a cura di Giacomo Rota

Irriverente, acuto, imprevedibile, cinico e geniale. Chi sia Slavoj Žižek è senz’altro difficile da dire. Nato a Lubiana nel 1949, filosofo e psicoanalista di formazione, Žižek è diventato una delle personalità più conosciute della scena culturale post-moderna, noto per alcune sue posizioni teoriche radicali e per uno stile pirotecnico, esplosivo, dove l’intellettuale perde il vecchiume accademico e diventa insieme giullare e fustigatore della cultura popolare.

Nelle opere di Žižek la critica al capitalismo, condotta su molteplici livelli, si apre a moltissime possibilità di analisi: dal denaro al sesso, dalle perversioni a internet, dal cinema alla letteratura. Nella mole dei riferimenti, tra citazioni, aneddoti e fatti di cronaca, sono Hegel e Lacan a costituire i pilastri principali delle sue teorie.

Proprio il lessico psicoanalitico fa da padrone in molte pagine zizekiane, che risultano pertanto poco accessibili a un lettore sfornito: Žižek – per così dire – “non fa sconti” e travolge subito chi legge in un fiume in piena, dove non è inverosimile trovare affiancati i nomi di Bush e di Lenin, o di Berlusconi ed Hegel.

Slavoj Zizek a Liverpool, nel 2008
Slavoj Zizek a Liverpool, nel 2008

Uno dei campi in cui più si rivela questa originalità di stile è il cinema, “grande amore” del  Žižek lacaniano; un esempio tra i molti lo si può trovare nel passo di un saggio intitolato “In difesa delle cause perse” (Ponte delle Grazie 2009, p.78), dove l’autore analizza la figura psicoanalitica del “Padre” all’interno di alcuni esempi cinematografici hollywoodiani:

«…Schindeler’s List, nel suo livello più elementare, è un remake di Jurassic Park (e, oltretutto peggiore dell’originale), con i nazisti come mostruosi dinosauri, Schindler (all’inizio del film) come figura paterna cinica, profittatrice e opportunistica e il ghetto ebraico come bambini minacciati (la loro infantilizzazione nel film è lampante). La storia raccontata dal film riguarda la graduale riscoperta da parte di Schindler del suo dovere paterno nei confronti degli ebrei e la sua trasformazione in un padre attento e responsabile».

Il passo continua con un ulteriore accostamento del tutto originale:

«E La guerra dei mondi non è forse l’ultima stazione di questa saga? […] Si può facilmente immaginare il film senza alieni assetati di sangue, così che quello che rimane è in un certo senso “ciò di cui si tratta realmente”, la storia di un padre lavoratore divorziato che lotta per riguadagnare il rispetto dei suoi due figli».

Per un primo approccio al “fenomeno-Žižek” è possibile seguire su youtube i suoi molti interventi (alcuni anche in italiano, con alcune comparsate sulle reti nazionali, dalla RAI a LA7 – link). Per avere invece un’idea dell’irriverenza dell’autore e del suo stile del tutto originale, si può dare un’occhiata anche al libro “107 storielle di Žižek” (Ponte delle Grazie, 2014), dove l’autore analizza in chiave filosofica alcune barzellette, tra battute sporche, storielle sugli ebrei e doppi sensi, il tutto in “salsa hegeliana”.

Il 17 settembre 2016 è stato ospite del festivale “Pordenone legge“, con una lectio magistralis dal titolo “More Alienation, please!” (link).

Crediti:

  • Immagine di copertina: Slavoj Žižek fotografato da Matt Carr / Getty Images (link)
  • Immagine interna: Wikipedia (link)