che rende praticamente impossibile la futura legalizzazione dell’aborto. Per modificare tale norma sarà necessario raggiungere almeno i 3/4 dei voti totali del Congresso. Uno scenario a dir poco improbabile. Le Nazioni Unite hanno condannato il provvedimento definendolo un ostacolo al progresso dei diritti delle donne.

In Paraguay, dopo la svolta argentina, i deputati hanno osservato un minuto di silenzio in nome delle vite mai nate.  

A El Salvador la legge vieta a tutte le donne, anche se stuprate, minorenni o in gravi condizioni di salute, di abortire. Nel caso contrario è prevista la condanna da due a otto anni di reclusione. Spesso, però, i giudici considerano tale pratica come un caso di omicidio, punendo le donne con pene che vanno dai 30 ai 50 anni di reclusione.

Polonia, le donne e la battaglia per l’aborto

 La contestata norma è stata stabilita da una sentenza della Corte costituzionale nel mese di ottobre. La sua attuazione è stata, però, rimandata per via della grande mobilitazione popolare, in tutto il paese, che ne ha rallentato l’entrata in vigore. Le enormi manifestazioni, che sono durate per settimane, hanno visto coinvolti movimenti femministi, organizzazioni LGBT+ e studenti.

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Attualmente al governo, in Polonia, c’è il partito di destra Diritto e Giustizia, il quale ha diversi legami con organizzazioni di matrice cattolica che ne condizionano, non poco, l’operato molto contestato dai critici anche per la gestione della crisi pandemica. La nuova norma è entrata in vigore il 27 gennaio, scatenando indignazione e proteste a Varsavia e in moltissime altre città. Le manifestazioni sono durate per diverse notti e giorni. In primo piano le donne, che sono diventate un simbolo mondiale di lotta per i diritti e per la libertà.

La pratica sarà quasi del tutto illegale

La legge polacca sull’interruzione di gravidanza, del 1993, era già una delle più restrittive d’Europa e ora, con la nuova sentenza della Corte costituzionale, la pratica sarà quasi del tutto illegale. Infatti, la norma prevede il divieto dell’aborto anche in caso di grave malformazione del feto.

Antonina Lewandoska, attivista polacca, ha spiegato che:

Il 98% degli aborti legali effettuati in Polonia, fino a oggi, sono dovuti a malformazioni fetali. Già adesso, tra le 100mila e le 200mila donne sono costrette a ricorrere all’aborto clandestino o ad andare all’estero […], per praticarlo.

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Ciò che maggiormente preoccupa gli attivisti e le organizzazioni in campo per i diritti, è la modalità con cui la nuova legge esclude la salute delle donne come giustificazione opportuna per l’interruzione della gravidanza. Il timore è di assistere, nel futuro, a ulteriori limitazioni anche in caso di incesto o stupro, che invece sono considerati motivi validi. La nuova normativa non si limita solo a questo, ma prevede anche il divieto di fornire assistenza da parte dei medici, i quali rischiano fino a tre anni di reclusione.

L’Ue condanna da mesi le scelte politiche del governo polacco, che negli ultimi anni ha limitato sempre di più le libertà del proprio popolo. Si attendono, nei prossimi giorni, nuove manifestazioni ma il governo non sembra essere disposto a tornare sui propri passi.