Europa Editions e il successo nel monopolio anglofono

Il mondo dei libri, così come quello della musica e dello spettacolo, è stato interessato negli ultimi anni da fenomeni sempre più pervasivi di globalizzazione in cui ad affermarsi a livello nazionale e globale sono grandi conglomerati per quanto riguarda l’aspetto produttivo e, per quanto riguarda i prodotti venduti, bestseller da migliaia di copie. Tuttavia quello dei libri è un mondo particolare perché restano ancora ampi margini di affermazione di piccole realtà, in particolare all’interno dei vari territori nazionali dove emergono specifiche case editrici o specifici libri.

L’editoria e le traduzioni tra globalizzazione e monopolio

Il mondo editoriale è caratterizzato da opposizioni tra cui la più evidente è sicuramente quella tra grande casa editrice e piccola casa editrice, differenza che non influenza solo il capitale a disposizione dell’azienda, ma anche il modo in cui ci si approccia alla pubblicazione dei libri. Infatti, mentre le grandi case editrici si appoggiano principalmente ai bestseller, una serie di libri di grande successo attorno a cui vengono costruiti veri e propri brand, l’editoria indipendente si affida al catalogo: vengono selezionati pochi libri che rispondono a una determinata politica editoriale e che quindi vendono bene sul lungo periodo,  i cosiddetti longseller.

Tuttavia è piuttosto il binomio centro-periferia a determinare effettivamente cosa leggiamo. Questa opposizione infatti ci permette di costruire un modello valido in particolare per come “si muovono” le traduzioni nel nostro mondo sempre più globalizzato. Il centro di questo modello è rappresentato, data l’indubbia importanza che l’inglese ha acquisito nel corso del Novecento, dai Paesi anglofoni, in particolare Inghilterra e Stati Uniti, seguiti da Francia e Germania, mentre la periferia è rappresentata dal resto del mondo con agli estremi le lingue di quei paesi che sono stati sfruttati e sottosviluppati dal centro.

Il movimento delle traduzioni procede quindi dal centro verso la periferia, mentre il movimento opposto resta minimo. Questo significa che più una lingua è centrale meno sono i libri che vengono tradotti in quella lingua. I paesi che parlano inglese dunque sono quelli in cui vengono tradotti meno libri e questo trend è stato solo rinforzato dai processi di globalizzazione.

Tutto questo va contro le nostre aspettative: in un mondo sempre più globalizzato e sempre più connesso non dovrebbe esserci uno scambio culturale più equo tra diverse lingue e culture? Non è così e le ragioni sono varie. Primo fra tutti l’ostacolo della lingua: basti pensare che vari autori dell’estremo Oriente vengono tradotti in italiano non a partire dal testo originale, ma a partire da una traduzione inglese.

Dall’altro lato però ci sono anche più complesse questioni di potere e di prestigio letterario. A dominare infatti sono le lingue di paesi che storicamente si sono imposti sulla scena mondiale. Non a caso fino alla seconda metà del Novecento anche il russo era una lingua centrale diventata periferica con il crollo del muro di Berlino. Il potere politico ed economico di alcuni Paesi determina la loro importanza anche sulla scena letteraria creando un vero e proprio monopolio culturale che permette alle lingue centrali di acquisire sempre maggiore prestigio letterario. Di conseguenza, a essere considerate degne di essere lette e quindi tradotte sono sempre le stesse lingue.

Va osservato comunque che c’è una certa differenza tra la produzione più letteraria e quella più commerciale: nella prima si trova una certa diversità linguistica, mentre nella seconda il predominio inglese è schiacciante.

D’altra parte l’epicentro di questo sistema, il mondo anglofono, anche per la sua organizzazione produttiva e di distribuzione risponde perfettamente alla logica della concentrazione del potere letterario nelle mani di pochi monopoli: a dominare il mercato americano, per esempio, sono state per lungo tempo cinque grandi case editrici chiamate non a caso “Big Five” (Penguin Random House, Hachette Book Group, Harper Collins, Simon and Schuster, Macmillan) fino a quando nel novembre 2020 Penguin Random House ha acquistato Simon and Schuster creando il più grande gruppo editoriale al mondo.

Il progetto di Europa Editions

Eppure a volte in un contesto ostile fioriscono progetti in controtendenza che riescono a guadagnarsi un grande successo: è il caso di Europa Editions, una casa editrice indipendente con sede a New York fondata da Sandro Ferri e Sandra Ozzola, già fondatori della casa editrice italiana Edizioni E/O. L’idea che i due avevano in mente era semplice: portare al pubblico americano dei romanzi tradotti di cui questo altrimenti non avrebbe mai potuto fruire vista la carenza di traduzioni nel mondo anglofono.

Mappa del numero di libri pubblicati per continente da Europa Editions

Già Edizioni E/O iniziava in modo simile: nel 1979 Ferri e Ozzola decisero di fondare una casa editrice che portasse in Italia la letteratura dell’Est Europa e, nonostante i dubbi e le critiche, trovarono un solido appoggio da parte del pubblico. Con gli anni però iniziarono a pubblicare anche altro: furono i primi a portare in Italia autori americani come Joyce Carol Oates, Alice Munro e Thomas Pynchon, contribuirono nella seconda metà degli anni Novanta al grande successo del noir mediterraneo e investirono sul talento di autrici come Lia Levi, Alice Sebold, Muriel Barbery, pubblicando infine i grandissimi successi di Elena Ferrante. Le idee certo non si fermano qui: usando una formula ormai collaudata la casa editrice non smette di esplorare altri territori della letteratura come quello del fantastico, dello young adult e della letteratura orientale. Insomma, i rischi presi portando qualcosa di nuovo al pubblico italiano hanno pagato.

L’attacco alle Torri Gemelle nel 2001 è un momento decisivo per la creazione di Europa Editions: è proprio questa situazione di collasso della comunicazione tra Paesi e tra culture che fa venire a Sandro Ferri l’idea di creare una casa editrice che portasse gli Stati Uniti più vicini al resto del mondo aprendo un dialogo proprio attraverso i libri. Così nel 2005 nasce Europa Editions, un progetto ambizioso, ma che, così come il progetto italiano di Edizioni E/O, ha pagato con un clamoroso successo. A segnare ancora una volta la volontà dei fondatori di edizioni E/O di costruire ponti tra culture diverse è anche la creazione di Sharq/Gharb, una casa editrice in lingua araba.

Dal 2005 a oggi Europa Editions è diventata sempre più grande, si è arricchita di diverse collane come Europa Compass, una collana di saggistica, Europa World Noir, una collana dedicata al genere noir e in particolare al noir mediterraneo, Tonga Books, che raccoglie libri definiti “edgy” e “dark” selezionati da Alice Sebold. Infine, nel 2012 è stato fondato un ufficio a Londra e così è nata Europa Editions UK.

europa editions

Il primo libro pubblicato da Europa Editions fu The days of Adandonment, la traduzione di I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, che già in Italia aveva avuto molto successo e che ne riscosse altrettanto all’estero, ma è con la tetralogia di L’amica geniale che negli Usa è scoppiata la “Ferrante fever“; l’ultimo libro di Elena Ferrante The lying life of adults (La vita bugiarda degli adulti) ha avuto così tanto successo che si parla di un imminente adattamento da parte di Netflix. Un altro titolo cult della casa editrice è The Elegance of the Hedgehog (L’eleganza del riccio) di Muriel Barbery, che ha venduto circa 1.200.000 copie solo negli Stati Uniti e che è rimasto per più di un anno nella New York Times bestseller list.

Le ragioni dietro al successo di Europa Editions sono molteplici. Innanzitutto, l’idea di creare un dialogo tra culture influenza il tipo di libri che vengono scelti per essere tradotti, libri che non sono estremamente sperimentali e letterari, ma allo stesso tempo neanche commerciali: una via di mezzo che permette di conquistare un grande pubblico, lettori interessati a una storia ben congegnata e scritta bene, senza particolari preoccupazioni per il prestigio letterario di ciò che leggono. Inoltre questi libri hanno tutti una caratteristica comune che la casa editrice sembra ricercare nelle sue pubblicazioni: presentano un forte radicamento spaziale. Quello che distingue Europa Editions dalle grande case editrici è quindi la presenza di un progetto editoriale, la creazione di un catalogo che presenti una certa idea di letteratura.

A differenza di una grande casa editrice che concentra le sue energie intorno ad alcune delle proprie pubblicazioni, generalmente quelle che hanno prospettiva di maggiore profitto, una piccola casa editrice dedica tutte le sue energie a ogni singola opera. Questo si vede bene nella grande cura che accompagna la creazione del libro a ogni stadio e su ogni livello. I manoscritti di cui Europa Editions prende in considerazione la pubblicazione vengono letti per intero, cosa non scontata, e vengono scelti a seconda dell’interesse che i lettori potrebbero avere per quella storia più che secondo l’interesse economico che se ne potrebbe ricavare.

La cura tuttavia non è solo nella scelta delle storie e nella traduzione di cui Europa Editions fa un vanto, ma anche nella grafica. Se è vero che non si può giudicare un libro dalla copertina, è però anche vero che il libro è un oggetto e che un oggetto bello ci lascia sempre più soddisfatti di uno mediocre. Le copertine di Europa Editions, tutte creato dallo stesso designer, Emanuele Ragnisco, hanno conquistato quella nicchia di Instagram in cui si parla di libri anche grazie alle loro copertine dai bordi bianchi e sfondo colorato che le rendono esteticamente piacevoli.

Questa coerenza grafica rende le edizioni immediatamente riconoscibili e le fa diventare dei veri e propri tormentoni nelle vetrine delle librerie indipendenti. Micheal Reynolds, il direttore editoriale di Europa Editions, dice che i libri della casa editrice vendono così tanto nelle librerie indipendenti per diversi motivi: da un lato queste si devono distinguere dalle grandi catene di distribuzione e per farlo supportano case editrici indipendenti i cui libri possono essere meno conosciuti, dall’altro i librai, che per forza di cose non possono leggere ogni libro che vendono, si fidano nel consigliare i libri di Europa Editions perché ne conoscono la linea editoriale e sanno quanta cura c’è dietro a ogni singola pubblicazione.

Al monopolio dei grandi gruppi editoriali, delle catene di librerie e dei bestseller basati sulla quantità e sul profitto, Europa Editions oppone una linea che dà la precedenza alla qualità, che si basa sull’attenzione ai singoli titoli che vanno a impreziosire un catalogo costruito con in mente i lettori. Inoltre, l’attenzione data alle traduzioni offre un accesso privilegiato a letterature differenti. È il libro, non il profitto, a essere al centro dell’attenzione e questo metodo funziona.

Europa Editions rappresenta in un certo senso ciò che di buono può venire dalla globalizzazione: il contatto con culture che a noi sono totalmente aliene, la scoperta di queste e la loro graduale conoscenza. È vero, la globalizzazione ha portato a una grande omogeneizzazione, ma la terra non è arida: l’esperienza di Europa Editions, così come quella di Edizioni E/O in Italia, mostra che l’ignoto non viene necessariamente rifiutato e che il pubblico è interessato a novità, a cose che non conosce. I monopoli economici e culturali creati dall’omogeneizzazione dei mercati e dei consumi sono spesso attraversati da progetti che salvaguardano la “bibliodiversità” e che dimostrano che dovremmo prendere la globalizzazione come un’opportunità. Sono progetti come Europa Editions che permettono agli scambi culturali di uscire dal percorso stabilito e segnare nuovi percorsi e nuove mappe.

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