“La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. La Chiesa che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Quelli che non sono in questa strada di bene, come i mafiosi, questi non sono in comunione con Dio, sono scomunicati“. 

Una condanna esplicita, quella fatta nel marzo scorso da papa Francesco nei confronti delle organizzazioni criminali, che dovrebbe spingere chi ne fa parte e si dice di fede cattolica a rendersi conto delle contraddizioni fra credo religioso e azioni commesse.

Religione e criminalità organizzata restano però intrecciate in maniera paradossale: appena quindici giorni dopo queste affermazioni ha fatto scalpore la deviazione di una processione fatta passare, e fermare, sotto le casa di un boss della ‘ndrangheta, Giuseppe Manzagatti, agli arresti domiciliari. È parso quasi che la statua della Madonna fosse stata fatta “inchinare” in onore dell’uomo, ottantaduenne colpevole di omicidio oltre che di associazione a delinquere. Un omaggio non meritato e condannato dai media, dal vescovo e da altre autorità ecclesiastiche locali, ma probabilmente apprezzato dal diretto interessato.

Gli stessi riti di iniziazione della ‘ndrangheta hanno nomi e formule che rimandano al Cristianesimo, come il battesimo.

I nuovi membri, infatti sono spinti a volte a giurare su “Nostro Signore Gesù Cristo”, e ad invocare santi come l’arcangelo Gabriele e Sant’Elisabetta.

Anche il luogo di riunione, il Locale, assume una certa sacralità.

A nome dei nostri vecchi antenati, i tre cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso, (i tre fondatori nei miti di fondazione di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra, ndr) battezzo questo locale se prima lo riconoscevo per un locale che bazzicavano sbirri e infami, da ora in poi lo riconosco per un luogo sacro santo e inviolabile dove può fermare e sformare questo onorato corpo di società.” recita una formula trovata su un taccuino durante una operazione della Divisione Distrettuale Antimafia a Catanzaro.

Questi riti danno alle nuove leve di queste organizzazioni anche una serie di privilegi che, all’infiltrarsi delle mafie in questioni sempre meno locali e lampanti, divengono sempre più difficili da far venire alla luce. Essere parte di un gruppo potente, per conoscenze o anche solo per credenze comuni con chi ne ha l’autorità, può far raggiungere posizioni di potere con meccanismi non prettamente meritocratici, anche in ambiti non esplicitamente criminosi. Senza bisogno di battesimo mafioso magari, ma anche con il solo battesimo cristiano. Così, in passato, il legame con la Santa Sede non ha certo impedito che ci fossero movimenti di denaro di dubbia proveniente persino all’interno della banca dello stato Vaticano, l‘Istituto per le Opere di Religione: passaggio di tangenti da 108 miliardi di lire al tempo dell’inchiesta Mani Pulite (1993) e, in tempi più recenti, violazioni da 23 milioni di euro della norma antireciclaggio, emerse nel 2010.