Di Andrea Ancarani

A meno di due mesi dal referendum che il 4 dicembre sancirà l’entrata in vigore o meno della riforma della Costituzione il clima politico non è caldo, è bollente. Scontri, opposizioni, divisioni, scissioni, sono solo alcune delle parole della battaglia per la riforma del più importante testo di uno stato moderno. Le fazioni si dividono tra: il fronte del “basta un Sì” che appoggia la riforma, al cui comando vi è il presidente del Consiglio Matteo Renzi, e la coalizione del “è necessario un No” che vede la compresenza di fazioni eterogenee; dai costituzionalisti con Gustavo Zegrebelsky, al Centro Destra fino a Sinistra Italiana.

A contribuire ad alzare il polverone intorno al referendum è stato senza dubbio il Presidente Renzi che, tentando di risvegliare una sperata fedeltà e fiducia degli elettori, ha dapprima legato il proprio futuro politico all’esito del referendum, salvo poi, intuito il sentimento generale di sfiducia, cambiare idea mettendo così a rischio la fiducia di quelli che erano rimasti.

Purtroppo nella foga dello scontro ciò che esce sconfitto è la necessità di comprendere nel profondo in cosa consista la Riforma e quali sono i cambiamenti che apporta rispetto al passato. In effetti, le statistiche dicono che il 46% dei votanti è ancora indeciso e, la maggior parte degli indecisi non sa di cosa parli la Riforma (sfido a condurre una ricerca approfondita tra i “decisi” e capire quanti effettivamente hanno colto la portata della Riforma) (dati: Emg).
La colpa della disinformazione è la disinformazione stessa portata avanti nella campagna per il Referendum da ambo le parti. Quante volte abbiamo sentito, e sentiremo, slogan come: “la Riforma taglia i costi della politica e elimina i faccendieri” o “la Riforma è portata avanti da una classe di politici collusi con le mafie e il malaffare” o ancora, “In Francia e Germania il sistema funziona, siamo noi ad essere indietro”.

Purtroppo lo spazio di un articolo è troppo ridotto per affrontare nel merito ogni punto della Riforma, ad ogni modo sta a ciascuno di noi informarsi perché la democrazia “più che da regole è fatta dagli uomini, e sono le persone a tenerla viva”. I cittadini agli slogan rispondono sbuffando!

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