C’ è stato un tempo, un tempo che non è neanche troppo lontano, in cui, che fosse per cavalleria, che fosse per prassi o per consuetudine, gli uomini, quando dovevano corteggiare una donna, sfoderavano una serie di piccoli colpi di scena, di mosse ad effetto, per colpirla.

Nessuno si sarebbe mai sognato, organizzando un primo appuntamento, di chiedere ad una ragazza di proporre cosa fare. Era più che altro un “ti vengo a prendere alle ore x, se per te va bene, e ti porto nel posto tale..”, “dimmi tu a che ora ti è comodo, ti passo a prendere e ti porto in un posto bellissimo, a sorpresa”. Nel mentre il corteggiatore in questione elaborava una serata particolare e coinvolgente, o anche qualcosa di abbastanza ordinario,  ma che comunque esulava una ragazza dall’ imbarazzo di mettere sul banco un’ idea.

Non è tanto per una questione della fatica di decidere in quale locale andare a bere qualcosa, opzione che in queste condizioni diventa quella quotata al 99%, perché possono sopportarla tutte – o no? -; si tratta più che altro dell’ apparenza che si da. Non vi è mai capitato, donzelle, di sentirvi dire: “ok decidi tu cosa fare, a me va bene tutto”? Ecco, in una situazione così i pensieri che accorrono alle mente di una ragazza sono essenzialmente due. Uno: ecco, se neanche ha lo sprint di decidere cosa fare, vuol dire che l’ idea di uscire con me lo entusiasma meno di zero. Due: ecco, adesso cosa diavolo propongo? Non voglio rischiare di dare un’ idea che gli faccia schifo, non posso optare per niente che sembri “eccessivo”.

Per quanto riguarda il primo punto è tutto chiaro, no? Insomma, per tutte le situazioni della vita l’ energia impiegata nel fare le cose rispecchia il livello di entusiasmo che si ha: se nemmeno fai lo sforzo di pensare a qualcosa per passare un paio d’ ore, come può la “corteggiata” in questione valutare il tuo interesse? Probabilmente in una quantità che sta tra il nullo e il poco consistente, più vicina al nullo.

Per quanto riguarda il secondo punto, probabilmente si può giustificare l’ometto il questione. Chi non si preoccupa delle cose non ne conosce le complicazioni. E’ un lavoro bello tosto: bisogna trovare una giusta via di mezzo tra un’ idea banale, che non diventi complicata dal punto di vista organizzativo, e un qualcosa di originale e che possa fare colpo, ma che non rischi di prendere troppo tempo, di fare troppa strada o essere tanto lontana dall’interesse dell’ altro da farlo annoiare a morte o innervosire all’inverosimile.

Per non parlare del fatto che c’è sempre la complicazione del momento in cui si deve pagare qualcosa che incombe come una spada di Damocle su qualsiasi relazione nascente. Quale ragazza si sentirebbe di puntare su una cena, gita fuori porta, spettacolo o qualsiasi cosa che preveda di sborsare più del costo di un drink sapendo che lui si sentirà in dovere di pagare, quando in verità non avrebbe avuto alcuna intenzione di farlo?

Insomma, gli ometti dovrebbero pensarci, far partire una serie di ragionamenti del genere ogni volta che stanno per sparare la loro frase jolly, malamente mascherata da galanteria, “dai decidi tu cosa fare..”. Forse se prendessero in considerazione, vagliandola con tutto il buon cuore che hanno, l’entità del disagio che possono causare, imparerebbero a tirare fuori il briciolo d’ intraprendenza che è in loro e a fare i corteggiatori a 360°.