Canta Michelino, canta: lo sfogo degli italiani sul web

Prima si è discusso del sisma in Umbria, poi del Fertility day e dopo ancora della vignetta di Charlie Hebdo: nell’arco di pochi giorni la nazione ha avuto sotto i propri denti argomenti di discussione succulenti e a kilometri zero. Dal produttore al consumatore; infatti si dice che le migliori idee trovino spazio a tavola. Be’, forse sarebbe il caso di accertarsi che sotto alla tovaglia non si nasconda anche il cervello: fino ad ora non si era mai assistiti ad uno sproloquio tanto intenso ed accanito sul web, come quello avuto in questa circostanza. L’opinione pubblica ha amplificato la portata della sua voce tramite i social media, esplodendo in un vero e proprio circolo di sentenze fini a se stesse. Parole amare, spesso condanne, citazioni – che ahimè sembrano essere oracoli del nostro secolo – e riferimenti sconnessi, informazioni riportate da fonti poco certe.

L’italiano non controlla l’effettiva veridicità di ciò che afferma sul web: non ne ha voglia, forse è stanco, si ritrova fortuitamente a riporre immensa fiducia nel primo post che sembra esprimere esattamente quello che pensa. Proprio quello che pensa! Lo stesso italiano non può permettersi di sprecare tempo, ma ha moltissimo tempo per perder tempo: circolo vizioso volutamente ridondante e di indubbio pericolo, che induce ad adagiarsi tra chiacchiere e dicerie, all’insegna del menefreghismo. Qui in Italia non si ama l’azione, ma si predilige l’incoerenza dello sputare sentenze con eco nel vuoto. Voci, indignazioni ed ostilità che hanno come unico risultato quello di fomentare un sentimento di odio rivolto a bersagli vacui.

Il genio che ha per secoli contraddistinto il nostro popolo giace sotto uno strato di indifferente consuetudine. La tradizione non viene colta nel suo valore intrinseco, ma nella ripetizione di atti ed idee che come realtà preconfezionate vengono adattate alla vita odierna. Ed il web non fa che amplificare la finta possibilità di elaborare ed esprimere liberamente opinioni, per apparire poi spesso come una triste vetrina di pensieri condivisi passivamente.

I mostri, film a episodi del 1963: circa a metà della pellicola Dino Risi mette in scena due poveri mendicanti, che chiedono l’elemosina sulla scalinata di una Basilica. Uno dei due, cieco, suscita la compassione dei passanti accompagnando la sua voce con una chitarra stonata. Un medico oftalmico si ferma, proponendo al compare di curare la cataratta gratuitamente all’altro, senza “aspettare la grazia di Sant’Antonio”. Senza perdere un secondo il mendicante congeda il dottore ringraziandolo, e trascina via il compagno cieco, ignaro della beffa, con la promessa di raccogliere il denaro necessario per recarsi a Lourdes. “Canta Michelino, canta!”. E noi per ora stiamo cantando a squarciagola.

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