Lo scorso 27 Ottobre a Buccinasco, nell’Oratorio di Sant’Adele, si è tenuto un incontro voluto dal Circolo La Pira. Il relatore di tale incontro è stato Lorenzo Bini Smaghi, economista milanese attualmente presidente della Banca francese di Affari Société Générale sul tema “la posizione italiana nel contesto europeo, della crisi e della ripresa mondiale”.

Bini Smaghi ha per prima cosa riportato all’attenzione di tutti un quesito: Come l’Italia, un paese fortemente europeista soprattutto nel periodo di nascita dell’Unione Europea, possa essere diventato un paese “euroscettico”?
La risposta secondo lui è semplice. Più in generale tutti gli Stati dell’Unione sono diventati euroscettici, ma alla base di questo vi è lo scetticismo generale che la gente ha nei confronti delle istituzioni in quanto tali. In un momento di crisi economica è normale che la crisi sia anche di tipo politico, perché le crisi non sono altro che un banco di prova per le doti di una istituzione nel rispondere prontamente ai cambiamenti.

Come si può tornare ad avere fiducia nelle istituzioni? Le soluzioni secondo Bini Smaghi sono due; o si decide di riformare le istituzioni nazionali, oppure bisogna decentralizzare la sovranità degli Stati ad un’istituzione sovranazionale, per esempio l’UE. Non è semplice scegliere quale tipo di soluzione prendere in considerazione e cercare di adottare. Di sicuro, se prese in considerazione, entrambe sono compatibili alla coesistenza, ciò significa che, come è successo nel 2012 con la creazione dell’Unione Bancaria, si può decidere di decentrare la sovranità di un determinato argomento specifico, quello bancario, nella mani di una istituzione altamente qualificata in quel ramo, e che possa armonizzare le decisioni e i comportamenti del mercato.

Questo non è altro che un Processo Democratico e come ricordava Bini Smaghi, l’Europa è cresciuta mattone dopo mattone, grazie ai processi democratici post crisi che si sono succeduti nel tempo. Bini Smaghi però precisava anche che le istituzioni fondate da questi processi non sempre, anzi nella maggior parte dei casi, non sono stati molto efficienti. Basti pensare all’esempio della crisi attuale, che è una crisi in primo luogo di fiducia; durante una crisi è importante la fiducia che i soggetti ripongono nei confronti di chi si relaziona con loro, ma un’istituzione nuova, che cerca di ristabilire una situazione di stabilità, che per raggiungere i suoi obiettivi molte volte prende decisioni poco democratiche, di sicuro non hao la fiducia necessaria per poter essere efficiente.

L’analogia con la situazione degli Stati Uniti all’inizio del ‘900 ricordata da Bini Smaghi, effettivamente è molto forte. All’epoca non esisteva ancora la FED (fondata nel 1913) e ognuno dei 50 Stati aveva la sua legislazione in termini bancari e questa situazione di disallineamento legislativo ha dato origine a numerose crisi. Ogni crisi gettava le fondamenta per quella che sarebbe stata la FED, creatasi quindi con un processo democratico.
Effettivamente è quello che è successo in Europa: ogni Stato aveva la sua Banca Centrale e in un contesto di estrema concorrenza, ognuno mentiva agli all’altro dando informazioni errate sulla solidità del proprio sistema bancario, fino a quando nel 2008 non è scoppiata la crisi e sono venute a galla tutte le verità, facendo così crollare la fiducia tra gli Stati.

La domanda di Bini Smaghi a questo punto è stata, se l’Italia e gli altri Stati sono pronti a delegare la sovranità al punto tale, per esempio, da non gestire più la manovra finanziaria internamente e quindi farsi trasmettere quella comune dall’UE? E la risposta a questa domanda era assolutamente negativa. Per chiudere il suo intervento, l’economista ha raccontato un retroscena che chiarisce subito l’idea: il 26 Ottobre 2015 è stata presentata la Manovra di bilancio italiana e l’Ue è intervenuta nel segnalare al governo che magari la tassa da utilizzare era diversa da quella stabilita. La risposta pronta del governo è stato che la politica interna viene decisa all’interno e l’UE non deve intervenire.

Le domande dopo l’intervento del relatore sono state molte e alcune molto interessanti.

Sa dirci quali sono secondo lei le riforme indispensabili in questo momento?
“Non esistono riforme magiche che risolvano tutta la situazione, per questo motivo gli Stati e soprattutto l’Italia devono avere coraggio nel riformarsi e non accontentarsi di fare delle scelte popolari, come per esempio quella dell’abolizione della Tasi nell’ultima manovra. In Italia uno dei più importanti problemi macroeconomici è la disoccupazione, il mondo del lavoro è un luogo dove è difficilissimo entrare. Questo perché la tassazione sul lavoro è elevatissima, in relazione a quella sugli immobili, per tornare all’esempio della Tasi, è molto maggiore. Prendendo ad esempio la Germania, una delle riforme strutturali più importante è stata quella del mondo del lavoro. Magari inizierei proprio su questa linea.”

Perché le banche ora sono molto restie a concedere prestiti pur ricevendo moneta dalla BCE a un tasso d’interesse negativo?
“Il problema attuale delle banche è che è stata creata una istituzione che cerca di tutelare maggiormente i risparmiatori. Non dimentichiamoci che le banche prestano il denaro dei depositanti e quindi il principale rischio di credito non è quello di non vedersi restituito denaro proprio, ma denaro dei clienti. L’altra motivazione è che le banche in questo momento hanno una situazione di sottocapitalizzazione e per ovviare a questa situazione le soluzioni sono o l’aumento del capitale o la diminuzione delle attività e quindi della concessione di credito. D’altra parte il problema fondamentale rimane l’incertezza e la mancanza di fiducia che è ancora ben radicata nel mercato. Nel mercato ora non è che non ci sia risparmio da investire, ma il problema è che ce n’è troppo in funzione degli investimenti e nessuno si fida ad investire perché le aspettative future sull’investimento e i tassi di interesse, che sono gli elementi di cui è funzione l’investimento, sono bassissimi.”