Anoressia, bulimia, ma anche disturbi dell’alimentazione incontrollata o disturbi alimentari non specificati, tutte le varie forme ancora non del tutto definite come ortoressia o vigoressia. Alcuni, anche superficialmente, conosciuti da tutti, altri, spesso nemmeno mai sentiti nominare. Sono i disturbi del comportamento alimentare e sono tra le malattie più diffuse.

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La scarsa e superficiale informazione che c’è su questi temi ha fatto sì che non vengano quasi mai notati e considerati, quindi capiti, eccetto nei casi in cui siano resi ovvi dai deleteri risvolti che possono avere sul corpo, oggetto di altrettanto superficiali critiche.

A soffrirne sono davvero un gran numero di persone! Per dare un dato eloquente sulla situazione basta riportare il fatto che ne è affetta circa una persona su 10, in prevalenza donne. Questo significa, banalmente, che se ci troviamo in un ristorante con una cinquantina di persone sedute ai tavoli, molto probabilmente, mentre la maggioranza si sta godendo una cena in compagnia, qualcuna di loro sta vivendo un momento di agonia, la sua piccola grande battaglia quotidiana con il piatto che ha davanti.

La mancata sensibilità verso questi che vengono chiamati disturbi ma che sono vere e proprie malattie, dannosissime fisicamente e psicologicamente pesantissime, ha permesso che si affermassero una serie di pregiudizi e luoghi comuni a riguardo. Le critiche e i giudizi affrettati, conditi con disinteresse, hanno fatto sì che solo pochi sfortunati, per esperienza personale o di persone vicine, sappiano davvero di cosa si tratti.

L’anoressia nervosa, il più diffuso, è un disturbo selettivo restrittivo. Il malato di anoressia ha la tendenza a considerare il cibo come un nemico, evitarlo, selezionarlo, tendenzialmente bandendo completamente alimenti ricchi di calorie e grassi. Una rutine a base di piatti poco nutrienti e conditi di ossessione per l’iperattività fisica, praticata in modo compulsivo.

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La bulimia, invece, porta ad alternare a digiuni e restrizioni, l’assunzione di grandi quantità di cibo, che viene poi espulso con il vomito autoindotto o l’uso sconsiderato di lassativi.

Il disturbo dell’alimentazione incontrollata (o binge eating) è la compulsione irrefrenabile ad abbuffarsi con enormi quantità di cibo, fino a stare male.

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Ad accomunare queste patologie è il fatto che, in genere, sono visibili. A lungo andare portano ad un accentuato, o appena accennato a seconda dei casi, sovrappeso o sottopeso. Tuttavia l’aspetto esteriore è solo la punta dell’ iceberg di una serie di complicazioni enormi. Come la denutrizione porta inevitabilmente alla perdita di forze, deterioramento dei tessuti quali pelle capelli, unghie e delle ossa, disturbi del sonno, bradicardia, versamenti cardiaci, perdita del ciclo mestruale, freddo perenne, nonché tutti i dolori articolari che poggiare sulle ossa comporta, così il costante vomitare causa, oltre complicazioni del sottopeso, la corrosione per l’acidità degli organi e dei denti. Allo stesso modo, un’alimentazione fuori controllo, conduce ad altri risvolti come diabete, pressione alta, difficoltà motorie e respiratorie.

Altri disturbi più “nuovi” e quindi meno conosciuti ancora, riescono spesso a rimanere mascherati e non riconosciuti come tali, vengono socialmente accettati ed identificati come tendenze o scelte di vita, invece che come malattie. Parliamo per esempio della vigoressia che, mossa dall’ossessione per l’ideale del corpo da adone greco, induce all’ossessione per la palestra e per un’alimentazione maniacalmente misurata e bilanciata finalizzata alla “costruzione” del corpo. L’ortoressia, che consiste nell’ossessione per il cibo sano; un sano ovviamente che nella mente del malato comprende una serie di cibi selezionatissima, che lo porta ad eliminare quasi tutti gli alimenti normali, salvandone pochissimi e ripiegando su scelte come farine particolari e fonti proteiche poco convenzionali come tofu, seitan, ecc.

Come si può fare una differenza tra certe patologie e altre in termini di “attaccabilità del corpo”, è anche possibile trovare a tutte un denominatore comune: il disagio psicologico e l’impossibilità di condurre una vita normale. Che sia per il terrore delle calorie di troppo o di non nutrire adeguatamente la propria massa muscolare, per il panico causato da farine comuni o l’ansia di non sapersi limitare a mangiare quello che ci si è messi nel piatto, i malati di DCA sono quelli che, nel fantomatico ristorante nominato all’inizio, stanno vivendo il panico. Questo sono i disturbi alimentari, prima di sbalzi di peso, prima che corpi diversi, prima dei clichè, sono malattie, disagio e sofferenza.