Colombo

Columbus day, una commemorazione controversa

Fare i conti con il proprio passato non è mai semplice, soprattutto se molte ferite sono ancora aperte. Lo sa bene la Spagna che ancora dopo 500 anni, il 12 di ottobre, nel giorno della celebrazione della festa nazionale si trova faccia a faccia con il proprio passato oscuro su cui non è mai riuscita a far luce. Molti americani, soprattutto in America Latina, sono scesi in piazza martedì 12 ottobre in occasione della Giornata del patrimonio ispanico rivendicare i diritti degli indigeni e mostrare la loro insoddisfazione per la “violazione” che hanno subito durante la scoperta nel 1492.

Il 12 ottobre, infatti, ricorre l’anniversario della scoperta dei due mondi da parte del navigatore Cristoforo Colombo, di cui la Spagna rivendica ancora i natali, e l’inizio della colonizzazione europea delle Americhe (in un articolo di qualche tempo fa abbiamo parlato delle impressioni che le popolazioni locali ebbero alla vista degli europei). La festa, che celebra l’identità spagnola, prende la forma di una parata in cui membri delle forze armate, della polizia nazionale e del soccorso marittimo, con veicoli terrestri e aerei, si uniscono sotto il segno di un grande omaggio a coloro che hanno dato la loro vita per il paese.

Parata Giorno di ColomboLa scoperta dell’America fu sicuramente un evento centrale e senza pari nella storia della Spagna. La proiezione linguistica e culturale che ne derivò avvenne in un momento in cui lo stesso Stato stava subendo un processo difficoltoso di costituzione e in cui le differenti realtà peninsulari si stavano integrando in unico regno. Ma la festa nazionale spagnola, conosciuta anche come giornata della hispanidad, oltre a essere un giorno dedicato alla commemorazione della scoperta dell’America da parte della Spagna, è un evento carico da decenni di polemiche e controversie, e la sua stessa denominazione ufficiale è stata al centro di dibattiti fin dall’inizio.

La celebrazione del 12 ottobre venne proposta per la prima volta nel 1913 come “Festa della Razza” da Faustino Rodriguez San Pedro e cinque anni dopo questa denominazione si radicò in Spagna come ufficiale. Dopo appena sei mesi dalla fine della guerra civile Il 12 Ottobre del 1939, il Generalissimo Francisco Franco presidiò una celebrazione ufficiale a Saragozza con l’intento di introdurre il concetto di hispanidad come fulcro della nuova politica interna ed estera adottata dallo Stato:

Il significato profondo di questa celebrazione è la compenetrazione dell’omaggio alla Razza con l’assoluta devozione alla Vergine del Pilar: è quindi la celebrazione di un’unione sempre più stretta tra Spagna e America, orgogliosa delle sue origini e delle sue importanti tradizioni ispaniche.

Cosa c’è al centro della polemica?

Nonostante siano passati più di 500 anni dal viaggio di Cristoforo Colombo, questa data e il suo significato costituiscono ancora fonte di rumore politico in Spagna e in America Latina. Per molti, sulla scia delle recenti proteste che hanno preso di mira gran parte della storia occidentale, la questione centrale si riduce a chiedere o meno perdono per gli atti compiuti durante la conquista dell’America, e la data è diventata così il punto di partenza politico e ideologico per il dibattito.

A dimostrazione di questo, il leader del Partito popolare spagnolo, Pablo Casado, ha difeso a spada tratta in due video su Twitter, divenuti presto virali, l’impresa di Cristoforo Colombo. “Il regno di Spagna deve forse scusarsi perché cinque secoli fa ha scoperto il Nuovo Mondo, rispettato chi vi si trovava, creato università, creato prosperità, costruito intere città? Non penso proprio”, taglia corto il leader conservatore spagnolo.

Di tutt’altro avviso è invece presidente venezuelano Nicolás Maduro, il quale si è espresso accusando la Spagna di offendere la memoria dell’America celebrando la sua festa nazionale il 12 ottobre, giorno dell’arrivo di Cristoforo Colombo, data che segnerebbe l’inizio del genocidio dei popoli indigeni. In Venezuela, infatti, dal 2002 questa data è diventata la “Giornata della Resistenza Indigena”. A non sentirsi rappresentata dal festival dell’hispanidad è anche la cittadinanza catalana, che negli ultimi anni ha chiesto con insistenza che il 12 ottobre fosse posto al di fuori del calendario delle festività in Catalogna.

Tradizione di disunione

La festa della scoperta dell’America da parte del navigatore genovese si celebra da 129 anni anche negli Usa. A Philadelphia, però, con la sua statua coperta da un box. Secondo le motivazioni della Corte del Commonwealth di Pennsylvania, mostrare la statua di Colombo potrebbe dare origine a gravi disordini: “Rimuovere la copertura durante il fine settimana di questa celebrazione, potrebbe porre un serio pericolo alla sicurezza pubblica”. E quello di Philadelphia non è un caso isolato.

Solo quest’anno 25 Stati degli Usa hanno rimosso la celebrazione del Columbus Day, sostituendola nella maggior parte dei casi con l’Indigenous Peoples Day, quest’anno celebrato l’11 ottobre. Nell’anno delle contestazioni di Black Lives Matter, la sostituzione ha il carattere di un omaggio a chi, la colonizzazione europea, la subì. Già nel 2020, d’altronde, i manifestanti in Massachusetts, Minnesota e Virginia presero di mira le statue di Cristoforo Colombo danneggiandone e abbattendone tre in pochi giorni.

Ma di fronte a decisioni di questa portata e all’abbattimento di diverse statue, molti hanno gridato alla cancel culture e al buonismo di stampo progressista. E cosa spiega allora questa diversa valutazione? I latinoamericani si chiedono se Cristoforo Colombo debba essere considerato come un eroe o messo sul banco degli imputati. Ancora oggi, ad esempio, decine di latinoamericani continuano a soffrire della divisione razziale causata dalla conquista iberica.

L’ostracismo contro l’eredità di Colombo in America Latina sta crescendo oggi a un ritmo costante. Boicottare ed evitare la sua eredità nel dominio culturale e politico sta rapidamente guadagnando l’approvazione del mainstream e, nella regione, molte persone indigene lo hanno “cancellato” del tutto al fine di denunciare le ripercussioni del progetto coloniale europeo che tuttora sussistono. Sebbene simbolico, a loro avviso, il Columbus Day celebrato il 12 ottobre in tutte le Americhe è un affronto contro la dignità umana e la civiltà.

Colombo, sulle tracce della storia

Ma al di là della condanna e della scomunica di Cristoforo Colombo che guidano questa potenziale cultura dell’annullamento, c’è anche chi si chiede se il continente può davvero superare la sua eredità o se Colombo è da considerarsi semplicemente un capro espiatorio per usare la storia come scheda politica. Il New York Times in un’analisi della controversia colonialista, osserva che questa lotta può avere “meno a che fare con la storia che con l’illustrazione dell’attuale momento politico in Spagna”. La divisione nel panorama politico spagnolo è d’altronde evidente e il 12 ottobre quest’anno è arrivato in un momento particolarmente caldo, in cui le due grandi formazioni spagnole, PSOE e PP, non riescono a trovare punti in comune in nessuna delle principali questioni del momento.

Se la Spagna debba scusarsi con il Messico, secondo Josep Maria Fradera, storico del colonialismo spagnolo all’Università Pompeu Fabra di Barcellona, ​​​​è irrilevante, in quanto nessuno dei due Paesi esisteva come stato nazionale durante il XVI secolo. Fradera ha infatti suggerito ai politici spagnoli di dedicare del tempo a cercare di capire meglio la storia, piuttosto che usarla come bandiera politica.

La civiltà, d’altro canto, consiste anche nel rispetto e nel riconoscimento delle testimonianze del passato, spesso al di là del bene e del male, e il genocidio indigeno rimane una questione ancora in sospeso quando si studia l’eredità di questa Storia.

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