di Federico Lucrezi

 Come non ricordare il mitico giardiniere Willie, nei Simpson, con il suo celebre monologo:

Fratelli e sorelle sono nemici per natura! Come gli inglesi e gli scozzesi! Come i gallesi e gli scozzesi! Come i giapponesi e gli scozzesi! Come gli scozzesi e altri scozzesi!

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E noi oggi potremmo aggiungere:  Come gli artisti e gli smartphone!

Ci sono storie d’amore destinate a non nascere mai. Quella tra i musicisti di tutto il mondo e gli smartphone, soprattutto quando tenuti in mano per tutta la durata di un concerto dallo spettatore distratto e disinteressato di turno, è una di queste.

Non di rado qualcuno si è apertamente scagliato contro il proprio pubblico chiedendo di smettere di riprendere la performance. Ironia della sorte lo sfogo dell’artista è stato a sua volta ripreso e puntualmente postato online.

Ed ecco che possiamo dunque gustarci lo sfogo stizzito di Adele, lo scorso maggio a Verona:

Voglio chiedere a quella ragazza di smetterla di filmarmi con quella videocamera, perché io sono qui davvero. Puoi goderti il concerto nella vita reale invece che attraverso la tua videocamera. Questo non è un DVD, è un concerto vero. Mi piacerebbe che te lo godessi, perché c’è tanta gente fuori che non è riuscita a entrare.

 O quello un po’ meno diplomatico di David Draiman, frontman dei Disturbed, a Dallas:

Ehi, lì sulla balconata, Sì, proprio tu. Ciao, come stai? Cosa succede nel mondo di così importante da dover mandare messaggi per tutto il fottuto show? Tutto lo show! Sei proprio qui davanti, ti vedo chiaramente. Hai tenuto la testa sul tuo fottuto telefono per tutto il concerto. Se non vuoi vedere, non farlo, ma non stare qui davanti nella prima fila della balconata dove tutti possono vederti mandare messaggi per tutto il fottuto show. Benvenuti nell’era di internet, signore e signori.

Ed effettivamente si potrebbe discutere sull’opportunità di assistere a buona parte di un concerto, il cui biglietto non sempre costa poco, dallo schermo di un telefono per registrare video di pessima qualità che non saranno mai più riguardati.

Qualcuno, però, la cosa l’ha presa sul serio. È il caso di Graham Dugoni, che da un paio di anni ha brevettato Yondr: una speciale custodia per smartphone che promette agli artisti, e non solo, delle vere e proprie phone-free zone. Lo smartphone viene sigillato nell’apposita custodia in modo da poter rimanere nella tasca o nella borsa del proprietario per tutta la durata del concerto o dell’evento senza però poter essere utilizzato. All’uscita il personale provvederà a sbloccare il dispositivo di chiusura.

L’idea parrebbe anche buona, rimane da capire come potrebbe essere implementata in caso di eventi di grosse dimensioni. Risulta complicato pensare a un concerto a San Siro, o anche solo all’Arena di Verona, in cui si impacchettino telefoni e tablet a tutte le decine di migliaia di spettatori.

Più interessante invece la notizia recente della licenza concessa da Apple ad una tecnologia che qualcuno ipotizza potrà dare un grande contributo proprio in questa direzione. Si tratta di particolari fotocamere che non si limitano a catturare la luce visibile, ma sono in grado di ricevere dati da segnali infrarossi. Se montate su dispositivi mobili basterebbe installare sul palco un trasmettitore in grado di generare segnali con comandi che rilevati dallo smartphone ne disabiliterebbero momentaneamente le funzioni di cattura audio/video.

Immagine di www.9to5mac.com/

Tutto ciò ovviamente rimane per ora su un piano puramente teorico, quello che è certo è che la lotta agli smartphone durante i concerti non sembra destinata a finire!


Images: copertina Foto1 Foto2

Fonti: 9to5mac.com