L’assegnazione del premio Nobel a Bob Dylan non smette ancora di far parlare, sia nell’ambiente letterario sia in quello musicale. Ha smosso le acque, anche quelle del mercato editoriale: Feltrinelli ha colto la palla al balzo e ha deciso per la riedizione aggiornata di Lyrics 1961-2012, la mastodontica opera di collezione e traduzione del corpus dylaniano curata nel 2006 da Alessandro Carrera, uno dei massimi esegeti del cantatutore statunitense.

L’opera è organizzata in tre volumi: le origini folk-rock, le grandi ballate narrative degli anni Settanta, la svolta gospel, la sperimentazione degli anni Ottanta e Novanta e le realizzazioni più recenti, con il ritorno alla pop song classica. Dei tre, solo il terzo volume non è ancora stato ripubblicato e bisognerà aspettare fino ad aprile. Un’attesa lieve, dato che nei primi due volumi (1961-1992) ci sono tutti i pezzi che hanno reso celebre la produzione cantautorale di Dylan nel mondo occidentale.

La particolarità di Lyrics 1961-2012, nella sua versione italiana, è il fatto che i testi sono corredati da un prezioso apparato di note che non esiste in nessun’altra edizione precedente, nemmeno in lingua inglese. Si tratta di centinaia di note, sempre a cura di Alessandro Carrera, che spiegano le influenze musicali e letterarie dietro a ogni testo e costituiscono uno strumento fondamentale per il lettore italiano a digiuno di cultura americana.

Non poteva esserci un curatore migliore di questo sterminato corpus: Carrera, docente lodigiano di letteratura italiana all’Università di Houston, oltre a dedicare al cantautore il saggio La voce di Dylan, in cui approfondisce il rapporto tra il musicista e la cultura americana, ha tradotto anche la sua autobiografia Chronicles. Questo decisamente basta a fare di lui una delle voci più autorevoli a riguardo. E in letteratura sempre di voci si parla.

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