di Noemi Calabrese

Dopo le primavere arabe, l’ondata di proteste e agitazioni cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, in Medio Oriente la situazione è molto allarmante. La guerra in Siria continua a mietere vittime e la situazione ad Aleppo, la seconda città più importante della Siria dopo Damasco, è diventata una vera e propria guerra di logoramento.

I due schieramenti, da un lato il regime di Assad e dall’altro i ribelli, si stanno fronteggiando ormai da anni devastando la città e la popolazione esanime. A partire dal 2012, la città di Aleppo è assediata dalle truppe e divisa tra quartieri: la parte ovest, controllata dal regime e la parte est, controllata dai ribelli.

Ma chi sono i ribelli? Si tratta per lo più di una coalizione nata in seno alla popolazione siriana per combattere e rovesciare, almeno all’inizio della guerra, il regime repressivo del Presidente siriano Assad, a cui però si sono uniti migliaia di jihadisti provenienti dall’estero.

Secondo fonti militari, la coalizione è composta di circa quarantamila uomini ben addestrati  e fortemente motivati, in possesso non solo di carri armati e artiglieria pesante, ma anche di armi di produzione statunitense.

Per quanto riguarda il regime, invece, la battaglia è guidata dall’esercito, dai miliziani di difesa nazionale e da combattenti iraniani, iracheni e l’Hezbollah libanese, tutti appartenenti alla corrente sciita come il Presidente Assad. Il gruppo governativo è composto di circa trentamila uomini ed è dotato di oltre cento carri armati e veicoli di trasporto truppe.aleppo2

 

Ma qual è la reale situazione ad Aleppo? Quali sono i rischi di una guerra così lunga e logorante?

Come tutte le guerre, difficile prevedere i suoi esiti, anche se visto l’andamento degli ultimi mesi, sembrerebbe difficile che i ribelli riescano, non solo a mantenere l’assedio nel territorio che controllano, ma addirittura  a prendere la città e fare scacco matto al regime governativo.

I ribelli comunque non mollano, anzi, Aleppo è divenuta la seconda Bengasi, e non vogliono mollare la presa. Il loro obiettivo è far capitolare il regime; abbandonare i loro fratelli in stato d’assedio, nemmeno a parlarne. Ma i rischi sono alti: perdere questa battaglia significherebbe ridurre il controllo sul Nord della Siria. Al contrario, se il regime dovesse conquistare Aleppo, si troverebbe a controllare una grande fetta di territorio e al contempo riuscirebbe letteralmente ad accerchiare i territori controllati dai ribelli. A tutto ciò, si aggiunga il fatto che, la vittoria ad Aleppo permetterebbe al regime di assumere una posizione di forza nei negoziati internazionali.

Perdendo Aleppo, Assad dovrebbe rinunciare al consenso di oltre due milioni di persone che, in larga maggioranza, preferiscono l’ordine garantito dal regime piuttosto che una svolta politica dai contorni incerti.

L’intervento delle grandi potenze del mondo, prime tra tutte la Russia e gli Stati Uniti, hanno reso ancora più precaria la guerriglia urbana.

Aleppo rappresenta la carta decisiva del conflitto, ma la realtà è molto più complessa di quello che sembra e la conquista della città da parte dell’opposizione è poco realistica e improbabile, a meno di un improvviso crollo delle difese governative. Allo stesso tempo, però, il regime non riesce ancora ad infliggere il colpo finale e la guerra ad Aleppo sembra ancora lontana da una risoluzione..