Qualche mese fa una donna americana, operata per una frattura alla gamba rimediata in India, è morta in seguito ad un’infezione resistente a qualunque tipo di farmaco attualmente conosciuto; il superbatterio isolato ha resistito a ben 26 antibiotici. Il problema della diffusione dei superbatteri sta diventando sempre più preoccupante ed importante; si stima infatti che ogni anno circa 700.000 persone muoiano per cause di questo tipo.

Il problema iniziale va ricercato nel fatto che, da quando le case farmaceutiche hanno cominciato a produrre i farmaci in quantità industriale, col tempo si sono utilizzati sempre più spesso farmaci di qualunque tipo anche in condizioni risolvibili attraverso altri trattamenti. Già Alexander Fleming, lo scopritore della Penicillina, consapevole dei rischi intrinseci dell’utilizzo di massa degli antibiotici, aveva avvisato, alla cerimonia di premiazione del Nobel conquistato nel 1945: «C’è il pericolo che l’uomo ignorante possa facilmente incorrere in un sotto-dosaggio ed esponendo i suoi microbi a quantità non letali del farmaco, renderli resistenti»

Altro fattore importantissimo che ha estremizzato la questione, è stato l’uso massiccio di antibiotici, a scopo preventivo, negli animali; grazie ai farmaci, gli animali tendono ad essere solitamente più grossi di quelli non trattati, e perciò tendono a rendere di più. Il meccanismo di resistenza dei batteri è basato sulle mutazioni genetiche, che permettono al batterio investito, per un tempo troppo breve o in maniera troppo blanda dalla medicina, di evolversi e replicarsi trasmettendo il suo nuovo stato resistente: questo meccanismo è definito in ecologia resilienza. Ciò può portare all’acquisizione da parte dell’ormai superbatterio alla capacità di produrre, per esempio, sostanze che rendono inefficaci gli antibiotici.

La consapevolezza di un pericolo estremamente concreto ha portato l’Organizzazione delle nazioni Unite (ONU) a discutere della questione in maniera importante il 21 settembre 2016, con una conferenza che ha dettato le linee guida in merito al futuro prossimo. La riunione ha aperto ad una dichiarazione d’impegno da parte di capi di stato per far fronte all’emergenza, puntando all’attuazione di un piano elaborato nel 2015 dall‘Organizzazione Mondiale della Sanità, in collaborazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’agricoltura e l’Organizzazione mondiale della Sanità animale. Questo piano prevede la valorizzazione di procedure importantissime come quelle per la vaccinazione, la valorizzazione dell’acqua potabile e dell’igiene negli stabilimenti di allevamento animali e negli ospedali.

Se non si interverrà tempestivamente per risolvere il problema, si stima che entro il 2050 i batteri resistenti ai farmaci saranno la prima causa di morte al mondo; Non ci resta quindi che confidare nella scienza e nei suoi mille modi di trovare soluzioni a problemi apparentemente irrisolvibili, cosa che ci ha permesso di progredire sempre più nonostante difficoltà sempre più grandi.